Disastro in Bulàgna

Buongiorno. Era da un po che non scrivevo boiate qua sopra, ma per vostra sfortuna mi è venuta voglia. Voglia di fare un paio di riflessioni. Non mi piace scrivere su Facebook; verrei frainteso e accenderei svariate micce che finirebbero in esplosioni di nulla cosmico.

In questi periodi di guerre dimenticate, città rase al suolo, migranti, sfollati, scosse telluriche, referendum e altro, sono ben felice di constatare quanto i giovani, quelli della mia generazione e non, si stiano dando da fare per alzare la voce e cambiare le cose.
Ma quali cose esattamente? Attirare l’attenzione sullo scontro tra due potenze mondiali, sfociato nella devastazione totale di una delle città antiche più belle del mondo con relativi centinaia di migliaia di morti? No, non scherziamo. Ormai pure i giornali gli dedicano qualche trafiletto tra un necrologio e un articolo su come passa le vacanze Paolo Brosio.
Allora forse è il caso di scendere in piazza e manifestare contro la corruzione dilagante a tutti i livelli? Ma va là! Giusto. Ci vuole qualcosa di più sentito. Qualcosa che scuota le fondamenta stesse della società contemporanea.

Trovato: il caro mensa all’università.

Sorbole. Sono tutto emozionato solo a scriverlo. Ma prima di sciorinare i miei pensieri vorrei fare un preambolo, un breve riassunto per chi non conosce la questione:
da qualche anno, nella zona del centro storico di Bologna, che ahimè coincide con la zona universitaria, è in atto una guerriglia urbana che vede contrapposti i residenti, le varie giunte comunali susseguitesi negli anni e i collettivi studenteschi, fattoni, tossici, spacciatori e vari hippie moderni. Ah, ci sono anche quelli che vorrebbero passare semplicemente una bella serata in Centro, ma non contano una cippa.

Prevalentemente la zona interessata rimane tra Via Zamboni e Via Petroni. Per dirla in poche parole: vetri rotti; cloache a cielo aperto; gente che piscia negli androni dei palazzi; ubriachi che collassano e vomitano nell’ingresso del Teatro Comunale; festini e rave party abusivi; veri e propri concerti con tamburi e chitarre all night long; residenti incazzati come delle pantere; forze dell’ordine e amministrazione comunale che si fanno mettere i piedi in testa e non riescono a risolvere la questione che, come ho già detto, va avanti da anni.
A tutto questo si aggiungano provvedimenti discutibili nei confronti della vendita di alcool che sono serviti solo a penalizzare i gestori dei locali e a far sbucare come funghi venditori abusivi, inseguiti dalla Polizia Municipale che si bulla quando riesce a “multarne” un paio. Come se servisse. Ecco. Questa è, grosso modo, la situazione attuale.

Ma torniamo al punto focale.

Da giorni, uno dei collettivi studenteschi di maggior rilievo (il C.U.A.B. = Collettivo Universitario Autonomo Bologna) ha inscenato una protesta contro il “caro prezzi” nelle mense universitarie. Un pasto completo costa attualmente (circa) 5,00€. I ragazzi hanno preso di petto questa enorme ingiustizia e hanno iniziato a presidiare gli ingressi della mensa con cortei e manifestazioni coreografate con pentole, lancio di uova e quant’altro perché “il pranzo dovrebbe costare non più di 3,00€”. A nulla sono serviti gli incontri e le mediazioni con i rappresentanti delle due fazioni (che per par condicio è giusto fare notare che chi gestisce le mense ha “abbassato” il prezzo di 0,50€…un po’ una presa per il culo)  e per aggiungere quel non so che di grottesco, il Comune ha messo in campo la Digos in antisommossa. Sono giorni che volano manganellate, fumogeni e insulti da entrambe le parti. Non credo ci sia bisogno di aggiungere quanto tutto questo porti ad esagerazioni da entrambe le parti. Esagerazioni che sfociano in arresti, feriti e traffico paralizzato in tutta la città (perché i collettivi si spostano sulle arterie principali e le bloccano per protesta).
Tutto per 2 fottutissimi euro.

Alcuni si difendono asserendo che “è il principio che conta”. Vero. Perché in questi tempi dove quello che circola sulla rete è legge e le istituzioni si fanno schiacciare da finti manifestanti e punkabbestia della Domenica, non si riesce più a distinguere la realtà dalla finzione. Quindi buttiamoci sui principi insomma.
Personalmente non condivido la violenza in nessuna forma. Penso solo a questi ragazzotti smidollati, che preferiscono farsi pestare dai celerini per difendere un diritto che credono sia loro dovuto. Se il diritto in questione riguardasse il lavoro, la politica, o quant’altro non avrei niente da dire, anzi. Penso anche ai residenti o a quelli che lavorano in centro o che semplicemente vorrebbero seguire un corso all’Università senza incappare in queste manifestazioni. Ai loro diritti non si pensa mai. Perché la mensa costa troppo e bisogna lottare.
Sulla pagina di Facebook, il C.U.A.B., scrive sotto il video della carica della Polizia che “Bologna appartiene a loro” e che continueranno a lottare per ottenere la libertà dei loro “martiri” arrestati ieri.
Continuate pure. Tanto di cosa ci dobbiamo stupire ancora? Tra la gente che gioisce per il terremoto mandato da Dio per punirci sulle unioni civili e quelli che credono che la Terra sia piatta, mi viene difficile pensare che al peggio non ci sia mai fine.

A voi finti eroi dei pasti scontati voglio dire: la vostra protesta mi ricorda tanto il leggendario sciopero studentesco dell’Istituto Superiore Aldini Valeriani di Bologna per la “poca crema nei bomboloni”. Chi veramente ha vissuto Bologna se lo ricorderà.

Un saluto,
Tullio

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Terreno Fertile

Finalmente. Si è riusciti scatenare l’ennesimo putiferio. Per nulla, aggiungerei. Dal titolo si è già capito a cosa mi riferisco: il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, ha lanciato una campagna per la sensibilizzazione sulla fertilità che è stata, ovviamente, strumentalizzata e non capita. A giudicare dal linciaggio mediatico che sia la campagna che il ministro hanno subito, l’impressione che ho avuto è che si sia riversata lì tutta la frustrazione per la fine delle ferie estive.

Riassumendo molto brevemente: la campagna proposta dal Ministero della Sanità nasce con l’intenzione di sensibilizzare le persone (per lo più i giovani e le giovani donne) sulla possibilità di avere figli che, come (spero) tutti sappiamo, non è eterna.
L’accoglienza, come detto in precedenza, è stata a dir poco feroce e la stragrande maggioranza delle persone ci ha visto un obbligo imposto da chissà quale dittatura (c’è chi ha paragonato la cosa al ventennio fascista) e volti noti e meno noti ne hanno approfittato, cavalcando l’onda per ottenere facili consensi. La campagna è stata ritirata e riproposta in maniera ancora più discutibile, finendo per essere ritirata del tutto e con il “licenziamento” del responsabile che ha inventato il tutto.

Qui finisce la lezione di storia. Ora inizia quella della realtà dei fatti. Se avete voglia di leggere e ragionarci con calma, ci terrei a dare una lettura del tutto personale alla faccenda dividendo la questione in vari punti. Spero di farmi capire:

  • Innanzitutto ho notato che si è accusato il Ministero di ledere alla libertà personale quasi come volessero “obbligarci ad avere dei figli”. Calma. Nessuno è venuto a buttarvi giù la porta di casa obbligandovi a concepire.
    Da quel che so, pare non abbiano interrotto la produzione di anti concezionali né qualcuno si è preso la briga di bucare tutti i preservativi in commercio.
  • Qualcuno ha detto che la campagna del Ministero paragona le donne che non vogliono figli ai malati di cancro. Quel qualcuno è stata la testata giornalistica Il Fatto Quotidiano, supponendo la presenza di messaggi subliminali nascosti ad hoc tra le righe dei volantini pubblicati dal Ministro. Fatevi un giro sul loro sito e nel riquadro della ricerca scrivete Fertility Day. Al di là del giornale, farne una questione puramente di parte è da pagliacci mediatici. Chiunque sia a farla.
  • Il leitmotiv delle contestazioni è stato che “non possono dirci di fare figli perché lo stato non ce li mantiene”. Questa è una mia personalissima parafrasi di quello che ho potuto leggere e vado a spiegarmi: parto dal presupposto che se hai 20 anni NON devi fare figli perché è giusto così. Certo, se li vuoi puoi farli eh. Scherzi a parte: è giusto ragionare in termini di costi e spese economiche quando si decide di avere o meno dei figli? Secondo me no. Per lo meno, se passi trent’anni a chiederti se dovresti procreare o meno tenendo d’occhio il costo degli asili, della vita o l’andamento del Dow Jones , faresti bene a non farli, i figli. Lo dico dal profondo del cuore.
    Asili, pannolini, cibo e mantenimenti vari so’ soldi, avete ragione. Ma voglio esprimere il concetto: se NON avete figli, dovete lasciare che sia CHI CE LI HA a preoccuparsi di questo. Se vi sentite in DOVERE di farli ma non volete “perché lo Stato non vi aiuta” allora forse dovreste ragionarci meglio, magari col vostro partner. Non con degli sconosciuti su Facebook. Parallelamente ci tengo a ricordare che se lo Stato dovesse mettere a disposizione migliaia di nuove strutture come asili gratuiti, alla fine non mi stupirei di un repentino innalzamento della pressione fiscale. Tasse che andrebbero a pagare anche chi figli non ne ha ma ha comunque trovato il tempo per lamentarsi ed insultare l’iniziativa.
    Il premio lo vince la frase: vorrei ma non posso permettermeli. Il fatto di permetterselo o meno è relativo e vi faccio un esempio: se hai 4 cellulari, 3 tablet, cambi macchina ogni due anni e non puoi (o giustamente non vuoi) rinunciare a fare la vita di tutti i giorni tra serate con amici, cene al ristorante e vacanze, è ovvio che non puoi permettertelo.
    Free Life Lesson: i soldi vanno e vengono.
  • Francamente penso che quello che più abbia “indignato” sia il fatto che ci hanno ricordato che se vorremo prenderci quel tipo di responsabilità, non abbiamo tutto il tempo del mondo. Rifletteteci: ho detto SE VORREMO prenderci la responsabilità.

Credo che le contestazioni siano nate dalla caratteristica più nota dell’italiano: quando c’è la partita si diventa tutti allenatori esperti. Moltiplicate questa cosa per 10 alla 1 milione grazie ai Social Network…et voilà!
Per comprendere al meglio quello che scrivo:

  • se la vostra migliore amica (o amico) ha avuto un figlio e siete andati a trovarla a casa passando qualche ora in loro compagnia…avete fatto bene,  ma voi NON SAPETE cosa vuol dire avere un figlio;
  • Vostra zia ha avuto un bambino e voi ci avete passato insieme quel paio d’ore al mese tanto perché “è della famiglia”? Ecco, NON SAPETE cosa vuol dire avere un bambino;
  • il cugino dell’amico del fratello di quello che avete come amico su Facebook ha pubblicato una foto mentre dà la pappa a suo figlio? Ottimo, ma voi NON AVETE IDEA di cosa vuol dire avere un figlio;
  • voi o qualche vostro amico lavorate come maestro/educatore in un asilo o scuola? Buon per voi, ma non tornate a casa coi vostri “alunni” e quindi NON SAPETE cosa vuol dire essere genitori;

Sono consapevole che non cambierà mai questa cosa del sentirsi dei sub esperti facendosi il bidet ma non riuscivo più a trattenermi.

Non vi dico di non lamentarvi e non posso pretendere di inculcarvi in quella zucca un po di buon senso ma cavolo…se usassimo questo fervore per imparare a fare le rotonde o anche solo usare le frecce quando guidiamo, potremmo continuare ad atteggiarci a razza dominante sul pianeta senza sentirci troppo in colpa.

Poi oh…a ognuno il suo.

 

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Music Society – Novità 2016

MusciSociety

Durante questi ultimi mesi, mi sono dedicato a farmi un po di affari miei e, nel frattempo, ho avuto la possibilità di scorpire di alcune band a me sconosciute. Ho avuto un momento di revival tardo adolescenziale e mi sono buttato a pesce su tutto quello che sono riuscito a trovare, per cui…

Monster Truck – Sittin’ Heavy (2016)

Monster Truck

Non so se vi avevo già parlato di questi zuzzurelloni, fatto sta che mi hanno letteralmente ammaliato. Band canadese che propone un rock abbastanza classico, con palpabili influenze che vanno dal blues all’hard rock. Chitarra, batteria, basso e organo e poche moine, qui si suona. Li ho scoperti per caso qualche anno fa, grazie al loro precedente album Furiosity (del 2013) e li ho seguiti fino all’uscita del disco in questione. Per quanto mi riguarda, solo il titolo della prima traccia vale l’acquisto: Why Are You Not Rocking?
Bella, veloce, immediata, ignorante come un brano rock deve essere. L’album poi prosegue bello fluido con tracce come Don’t Tell Me How To Live e She’s A Witch o For The People. Senza troppe sbavature si arriva in fondo ad un album che definirei classico, anche se di quest’anno. Di certo non hanno inventato niente di nuovo, ma hanno realizzato un grande disco con quello che 60 anni di rock’n roll ci hanno insegnato. Bravi.
Per gli amatori: ho acquistato la versione doppio LP rosso, con codice per scaricare l’album in MP3, pre-ordinandola dal sito della loro etichetta, la Mascot-Label Group. Nel retro copertina i titoli delle tracce sono rappresentati da toppe sul gilet di jeans, riprendendo il fronte.

The Answer – Rise 10th Anniversary (2016)

the answer

I The Answer sono una rock band irlandese che ho conosciuto l’anno scorso grazie al loro ultimo album Raise a Little Hell (2015). Quello che vi presento è una riedizione del loro primo disco, Rise, uscito nel 2006. Anche qui, come nel caso precedente, ci troviamo di fronte ad una rock band ancora più classica. Prendiamo un pochino dai Led Zeppelin, qualcosa dai Black Sabbath, qualche pezzettino qua e la per insaporire ed ecco un album senza pretese. Questo è stato il loro primissimo lavoro e si sente. La maturazione, sia artistica che tecnica è arrivata, secondo me, nell’ultimo disco. Questo ha dei bellissimi spunti, tipo la opener track Under The Sky o Never Too Late ed è interessante da ascoltare come una sorta di “macchina del tempo”, confrontandolo con i loro ultimi lavori. Li tengo d’occhio perché mi hanno stregato e non vedo l’ora che a Settembre/Ottobre esca il nuovo album.
Per gli amatori: per la pubblicazione di questa edizione, hanno lanciato una campagna di crowdfunding sul sito pledgemusic.com e proponevano varie opzioni a svariate fasce di prezzo. Io, investendo circa 40€ ho preso una copia in vinile limitata a 1000 copie (io ho la 37/1000, sti cazzi) autografata  Vinile nero da 180gr, la versione Poor Edition, ma per lo meno ho dato il mio contributo.

Hell In The Club – Shadow Of The Monster (2016)

hellintheclub

Ammetto che per quanto riguarda la musica italiana, sono sempre stato molto scettico ed enormemente pignolo nella selezione dei miei ascolti. Sono venuto a conoscenza di questa band 100% made in Italy, tramite amici che conoscono amici che sono cugini degli zii dei fratelli di qualcuno. Una formazione che raggruppa membri di varie band italiane (tra cui gli Elvenking) arrivata alla pubblicazione del quarto lavoro, Shadow Of The Monster. Un bell’esempio di Hard Rock suonato molto bene e registrato ancora meglio, con dei suoni pazzeschi che mi hanno caricato le molle. Tra tutti i brani, due mi hanno davvero fulminato, tant’è che quotidianamente fanno capolino tra le mie playlist: sto parlando di Enjoy The Ride e Le Cirques des Horreurs. Bravi ragazzi, avete dimostrato ancora una volta che qui le realtà valide ci sono, avanti così.
Per gli amatori: sul loro sito ufficiale è possibile acquistare questo album anche in vinile, in versione rossa o nera, oltre che al classico CD.

Eclipse – Armageddonize (2015)

Eclipse-Armageddonize

Qui abbiamo (per quanto mi riguarda) uno dei migliori dischi Melodic Hard Rock di sempre. Questo piccolo capolavoro è frutto del lavoro degli Eclipse, una giovane band svedese sconosciuta ai più. Che dire? Da cantare dall’inizio alla fine. Un disco che emoziona e rapisce, mettendo in luce le ottime qualità di questo gruppo. Certo, non siamo al cospetto della Cappella Sistina ma ci sono tutti i presupposti affinché questi ragazzi si facciano conoscere. Tra i brani presenti nell’album voglio segnalarvi Wide Open, Caught Up In The Rush o I Don’t Wanna Say I’m Sorry, una più bella dell’altra.
Vi consiglio di usarlo come disco da intorto se al/alla vostro/a partner interessa il genere.
Un album da apprezzare così com’è, potente, ben eseguito e finemente registrato.
Per gli amatori: sul sito della loro (ex) etichetta, la Inner Wound Records, la versione in vinile, stampata in pochissime copie è sold out da tempo. Ho contattato il servizio clienti dell’etichetta da vero stalker e mi hanno procurato una copia in vinile, bianco, in edizione limitata. Son un figo.

Elencare qui tutte le ultime novità in ambito musicale diventerebbe molto lunga come faccenda. Per tanto ne ho selezionate quattro come antipasto. Se nei prossimi giorni avrò tempo ne pubblicherò ancora.

Saluti.

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Auto recensione

Ieri ho suonato ad un matrimonio con la mia cover band. Sticazzi non ce lo mettiamo? Data programmata a Dicembre 2015 con scaletta approvata dagli sposi, cachet stabilito e logistica organizzata.
Il luogo del ricevimento è una bella villa in campagna con tanto di piscina balneabile a disposizione di tutti e un bel patio dove sono stati sistemati i tavoli degli ospiti. Di fianco ai tavoli ci siamo disposti noi, esponendo il nostro fianco sinistro agli invitati. Dato che queste occasioni non capitano spesso, abbiamo deciso di andare a montare il materiale alle dieci del mattino, considerato che avremmo suonato non prima delle 21.30. Tutto questo per passare una rilassante giornata in acqua a bere birra e sparare stronzate come ogni rockstar che si rispetti.

La strada fatta per arrivare a questo giorno ci ha portato a dover affrontare alcune difficoltà e animate discussioni sull’importanza di essere professionali. Qualcuno ha saltato le ultime prove prima del concerto mentre chi c’era ha passato gli ultimi mesi a raccomandare (e raccomandarsi) di fare le cose per bene perché: “oh rega, stavolta ci danno un sacco di soldi. Vediamo di non fare figure di merda”.
Dal momento che, a parte il cantante, noi conosciamo solo di vista lo sposo, ho considerato la questione come un mero impegno di “lavoro”: vado, suono, incasso e saluto. Francamente devo essermi fatto un gran viaggio.
Ancor prima di iniziare a suonare il bassista è scomparso sotto foreste di braccia tese a brindare e dopo svariati prosecchi e lambruschi lo abbiamo perso. Pace.

Arriva il nostro momento e l’ansia incalza. Ci hanno chiesto di suonare mentre il resto degli ospiti mangiava il secondo e cosa devo dire? Il matrimonio era il loro e io sono stato pagato per suonare quando volevano gli sposi. Dopo quattro brani la situazione si è fatta…bizzarra. Il bassista non ha preso una nota neanche a piangere ma si sa: al pubblico non frega una cippa di quello che suoni, anche se lo suoni male. Mai frase fu più azzeccata.
Nel frattempo i vari amici/invitati con le molle caricate a prosecco e lambrusco hanno iniziato una vera e propria invasione di palco. Arrivava gente da tutti i lati.
Come in un asilo nido, noi (e soprattutto i nostri strumenti) siamo diventati l’attrazione del momento. C’era chi prendeva il microfono al chitarrista e iniziava a cantare canzoni a caso mentre noi stavamo facendo un’altro brano; un ragazzo tra gli invitati, molto bravo a cantare, ha iniziato a fare i cori al nostro cantante con una bellissima armonizzazione in growl…peccato che noi stavamo suonando Amore Disperato di Nada e poco ci azzeccava con la Cannibal Corpse version.
Il mio mantra fin dalla prima intrusione è stato: “vai sereno che ci hanno già pagato”.

Me lo sono ripetuto fino a che un simpatico umorista non si presenta alle mie spalle, con il pistolino di fuori, esattamente di fianco alla mia faccia. Lo trovava così spassoso che ha provato a sbattermelo su di un braccio, mentre suonavo. Vai sereno che ci hanno già pagato. 

Finiamo il quarto pezzo e una ragazza prende il microfono per annunciare una serie di scherzi agli sposi. Mezz’ora di interruzione. Ne approfitto per fumare. Un’altro simpatico umorista si siede alla batteria e inizia a sbattere con le bacchette tutto quello che trova. Un altro simpaticone in costume, esce dalla piscina e sgocciolando, comincia a correre tra un amplificatore e l’altro, innaffiando di tante meravigliose gocce d’acqua prese di corrente e alimentatori. Qualcuno ad un certo punto prende il microfono e cerca “il batterista” affinché venga suonare un pezzo che manco ci hanno mai chiesto e di muovermi “perché mi hanno pagato e devo fare quello che mi hanno chiesto”. Vai sereno che ci hanno già pagato. 

Dopo la pausa per il taglio della torta avevamo un patrimonio di ben venti minuti per finire lo show. Dovendo, come da permesso, finire tutto entro e non oltre la mezzanotte, abbiamo condensato due ore e mezzo di scaletta (e sei mesi di prove) in cinque pezzi.
Una volta che abbiamo re iniziato è re iniziato anche tutto il carrozzone di ubriaconi e casi umani, salsicce a penzoloni comprese.
Il bassista, nel frattempo, stando in piedi per miracolo, ha iniziato a suonare cose a caso e in certi pezzi manco ha suonato perché troppo impegnato a mantenere la sua immagine di uomo-festa. Molto rock’n roll, non c’è che dire. Peccato non fossimo i Sex Pistols.

Io sono della vecchia scuola. Ho una mia dignità. La mia faccia ha parlato per me, quella sera. Purtroppo la più grande delusione sono stato proprio io. Non ho trovato in me la forza per sbattermene di tutto. Ho lasciato che la mia mente iniziasse a lavorare a briglia sciolta e già dopo il primo pezzo non vedevo l’ora di andarmene.
Pensavo agli sposi e ai mille mila euro che hanno speso per il live, quando potevano farne tanti coriandoli e gettarli dal finestrino, almeno sarebbe stato coreografico.
Pensavo ai soldi che avevo in tasca che (senza offesa per nessuno) non compenseranno mai abbastanza l’incontro ravvicinato con la salsiccia penzolante.
Pensavo alla giornata trascorsa in loco dalle dieci del mattino quando avrei potuto passarla con la mia famiglia, avendo rinunciato ad andare via con loro, proprio per presenziare a quell’impegno di “lavoro”.
Pensavo ai miei compagni di avventure che si sono dimostrati molto più bravi di me e hanno fatto loro il mio mantra: vai sereno che ci hanno già pagato.
Pensavo al chitarrista che mi ha sgridato perché avevo “la faccia da funerale” e “non so più divertirmi” quando ad ogni singolo fottuto concerto fatto con lui, ho dovuto dirgli le stesse cose.
Pensavo al bassista, che ha passato l’ultimo mese prima del live, a lamentarsi del fatto che lui quel giorno aveva un altro impegno (da lui giudicato più importante) quasi a voler dire: vi sto facendo un immenso favore ad esserci. Fisicamente c’era.

Sono stato pagato profumatamente per andare lì e fare quello che mi piace e non sono riuscito a farlo come volevo. Il rovescio della medaglia. I gruppi si lamentano che non si riesce più a suonare pagati e questa volta è accaduto che ci hanno pagato ma non siamo (quasi) riusciti a suonare. Paradossale. Non sono stato capace di fare buon viso a cattivo gioco. Niente di grave, nessuno si è fatto male e la gente si è divertita lo stesso, ma io no. Sono stato pagato per fare divertire della gente a cui non fregava un beneamato pene di quello che facevamo. Anzi, avrei potuto chiedere il doppio dato che lo sposo non si ricordava più di averci già pagato. C’è chi ha esclamato “non ho mai guadagnato così tanti soldi senza fare un cazzo” e aveva ragione.  Forse è proprio qui l’inghippo: non mi è piaciuto guadagnare questi soldi senza aver fatto quello per cui mi sono preparato. Lo so. Sembra una bestemmia ma sono fatto così, credo in certi valori, fatemene una colpa.

Sproloqui gratuiti di un rocker insofferente.

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Legalize it, maybe!

 

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Ebbene si. Oggi voglio scrivere della famigerata e tanto agognata legalizzazione della cannabis, terapeutica o ricreativa che dir si voglia. Perché nel contesto attuale, fatto di odio, guerre, migrazioni di massa e tanta ignoranza, torna sempre buono il detto: “se la gente fumasse più erba, sarebbero tutti più sereni”.

Vorrei parlare della questione tralasciando i dibattiti politici e i numeri, che non sempre tengono conto della realtà e partire proprio da questo: la realtà dei fatti.
La cannabis o Marijuana, Erba, Ganja o come volete chiamarla, è sempre esistita ed è sempre stata fumata. Avete mai pensato a chi ha scoperto che si poteva fumare o come lo ha scoperto? Queste sono domande a cui la storia non potrà mai dare risposte visto che dovremmo tornare indietro di migliaia di anni.

Farò una premessa: io credo che tutti (salvo, ovviamente alcune eccezioni) almeno una volta nella vita, hanno (per lo meno) provato a farsi una canna. Dai su, per un attimo non facciamo gli snob o i perbenisti della Domenica, che tanto papà e mamma son stati giovani anche loro.
Partiamo da questo, pensateci per un attimo: ci viene naturale stappare un buon vino o berci qualche bella birra ghiacciata, così come è “normale” ogni tanto alzare il gomito, soprattutto se in buona compagnia. Senza bisogno di arrivare alla sbronza colossale (o allE sbronzE…) quando percepiamo di avere la risata facile, vuol dire che il nostro corpo è preda degli effetti dell’alcool e sapete una cosa? Non c’è niente di male. Certo, questo entro i limiti del rispetto reciproco. A nessuno piacciono gli ubriaconi molesti.

Quello che si dovrebbe legalizzare è il modo di vedere la questione. Ho letto un libro, qualche tempo fa, dove si racconta la storia di un sadhu italiano. Un sadhu, per semplificare, è una sorta di santone, una specie di sciamano che vaga per il paese raccogliendo offerte e vivendo una vita molto semplice, di solito in India, dove la religione indù è una delle più radicate.
Tornando a noi: il sadhu, racconta nel libro del rapporto che in certe zone dell’India c’è tra la popolazione locale e la marijuana, dove cresce selvatica ai bordi delle strade e se ne fa un uso (praticamente) quotidiano. Per loro è scontato. Perché? Perché le loro divinità, tra cui Shiva o Ganesh, sono spesso rappresentate, nelle raffigurazioni all’interno dei templi, mentre fumano erba o sono circondati da piante di questa specie, dove è riconoscibile la famosissima foglia a cinque punte.

Torniamo a casa nostra, in Italia. Per noi è una quotidianità bere vino. E’ alcool e per quanto ne sanno medici e ricercatori, sempre droga è. Il suo utilizzo però è dato per scontato. Come mai? Avete presente Gesù? Lui tramuta l’acqua in vino; lo condivide nell’ultima cena, ergo: l’assunzione di alcool (sotto forma di vino) non è mai stata vista come il male. Ora credo che se state leggendo (e non vi siete già persi) sia lecito farsi la seguente domanda: e se Gesù invece del vino avesse “passato la canna“?  Non voglio offendere i credenti, il mio è solo un innocente ragionamento. Lungi da me dare la colpa al Cristianesimo, tanto meno alla Chiesa, come va di moda oggi. Sto dicendo che forse, dico forse, se fossimo “abituati” a vedere raffigurate le foglie di maria nelle icone sacre o nella nostra storia in generale, molti di noi non si accanirebbero così. Vero signori Fini-Giovanardi?
Noi inorridiamo quando sentiamo che in India (o più in generale in Asia) mangiano i cani ma non pensiamo neanche un per momento che loro inorridiscono perché noi mangiamo le mucche, per loro animali sacri. Quindi: chi ha ragione?

La legalizzazione ad uso ricreativo apre la mente a tanti interrogativi perché, come sempre, comporta pregi e difetti. Devi regolamentarla bene. Un po come con i Pokemon di cui tutti ora parlano. Non è il gioco il male del mondo, come dicono alcuni, è l’uso che se ne fa il problema. Se ti fumi 20 cannoni e poi ti metti alla guida sei un criminale tanto quanto un ubriaco al volante, secondo me. Non è mai morto nessuno per abuso di cannabis è vero ma fumare fa male, punto. Non esiste una via di mezzo. Ci lamentiamo tanto degli OGM, dei prodotti alimentari che non sappiamo cosa contengono e vogliamo più trasparenza sulle etichette. La stessa cosa andrebbe fatta anche per l’erba: sapere dove viene prodotta o cosa stai per fumare sarebbe un grande passo avanti, rispetto a quella tagliata col vetro che girava qualche anno fa. Legalizzare si perché, tanto, con qualche ricerca, la trovi sempre e francamente: sarebbe bello smettere di sentirsi paragonati a ladri o stupratori perché “ci avete beccato mentre compravamo due cannette dallo spaccino“.

Mi hanno sempre fatto paura le droghe vere e proprie. Soprattutto quelle sintetiche e moderne come l’MDMA, la Ketch (la ketamina) o la Meth (la meta anfetamina). Non le ho mai provate anche se sono sempre circolate negli ambienti che frequentavo ma non ne ho mai sentito il bisogno. Però quando mi accendevo lo spinello venivo allontanato perché era “una roba da comunisti e da robbosi”, detto da gente con ancora il naso infarinato.
Non mi fanno paura i fattoni, mi terrorizzano quelli impasticcati che sono carichi a mille e ti guardano con quegli occhi spiritati che manco nei film Horror… Non penso sia un caso se in guerra, alcuni reparti speciali vengono “drogati” con roba sintetica per non sentire dolore né paure. Se li facessero fumare finirebbe tutto a pacche sulle spalle e risate, al massimo qualcuno si sparerebbe in un piede.
Ho lavorato per tanti anni in un settore dove convivevo letteralmente con dei cocainomani incalliti che ne facevano quotidianamente uso, già dalle 8 del mattino.Capitava di entrare in officina e vederli piegati con la faccia sul carrello degli attrezzi; più di una volta è successo che, appoggiando la mano sulla scrivania dell’ufficio, si “impolverasse” di bianco. Quindi: di cosa dovremmo stupirci? Per un secolo la nostra politica è stata: “fare finta di non sapere anche se in realtà tutti sanno” perché è sconveniente far conoscere certe cose.
Diventa difficile dare un’immagine di serietà e professionalità quando si ha il naso infarinato vero? Per tanto il modus operandi è sempre quello del “condannare a prescindere, purché non si venga a sapere che ne ho fatto (o ne faccio) uso anche io”. Perché mantenere un certo status sociale, a volte, è più importante di qualsiasi cosa.

Ci sono quelli che non ne hanno mai fatto uso e che sono fermamente contrari alla cosa ed è più che giusto e ci saranno sempre. Quello che andrebbe evitato è buttarla sulla questione morale. Di sicuro non va bene accendersi un trombone davanti a dei bambini così come non trovo giusto palesare che se ne fa uso ai quattro venti ma, per favore, non parlate di moralità.
Queste sono le cose di cui si dovrebbe discutere. Fare finire in galera (a spese dei contribuenti) gente che è stata fermata con due cannette in tasca non ha proprio senso. Incentivate il consumo in privato, tipo a casa propria; favorite la conoscenza degli effetti che produce sul corpo e sulla mente; lavorate sulle dipendenze vere e ricordatevi che la dipendenza da Marijuana non è stata ancora scientificamente provata. Se davvero voleste “eliminare per sempre il consumo e lo spaccio di droga” dovreste essere voi i primi a dare l’esempio perché, finché ne farete uso (a volte pubblicamente) anche voi, circolerà sempre. Nel film Blow, il protagonista dice: “fatela girare tra attori, politici e gente famosa e le richieste aumenteranno a dismisura”. Non è del tutto una stronzata.

Concludo dicendo che si, c’è da discuterne e probabilmente non se ne verrà mai a capo ma credo che ci siano più luci che ombre su questa faccenda, non lasciamo che vengano offuscate dalla nostra spasmodica e autodistruttiva voglia di apparire.

Tullio

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Brutta giornata

Oltre alla commozione e alla tristezza per i morti di ieri sera, da stamattina si è aggiunto anche il superamento del limite di sopportazione per la (ormai) quotidiana xenofobia mista ad ignoranza che prende il posto della paura che proviamo, quando accadono fatti come questi.

Non sono un grande fenomeno ma due cose vorrei dirle a tutti sti frignetta:

Gne gne gne…se vengono qui devono rispettare le nostre regole!!! …gne gne gne…

Tra il 1890 e il 1945 siamo andati in alcuni paesi, che manco sapete dove sono, perché abbiamo deciso che sarebbero diventati nostri. Perché ? Perché eravamo (e un po’ lo siamo ancora) afflitti dalla sindrome del “ce l’abbiamo corto” e dovevamo compensare, per far vedere alle VERE potenze coloniali che noi, abitanti dello stivale, siamo loro pari. Risultato? Centinaia di migliaia di morti; caccia al “negro” autorizzata perfino dai vari capi di governo; esecuzioni e atrocità sommarie e dulcis in fundo un enorme figura di merda con annesso rientro in patria a calci nel culo. Lo sapete che prima della Prima Guerra Mondiale dei contadini cinesi (tali boxer) si sono ribellati all’arrivo dei coloni di vari paesi, tra cui l’Italia, finendo per essere massacrati sommariamente perché qualcuno aveva deciso che voleva possedere dei terreni in Cina?

Gne gne gne…devono integrarsi!! Non starsene per conto loro!!! …gne gne gne…

Non vorrei tirare fuori i soliti discorsi sui nostri emigranti che hanno esportato la Mafia Made in Italy e creato veri e propri quartieri ghettizzati in altri paesi ma…si, lo abbiamo fatto. Sapete perché ogni volta che parlano di città come Roma o Milano nelle trasmissioni all’estero, c’è sempre in sottofondo la tarantella napoletana anche se non centra perché è musica storicamente nata nel meridione ? Vi dice niente Little Italy ? Vogliamo anche parlare di tutti quegli italiani che vivono all’estero, lavorando per multinazionali che sfruttano dei bambini come operai e che la sera se ne tornano nella loro bella villa, dove ad aspettarli c’è qualche bel minorenne? Purtroppo ho visto anche questo.

Gne gne gne…perché se vai nei loro paese a insultare il loro dio ti uccidono!!! …gne gne gne

Ci siete stati nei loro paesi, voi che fate della bestemmia gratuita e dell’odio verso la Chiesa Cattolica il vostro mantra quotidiano? Avete idea di cosa vuol dire credere in qualcosa che non siano 11 idioti che corrono dietro a un pallone ? Voi che magari vi incazzereste anche di brutto, se un immigrato bestemmiasse contro la nostra religione, perché “è a casa nostra e deve fare come diciamo noi”.

Gne gne gne…è colpa della loro religione!!! Le vergini! La Jihad! L’Islam!!! …gne gne gne 

Voi che scoprite l’uso del vocabolo religione solo quando volete farvi belli al baretto o con la nonna anziana per non darle dispiacere, avete mai letto la Bibbia ? Voi che siete passati dai tatuaggi trasferibili dei Power Rangers a farvi “sbattezzare” più per sembrare dei ribelli che per cognizione di causa, lo sapete che il primo Cristianesimo ha più cose in comune con l’Islam di oggi che con la Religione Cattolica che professiamo in Italia e nel mondo?

Gne gne gne…vengono qui e non rispettano le donne!!…gne gne gne

Perché? Tra noi maschietti non ci sono quelli che parlano solo di come “glielo butterebbero in c.lo a quella ragazzina”? Tutte quelle puttanate di pagine su Facebook tipo Roba da Maschi o Culi e Tette (o che so io) rispettano davvero le donne? Tutti voi che siete passati da “guarda che figa” a “merda che cagna” quando vedete un paio di natiche belle sode, vi meravigliate quando qualcuno con la pelle un po’ più scura delle vostra manca di rispetto alle “nostre donne”? Avete una vaga idea di cosa voglia dire rispetto? Non venitemi a dire che noi “scherziamo”, perché i fatti dimostrano il contrario.

Gne gne gne…dobbiamo chiudere le frontiere!!! …gne gne gne

Se chiudono le frontiere come farete poi a fare i vostri viaggi da backpackers hipster e a dirlo a tutti su Instragram? Non vi mancherà poi poter fotografare i vostri wurstel abbronzati, sulla riva di qualche bella spiaggia africana, a pochi chilometri dai villaggi dove Boko Haram ha massacrato della gente a colpi di machete? Non sentirete la nostalgia della bambina che vi siete scopati in Thailandia l’inverno scorso?

Gne gne gne…dobbiamo fare controlli a tappeto!! …gne gne gne

Certo, giusto. Ma sapete che i controlli a tappeto non si chiamano così perché vengono a vedere quanta polvere avete sotto i vostri tappeti di Ikea vero? Sapete che durante lo Stato d’Emergenza (come in Francia) è vietato fare manifestazioni e/o aggregazioni spontanee senza prima il consenso delle autorità (tra le altre cose)? Siete consci che potrebbero approvare leggi dittatoriali scavalcando il normale iter perché “siamo in Stato di Emergenza” e noi non potremmo farci niente?

Disperazione. Paura e rabbia. Queste sono le emozioni che esternate con i vostri commenti ed è legittimo, sappiatelo. Veder morire innocenti mentre si divertono non mi piace mai, a prescindere dal colore, paese, religione, ideologia e penso che sia normale che la maggior parte delle persone reagisca di istinto, invocando l’intervento di qualche capo di stato o della potenza occidentale di turno, per risolvere la situazione.
Spero che la rabbia e la frustrazione lascino il posto a degli esami di coscienza perché è vero che dite “di non aver paura” ma dimostrate esattamente il contrario e continuano a vincere loro.

La dietrologia che faccio la uso per spiegare che c’è un motivo per il quale accadono certe porcherie, non per giustificare l’assassino di turno, perché purtroppo le vittime restano vittime e colpe (in questo caso) non ne hanno. Il punto è che, secondo me, perdiamo troppo tempo a correre dietro a dei Pokemon immaginari e a credere a tutto quello che sentiamo (o leggiamo) senza porci alcuna domanda sulle conseguenze delle nostre azioni.
Tra ideologie diverse lo scontro è inevitabile e la “pace globale” come soluzione sarebbe meglio lasciarla agli hippie, ma credo esistano diverse tipologie di scontro e magari qualcuna di queste non comporta la morte di migliaia di innocenti, voi non pensate?

Ah, e poi forse dovremmo smetterla di frignare.

Gne gne gne

Tullio

Music Society – Vai tranquillo 2

MusciSociety

– Seconda parte –

Ed eccomi di nuovo qui a fagocitare pensieri e facezie. Nonostante abbia combinato ben poco con la mia “carriera” di musicista, dopo tutti questi anni, sono riuscito lo stesso a coltivare una discreta esperienza ed è anche grazie a questa, che ora suono molto meno.

Nella prima parte vi ho descritto, forse in modo un po prolisso, alcuni dei sedicenti truffaldini che ho avuto modo di incontrare lungo la strada. Se per caso ve la siete persa vi metto il link qui.
Oggi, in questa seconda e ultima parte, vorrei parlarvi anche dei “ci penso io” che però sono dall’altra parte della barricata, ovvero i musicisti. Perché diciamolo: di contaballe e approfittatori ce ne sono anche tra le file di chi suona. Ma non perdiamo tempo ed iniziamo.

1 – Il (quasi, ci manca poco) famoso

Ebbene si. Quando suoni in una band e sei molto giovane è estremamente facile scambiare qualche piccolissimo successo con l’aver sfondato, ergo: sono famoso. E’ capitato a tutti, anche a me, lo ammetto. La differenza sta nel modo di porsi verso gli altri e soprattutto quelli che suonano con te. Qualche anno fa (diciamo pure una decina) suonavo in un gruppo metal con voce femminile e fin qui nulla di strano. La cantante non era un gran ché ma aveva l’energia giusta per tenere il palco (…all’inizio) e tutto sommato ci andava bene così. Dopo qualche concerto andato bene (ma non benissimo) causa stecche paurose e alcuni atteggiamenti da prima donna inutili come una scoreggia in un tornado, un bel giorno si presenta in saletta e ci annuncia che inizierà la sua carriera solista. Bene, tanti auguri. Qualche tempo dopo si ripresenta in sala prove accompagnata da due perfetti sconosciuti che si identificano come il manager e la coreografa di lei. Le risate soffocate sono scomparse quando ci annunciano che come solista, dovendo avere già una base di brani pronti, si proporrà al pubblico con le canzoni scritte e arrangiate da noi, nel corso dei 5 anni passati insieme. Dato che nessuno aveva pensato di registrarsi in SIAE, i pezzi erano ovviamente fruibili e loro hanno pensato bene di registrarli a nome suo. Se volevamo continuare a suonarli, saremmo diventati la di lei band di supporto, pagando l’apposita cifra, richiesta per esser parte del progetto, visto che “siamo pronti ad investire centinaia di migliaia di euro in lei, quindi dovete contribuire se volete esserci”.  Abbiamo scritto dei brani nuovi e preso una nuova cantante.
Penso che ora lei faccia l’assicuratrice in un paesino sperduto da queste parti, sul nostro appennino. Pare che la sua “brillante e promettente” carriera solista non sia decollata come ci avevano promesso e sembra che il problema sia stato che lei e il suo manager alias, il suo moroso, non abbiano raggiunto la quota prevista da intascarsi. Ci hanno provato ma, il gestore di un locale che conosco, dopo aver sborsato ben 800,00€ (in anticipo…pirla!) per farla suonare nel suo locale, abbia ancora le orecchie che sanguinano e il portafogli che piange dato che oltre a fare schifo a cantare, non ci andò nessuno a vederla. Tutto questo perché nei sette o otto live fatti con noi, ha ricevuto qualche complimento (più per pietà o gentilezza che altro) e questi, sono bastati a farle mettere in piedi un bel carrozzone, cercando di spillare i soldi necessari a mantenerlo agli altri. Vai così!!!

2 – Il “alla fine ho detto no”

Un’altro elemento che mi è capito di incontrare lungo il cammino è il mitico “alla fine ho detto no”. Ho suonato per qualche tempo in una band con cui facevamo Rock Alternativo, stile A Perfect Circle, per intenderci. Facevamo la nostra ventina di date all’anno e avevamo un piccolissimo seguito costruito negli anni. Un bel giorno decidemmo di cambiare cantante e reclutammo il classico pagliaccio che però sapeva vendersi benissimo. All’inizio andava tutto a meraviglia ma poi, un giorno, si presentò in sala dicendo che un grosso gruppo Punk Rock, i Lagwagon, gli avevano chiesto di andare in tour con loro. Ora a notizie del genere la mia reazione si riduce ad una sonora risata ma, quando hai vent’anni e la carica a mille, sei disposto a tutto pur di poter dire che sei stato in tour con un gruppo famoso. Fidandoci ciecamente del nostro singer, decidiamo che si, sarebbe stata l’occasione tanto attesa e prontamente ci avvisa che avremmo dovuto versare una “quota di partecipazione al tour” di circa 1000,00 € a testa, se non ricordo male.  Purtroppo il nostro cantante era disoccupato e quindi avremmo dovuto dividerci anche la sua parte. Se considerate che eravamo in 5, sarebbe saltata fuori una bella cifra. Ovviamente quando si è iniziato a parlare di soldi gli animi si sono raffreddati e abbiamo avanzato l’ipotesi di una caparra, da saldare a contratto firmato. Nel frattempo, il sedicente cantante ha iniziato a farsi di nebbia, non presentandosi alle prove con le scuse più disparate, finché, una sera, gli diamo la nostra caparra, 500,00 € in tutto, per partecipare al tour. Lui si sarebbe occupato di tutto. Passarono giorni, settimane senza ricevere nessun tipo di informazione e durante tutto questo tempo lui scomparve. Diventò irraggiungibile al telefono e non sapendo manco dove abitava fu difficile per noi rintracciarlo, finché, un bel giorno, si presentò in saletta. Con l’atteggiamento ben congegnato da fenomeno (e da chi è un professionista del mestiere) ci dice che alla fine ha detto di no, perché volevano troppi soldi. Così, senza discuterne con noi. Ovviamente gli abbiamo intimato di ridarci il nostro cash e con la bravura del migliore degli imbonitori ha iniziato a snocciolarci tutti i suoi problemi: che era senza lavoro; che aveva l’affitto da pagare; che aveva dei debiti; che gli alieni avevano rapito il suo gatto e bla bla bla…Ma dovevamo stare tranquilli: dato che lui era una “persona famosa” e “aveva il suo giro”(?), ci avrebbe messo poco a ridarci il maltolto. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. E’ stato intravisto poco tempo fa, che guidava un BMW ultimo modello, un’auto da (minimo) 40.000€. Bravo lui, nient’altro da dire. Bastardo ma bravo.

3 – Il cantautore fallito in partenza

Ebbene si, mi è capitata anche questa. Nei primi anni del 2000 ho conosciuto un ragazzo pugliese che cercava dei musicisti per accompagnarlo nell’incisione del suo primo disco da cantautore e, ovviamente, come band di supporto al suo progetto. Ok, sounds good. Il genere ricordava molto Ligabue ed essendo io inesperto, mi accollai l’onere di reclutare gli altri elementi. Feci qualche telefonata e nel giro di una settimana misi in piedi la band. Il cantante, nonché leader del progetto, era a Bologna principalmente in veste di studente fuori sede, mantenuto dai genitori. NB: io non ce l’ho coi fuori sede eh! Sia ben chiaro! Iniziamo a provare e ad arrangiare il suo materiale. Nel frattempo io e il bassista ci occupammo di tutto il resto, dato che lui veniva a malapena alle prove e passava le giornate a casa di studentesse vivendo il mito del rocker che se ne tromba una diversa al giorno. Finalmente troviamo un produttore che decide di prendere a mano il progetto, ovviamente a pagamento. Purtroppo funzionava così. Noi pagavamo una cifra e in essa era compreso tutto, registrazione, promozione e quant’altro. Parliamo di 10.000 €. Poco male se spalmate in rate mensili divise per i 4 membri della band. Insomma, visto come investimento per il futuro, ci sembrava (e in tutta onestà lo era) una bella occasione. In più il produttore era una persona seria (pace all’anima sua) e le ricerche svolte sul suo conto dimostravano che era così. Arrivò la prima rata e il cantautore non aveva i soldi. Poco male: per quella volta li anticipammo noi per lui. Nel frattempo cominciò a farsi vedere di rado ed iniziammo a sentire puzza di bruciato. Arrivò la seconda rata e anche quella volta non ebbe niente da darci. Considerate che avevamo firmato un contratto, un vero e proprio contratto. Saldammo la sua parte e lo convincemmo a trovarsi un lavoro per sopperire alla mancanza di fondi. Dopo aver insistito parecchio trovò lavoro come bagnino in una nota località sull’Adriatico e si trasferì lì per la durata del periodo lavorativo. Allo scadere della terza rata lo raggiungemmo per farci dare i soldi che ci doveva e la sua parte di rata ma, dopo una giornata intera passata a cercarlo, lo trovammo ubriaco fradicio in un bar a fare il cascamorto. Il bassista lo prese per un orecchio e lo trascinò fuori. Volevamo i soldi e soprattutto delle risposte. Avevamo firmato un contratto e nessuno di noi voleva finire in qualche faida legale per colpa sua. Saltò fuori che, in realtà, non avendo voglia di lavorare, si era licenziato dopo due giorni, restando lì a spese dei genitori, a fare la bella vita. Per farla breve: scomparve dopo che i genitori vennero personalmente a prenderlo a Milano Marittima per riportarlo a casa. Noi trovammo un accordo con il produttore, pagammo una piccolissima penale e chiudemmo lì la faccenda. Faccenda che mi è costò 1.800 €. Due mesi di stipendio. Ahhh…essere giovani e ingenui.

Ora ripenso a tutto questo col sorriso, dico davvero. Sono passati anni e anche se negative, queste esperienze mi sono servite. Soprattutto nella vita di tutti i giorni. A persone che conosco è capitato anche di peggio perciò non me la prendo tanto. Certo, se non ci fossero questi personaggi crederei ancora nel sistema del music business ma, francamente, non potendo ucciderli tutti, preferisco fare marcia indietro e concentrarmi sulle cose che hanno senso. Della serie: poche ma fatte bene.

Se qualcuno di voi ha avuto esperienze simili rendetemene partecipe, tanto per farsi quattro risate.

Tullio

Music Society – Considerazioni

MusciSociety

Mi volete spiegare cosa volete?  Proprio oggi ho letto un post su di un blog che non conoscevo, che parla in maniera abbastanza esauriente dell’apparente “morte del pubblico” ai concerti e in generale. Un post interessante che analizza la questione sotto diversi punti di vista e che, in sostanza, denuncia la totale perdita di interesse dell’ascoltatore medio verso un disco, un concerto o un’artista, perché troppo impegnato a scribacchiare sullo smartphone o a parlare col vicino durante tutto il live.

Vi lascio il link del post qui, così potete leggerlo e farvene un opinione.

Purtroppo, non sono del tutto d’accordo con chi scrive, anche perché, alla fine, sembra sempre che le personificazioni di questi malesseri sociali siano sempre queste povere Cover band a cui si da la colpa di tutti i mali della musica odierna. Ragionando in termini obiettivi, su una cosa l’autore ha ragione: siamo fottuti. Gli input sono tanti, tantissimi e facciamo fatica a concentrarci su qualcosa per più di dieci minuti. Per lo meno voi, io ancora ci riesco. Ma resta comunque in testa la domanda con cui ho aperto: volete dirmi che cosa volete?
Man mano che si legge il post in questione, la nostra voce interiore non fa altro che ripeterci “è vero!”, “ha ragione”, “giusto!” ma non ci sono risposte ai dubbi sollevati dall’autore. Ho provato a leggere i commenti per approfondire ma le uniche cose che sono riuscito ad estrapolare sono che: sono tutti musicisti, vivono tutti all’estero perché lì si sta meglio e che l’Italia fa schifo perché in Italia guadagna solo chi canta O Sole Mio. Niente di nuovo sotto al sole.

Volete per caso un ritorno ai fasti degli anni ’70/’80 ? Non si può, è passato e quello che c’era da rivoluzionare è già stato fatto, mi dispiace. Salvo qualche autore ancora in circolazione, come si fa ad avere la pretesa che il Music Business sia ancora sano e propositivo? Se così fosse non si spiegherebbe l’eccezionale successo dei gruppi moderni che ritornano sempre più su arrangiamenti Old Style o che, ciclicamente, ritorni di moda questa o quella corrente. Perché devo ascoltare Nina Zilli se posso ancora godermi i dischi dei Fugees o Aretha Franklin? Capitemi, non ne faccio una questione di tecnica vocale, suono la batteria, mica canto. Ne faccio una questione di proposta all’utilizzatore finale: l’ascoltatore. Ad oggi, le nuove generazioni magari manco sanno chi è Lauryn Hill, ma Nina Zilli è quello che gli viene proposto. Lei e un mare di altre cantanti o artisti molto simili tra loro che di nuovo hanno veramente poco, ma che sono l’unico modo per le etichette di guadagnarci ancora qualcosa.

Mi dispiace se offenderò qualcuno ma vi assicuro che lo dico con il massimo rispetto. Diamo la colpa ai telefonini, ai Talent Show, alle Cover Band o a noi stessi ed in parte è vero. Stiamo perdendo la capacità di emozionarci ma in tutta onestà: con chi mi devo emozionare? Con Justin Bieber? Ne ho giù parlato in qualche mio post precedente e lo ribadisco. Probabilmente se sommiamo i numerosi input esterni, l’eccesso di proposte e il fatto che la musica odierna sia una brutta imitazione di tutto ciò che è stato fatto finora…non c’è da stupirsi se la gente accorre in massa a sentire l’ennesima Cover Band che gli suona 10 Ragazze. Per lo meno lì vai sul sicuro.

Un’altra cosa: parliamo di casa nostra per favore. Smettiamola con questo mito che nel resto del mondo stanno tutti benissimo, sono tutti felici e perennemente in tournée a riempire locali e quant’altro perché magari è anche vero, ma non per tutti. Se prendiamo per esempio gli U.S.A. e ne facciamo anche solo una questione di numeri, a livello di bacino di utenza, è ovvio che ci sono più possibilità di crearsi il proprio seguito, soprattutto a livello locale. Ma non crediate che vi basti arrivare lì con la vostra chitarrina e di avere svoltato perché non sarà così facile. Ok si, c’è più gente interessata, ma c’è anche molta più concorrenza. E andate sereni che pure lì molta gente passa più tempo al cellulare che ad ascoltare il concerto a cui è andata. In Irlanda, in certi locali (N.B: non in tutti) ci sono appesi annunci con i quali il pub cerca delle band da fare esibire. Calma, non fate subito le valige perché non sempre avrete duecento persone a vedervi e non sempre verrete pagati. Per quel che ho potuto vedere c’è sicuramente più interesse del pubblico verso chi suona ma è un interesse dovuto all’aspetto culturale, non al fatto che siamo più stupidi noi italiani. Negli anni ho conosciuto (e tutt’ora conosco) diverse persone che sono partite per la mitica London City in cerca di fama e gloria e la stragrande maggioranza di loro ora lavora come impiegati o commessi (non che ci sia qualcosa di male eh!) qui in Italia, dove sono tornati di corsa con le quattro cose che non si sono venduti per pagare l’affitto. La vita là costa cara. Fidatevi.
Soprattutto, a voi esterofili: da dove pensate che vengano i format conosciuti come Talent Show?

Siete sconvolti perché andiamo a vedere dei live e passiamo metà del tempo a scorrere le notifiche sul telefono? E come ve ne siete accorti? Magari dando un’occhiata in giro per sgranchirvi il collo tra un Mi Piace e l’altro? Sostanzialmente me ne frego se il mio vicino sotto al palco parla di continuo col suo amico mentre il gruppo suona. Cazzi suoi. E’ lui che si perde qualcosa. Così come non mi stupisco se Manuel Agnelli è stato selezionato come giudice di X Factor. Probabilmente avrà finito i pochi soldi guadagnati con gli Afterhours e avrà bisogno di rifarsi un po il nome ma in fondo: chi se ne frega. In realtà mi stupisce di più vedere gli altri. Dai, seriamente: chi è Alvaro Soler?  L’ennesimo ragazzino di primo pelo con all’attivo solo un tormentone (che manco conosco) che viene messo a “giudicare” l’ennesimo “talento”. State sereni che preferisco cento volte continuare a guardare le notifiche sul cellulare.

Come ho detto, non ne faccio una questione di tecnica ma una questione di proposta. I gusti son gusti ma permettetemi di dire che dovrebbe esserci un limite a tutto. Nell’ultima decade ho assistito all’avvento dei vari  post modern rock, retro psycho punk, post death punk, modern strobo jazz, funky pop retro metal, djent, math core, ecc ecc. Tanti e nuovi modi per etichettare qualcosa di già sentito o dare un nome a qualcosa di nuovo di cui, francamente, non sentivo il bisogno. Ma in fondo, a chi suona, dovrebbe importare poco se quello che fa non piace a tutti e sarebbe più che giusto se fosse davvero così. Invece io ho il sospetto che molti di questi nuovi pseudo artisti siano poi quelli che si lamentano su internet che ai loro concerti non va nessuno e che la gente preferisca andare a sentire una Cover Band piuttosto che due ore di crisi esistenziali travestite da novità. Non entro poi nel merito perché è giusto che ognuno abbia la sua opinione e di certo non voglio convincere nessuno che ho ragione io.

In conclusione io non denuncio la perdita di interesse perché siamo dei trogloditi (anche se a volte facciamo di tutto per esserlo).Sono solo stanco di questo modus operandi per il quale diamo sempre la colpa agli altri dei nostri mali. Sono stanco di suonare in una cover band e leggere tutti i giorni insulti e cose poco simpatiche (eufemismo) su di noi che ancora ci divertiamo a fare quello che ci piace. Se le persone non riescono più ad emozionarsi forse è perché non c’è rimasto molto su cui farlo. Di artisti detti tali ce ne sono ancora, pochi ma ci sono e purtroppo è vero che non hanno gli spazi giusti in cui promuoversi, ma la colpa di chi è? Probabilmente non si saprà mai.

Tullio

 

Nerd (in)consapevoli

[AVVISO: In questo post potrebbero esserci degli SPOILER su alcuni film ora al cinema]
…poi non dite che non vi ho avvisato…

Cosa sono i Nerd? Questo termine all’inizio veniva usato, all’estero, per identificare in maniera dispregiativa tutti quei ragazzi/e appassionati di tecnologia, scienza e affini. I classici personaggi con gli occhialoni e la maglietta dentro i pantaloni, per intenderci e il caso ha voluto che i suddetti fossero anche appassionati di fumetti,  supereroi, giochi da tavolo, videogames e quant’altro. Insomma, quelli che qui in Italia, venivano molto più “amichevolmente” definiti come sfigati, e non nel senso di “senza fortuna”.

Durante i mirabolanti anni ’90 scoprii il fantastico mondo di Star Wars, o Guerre Stellari, come si usava chiamarlo al tempo. Erano film che avevano segnato le generazioni degli anni ’70 che con l’avvento del digitale non suscitavano più un gran ché, se non tanta nostalgia e affetto. Io ne andavo pazzo. Arrivarono poi gli effetti speciali digitali (o CGI) e il mondo del cinema cambiò radicalmente. Escludendo dal discorso la trilogia Prequel (Episodi I, II e III), che molti detestano, arrivo direttamente all’impero costruito da mamma Disney. Da quando la casa fabbricatrice di sogni ha acquistato i diritti legati al mondo di Star Wars, ha lanciato una campagna pubblicitaria pressante, rasentando la dittatura. Guerre Stellari ovunque: dentifrici di Yoda, sapone di Darth Vader, magliette, gadget, giocattoli, pubblicità di automobili, pile e tante altre cose, per lo più inutili e che non ci azzeccano niente con questo specifico universo cinematografico. Io non ci capisco molto di marketing ma sospetto che abbiano avuto ragione, dato che il famigerato Episodio 7 – Il risveglio della forza, è stato uno dei film che ha incassato di più nella storia.

Ora, io non vorrei fare la figura di quello che non è mai contento, ma con tutta l’aspettativa che è stata creata grazie ad una colossale operazione pubblicitaria, è andato perduto il senso stesso del cinema di fantascienza, secondo me. Preferivo quando andavo al cinema e c’erano due o tre persone vestite da Darth Vader che venivano prese in giro. Ora, nella prima settimana di uscita nelle sale, entravi nel cinema e venivi accolto da foreste multicolore di Spade Laser. Ritengo alquanto buffo che ora, grazie alla Disney (e ad altri), il Costume Player (Cosplayer) è socialmente accettato, o più semplicemente è diventato l’ennesimo business. Negli anni ’90, un gruppo di appassionati fondò la 501st Legion, un distaccamento tutto italiano di un’associazione americana che raduna tutti quei fanatici dell’universo Star Wars, di cui vi lascio il link alla loro pagina. Organizzano raduni in costume e presenziano alle varie fiere del settore, un po’ come i Trekker, i fan di Star Trek. Dieci anni fa, chi partecipava a questo tipo di manifestazioni era visto come un disadattato ma ora non più. Parlando con alcuni di loro quello che si evince è il loro stupore per aver visto quadruplicarsi le richieste di adesione. Non c’è nulla di male in questo, ma il mio modestissimo parere è che se tutti cominciano a travestirsi da Ewok o Cavalieri Jedi, la cosa perde un po il suo fascino. Poi oh…ognuno è libero di fare ciò che vuole.

Torniamo a quello che penso del film. Il fumettista Leo Ortolani (creatore di perle rare come Rat Man o Star Rat), in una delle sue bellissime recensioni, ha espresso perfettamente il concetto che sostengo: quindi ci mettete due o tre personaggi della vecchia saga che rifanno le stesse cose che facevano anche nei primi film, ci mettete un bel fiocco e me lo propinate come la novità assoluta? Vi lascio il link al suo blog, dove troverete la recensione di cui parlo.
Passato qualche mese dall’uscita al cinema, sbollita la delusione e fatte le riflessioni del caso ho capito che potevo archiviare la cosa con un bel: ma chissenefrega. Poi ho scoperto che l’anno seguente uscirà un altro film sull’universo di Guerre Stellari, Rogue One e li mi sono cadute le braccia. Speravo che la StarWarsite fosse passata e invece ci aspetteranno altri sei mesi di bombardamenti mediatici senza precedenti. Se poi penso che nel film ci rimettono pure il personaggio di Darth Vader, mi viene da piangere. Basta vi prego. Mi state facendo passare la voglia. Io adoravo Star Wars ma ora me lo state facendo odiare…aaah, grande invenzione lo Spin Off.

Arrivo ora al caso Marvel e DC Comics. Sono sempre stato un accanito lettore di fumetti e il mio sogno proibito da ragazzino era che qualcuno realizzasse dei film (guardabili) sui supereroi. Ho salutato con grande gioia i primi CineComics, tra cui quei due capolavori di Batman, quelli con Michael Keaton, diretti da Tim Burton e ogni volta che ne usciva uno, per quanto brutto, ero felice. Vedere sul grande schermo gli eroi di cui leggevo le gesta cartacee mi ha sempre fatto impazzire di gioia. Insomma, lo confesso: a me è piaciuto anche Daredevil, quello con Ben Affleck. Mi sono piaciuti anche quegli esperimenti come i primi due Fantastici 4 o quelli di Spiderman (magari del terzo ne parliamo…) e anche gli ultimi The Amazing Spiderman non mi hanno fatto schifo, anche se erano più dei Teen Drama, che film sul ragazzo ragno. Non mi frega se non sono fedeli al fumetto, al cinema è tutta un’altra storia, in tutti i sensi. Sono rimasto un bimbo estasiato fino al primo The Avengers. Non mi sembrava vero che si fosse riuscito a mettere insieme quel cast e a realizzare un film così! Ora però, mi sembra che alla Marvel-Disney la cosa stia sfuggendo di mano. Me li sono visti tutti fino all’ultimissimo Captain America: Civil War.

Mi scuso con coloro a cui non interessa ma spenderò qualche parola per dire la mia su un paio di film…occhio agli SPOILER!

Tralasciando l’aspetto tecnico, che è sicuramente di alto livello, il film in se, mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Mi ha dato l’impressione che i piani alti abbiano voluto rifarsi del macello fatto con Age Of Ultron, buttando nel calderone tutti i personaggi visti fino ad oggi sul grande schermo, mettendoci poi qualche chicca qua e la, tra cui Spider Man, di cui è in lavorazione l’ennesimo tentativo cinematografico, e Black Panther, un supereroe finora conosciuto solo ai lettori di fumetti e mai troppo considerato. Si dai, due ore e passa di puro spettacolo ma boh…un po buttato lì. E Nick Fury che fine ha fatto? In Age of Ultron arriva bello pompato a salvare la situazione e il film si chiude con lui che torna un po a dirigere l’allegra combricola…e in Civil War manco una menzione. Ah! Errorino!

E’ tutta colpa di Batman Vs Superman. Mi è piaciuta la prova di Ben Affleck nei panni del Cavaliere Oscuro così come mi è piaciuta Gal Gadot nelle vesti di Diana Prince, alias Wonder Woman ma il film in se, purtroppo, è stato un polpettone ripieno di polpettone. Tante, troppe cose buttate lì nel mezzo come a voler dire: ué ragazzi, ci siamo anche noi che facciamo i film sui supereroi eh!
Non puoi dedicare 5 minuti ad un villain come Doomsday né far passare Lex Luthor come un ragazzino cerebroleso, tralasciando poi che han voluto farci già vedere gli attori che interpreteranno i personaggi della Justice League, finendo per far sembrare Aquaman, un Derek Zoolander quando, fa la pubblicità vestito da sirenetto

In sostanza per colpa di questo flop mi è passato l’entusiasmo su tutto l’universo CineComic.

Ma cosa volete mai? Alla fine sono diventato anche io un Nerd, se mi passate il termine. Nerd ben consapevole che più si andrà avanti, più la nostra fantasia verrà messa da parte in nome di un modus operandi che pare sempre più improntato al cash facile che al voler raccontare una storia con passione. Si è vero: mi lamento, vengo ciclicamente deluso ma i film li vado e li andrò a vedere lo stesso perché è parte di me. La passione per queste cose ce l’ho da quando ero un nano malefico e non posso ignorarlo!

Mi accontenterò…

Tullio

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Lettera ad un(a) Sindaco

Buongiorno.

Che cosa è il degrado? Un termine che negli ultimi anni è diventato sempre più diffuso e per certi versi, molto abusato. Una parola usata spesso dai cittadini per manifestare disagio e sconforto, in merito ad una situazione urbana che può andare dalle raffiche di furti a sporcizia e abbandono che, per lo più, interessa aree di pubblico utilizzo.

Il Comune dove vivo è uno dei migliori d’Italia e vi posso garantire che è così. Sono presenti numerose aree verdi, ci sono alcune strutture ospedaliere molto funzionali e competitive, due licei, svariate scuole medie ed elementari e l’amministrazione attuale è presente e interessata alla valorizzazione del territorio. Ogni anno vengono organizzate sagre e feste che richiamano migliaia di persone e durante la notte si riesce a dormire. Sembrerà banale, ma è importante.Io ho sempre detto che è un Comune a “misura d’uomo”.

Come si può ben pensare, l’affluenza di abitanti in questo Comune, negli ultimi dieci anni è pressoché raddoppiata e come sempre accade, non tutti sono consci né rispettosi del luogo in cui vivono. Con l’aumentare della “popolazione” all’interno della cerchia comunale, diventa sempre più difficoltoso, per assessori e sindaci, sopperire a tutti quei piccoli problemi che si vengono a creare, tra cui: l’aumento del traffico veicolare, i parcheggi, il presidio di alcune aree da riqualificare, lo smaltimento dei rifiuti e/o problemi di ordine pubblico.

La mia personale esperienza di vita vissuta all’interno di questo Comune è iniziata (circa) dieci anni fa. Vivo in pieno “centro”, a due passi dalla piazza principale, in uno stabile costruito negli anni ’40, quando le vetture circolanti erano un centesimo di quelle attuali. Nelle stradine che si intersecano sotto il mio palazzo sono presenti numerosi altri fabbricati, vari negozietti e piccole attività commerciali di cui, in prevalenza, molti uffici.

Per i primi anni è stata una pacchia. Non essendo in possesso di garage, ho sempre parcheggiato in strada e avevo l’imbarazzo della scelta sul dove mettere l’auto. Negli anni a seguire, gli uffici hanno chiuso i battenti e, con l’avvento della crisi globale, i negozietti hanno cambiato più volte di genere e alcuni hanno portato in zona un aumento degli avventori che l’area in cui vivo, non è in grado di supportare, purtroppo. Dal semplice parcheggiare sotto il palazzo, sono passato dal girare mezz’ora/un’ora, ogni volta che torno a casa, obbligato, a volte, a posteggiare l’auto nei parcheggi a pagamento, lontani diversi metri dallo stabile in cui vivo.

Nel corso degli anni le auto sono diventate più grandi e le capacità dei garage della zona non riescono più a svolgere la loro funzione perché progettati (e costruiti) in un’epoca dove il massimo ingombro si aveva con una Seicento Multipla. Questo fattore ha portato gli abitanti della zona a posteggiare i vari SUV e Transatlantici nei parcheggi esattamente sotto il palazzo in cui vivo perché sono a pettine, protetti ai lati dalle aiuole dello stabile e non sul bordo strada. A noi poveri inquilini garage-less non resta che posteggiare lontano ed adeguarci ai tempi. I “problemi” nascono quando alcune vetture restano lì settimane, se non mesi, parcheggiate nello stesso posto, dando dimostrazione di un enorme maleducazione e mancanza di rispetto da parte del proprietario.

Poi sono arrivati il Gold Bet (Scommesse) e il negozio dell’usato dell’ANT: una vera calamità! Ebbene si, perché le signore che gestiscono il negozietto non parcheggiano: lasciano le auto in doppia fila, parcheggiate dietro i posti a pettine, tutto il giorno. Se qualcuno deve uscire deve sempre prima chiedere “il permesso” alle suddette e, una volta che lasci il posto vuoto, rimettono l’auto in doppia fila, impedendo di parcheggiare a chi arriva. Perché? Perché, parole loro, “tengono il posto per le loro amiche”. Non vi dico le litigate che, ahimè, ho dovuto fare in un paio di occasioni per parcheggiare. In realtà il vero smacco è la loro arroganza, perché le signore “sono stanche di spostare le auto” e quando gli chiedi gentilmente di farti uscire (o entrare) sbuffano!

Il Gold Bet è anche peggio. Intanto, come altri posti simili, richiama tutta la fauna peggiore che ci sia: ubriachi, disperati che si giocano i reni pur di scommettere, facce poco raccomandabili e anche tanti giovani (tra cui molti giovanissimi); come se non bastasse, i frequentatori mollano letteralmente le auto in mezzo alla strada o nei passi carrai, concedendo a noi inquilini un meraviglioso ensemble di clacson dalle dieci del mattino alle nove di sera, senza contare le urla e gli schiamazzi di quelli che si arrabbiano perché hanno perso il loro assegno per la disoccupazione scommettendo sul cavallo sbagliato. Ci sono dei momenti in cui, in quel punto lì, non passa neanche uno scooter. Aggiungiamo poi, che proprio da quell’incrocio, transitano anche i Camion che riforniscono il piccolo market locale e che quasi quotidianamente, si incastrano facendo la curva per via delle auto posteggiate letteralmente in mezzo all’incrocio e manovrando per uscirne, urtano l’aiuola del nostro condominio, che abbiamo già dovuto riparare a nostre spese.

Ma, in fondo, tutto questo è riconducibile alla maleducazione. Semplice e odiosa maleducazione. Si, perché di segnalazioni ne abbiamo fatte tante e la Polizia Municipale è intervenuta in un paio di occasioni, ma più di tanto non riescono a fare, anche perché più che fare qualche multa, non è che possono presidiare costantemente la zona, giustamente aggiungerei e come tutti i grandi classici, dopo qualche giorno torna tutto come prima. Purtroppo essendo strade e parcheggi pubblici non ne sono il padrone, come (in teoria) nessun altro. Come ho scritto sopra…ci adeguiamo ai tempi e impariamo a conviverci.

Esattamente l’anno scorso, mi è capitato, per forza di cose, di posteggiare la mia auto di fronte all’ingresso del Centro Scommesse. Era mezz’ora che giravo e ho trovato posto solo lì. Il mattino seguente, uscendo per fare una passeggiata, ho notato che la mia auto era stata spostata più avanti, quasi in mezzo all’incrocio, esattamente davanti ad un passo carraio. L’auto, una vecchia Panda, era stata aperta, tolta la marcia e letteralmente spinta via, per “creare” seduta stante un parcheggio per qualcuno che, a quanto pare, ne aveva più necessità di me..mah! Mi hanno dovuto mettere dei punti sulla lingua perché a forza di mordermela per non esplodere me la sono quasi mozzata. Ovviamente, a spese mie, ho dovuto far riparare lo sportello piegato e la serratura rotta…già che c’eri potevi rubarmela, avrei speso meno….genio!
Non ho ovviamente le prove, a parte una denuncia fatta ai Carabinieri. Purtroppo (e per fortuna) io non vivo con il cellulare in mano e non sono qui ad invocare l’arrivo del super Vigile che mi risolva i problemi ma quantomeno ci tengo a segnalarlo perché non cada nell’oblio. Poi, fortunatamente, dormo lo stesso.

Voglio che sia ben chiaro che con questo post non intendo screditare l’attuale amministrazione. Tutt’altro! Voglio incoraggiarla. Farle sapere che ha dimostrato che ascolta i suoi cittadini e che quando ne ha l’occasione è in grado di risolvere davvero i nostri miseri problemi. Vorrei che chi ha letto sopra, non dica tra se e se “..e il Sindaco se ne sbatte” e “il Comune non fa niente” perché non è vero. Magari non subito, magari non immediatamente, ma quantomeno ascoltano. Proprio in merito a queste problematiche civili mi sono informato per capire se era possibile fare diventare i parcheggi pertinenti al nostro palazzo ad uso esclusivo dei residenti. Non ho ben chiaro dove sia l’inghippo ma anche l’assessore con cui ho parlato non è riuscito ad aiutarmi perché le informazioni che ho raccolto sembra non siano sufficienti.

Vorrei che chi ha letto capisca che tutti questi piccoli problemi non inficiano la mia vita perché mi ci sono adattato, giusto o sbagliato che sia. Mi danno fastidio, certo, e vorrei risolverli, anche se sembra proprio che io non abbia un piffero da fare se non preoccuparmi di queste piccolezze. In realtà è proprio perché ho tanto da fare che cerco di trovare il tempo di occuparmi anche delle piccole cose, soprattutto perché mosso da un senso civico e morale (a tratti esageratamente) rispettoso del prossimo e credo valga la pena fare sentire la propria voce a chi le cose può aggiustarle.

Grazie.