Facciamoci due risate

Buongiorno. Non è di certo di polemica che ho deciso di parlare. Oggi ho deciso di riprendere a scrivere perché ne sento il bisogno. Oggi ho deciso che non parlerò di musica, ma parlerò della mia città, Bologna. Ho deciso di scrivere quello che penso in merito a una questione attuale che riguarda un’ordinanza Comunale che impone a tutti i locali/bar/gelaterie/ristoranti di chiudere i battenti all’una o alle 23. Non mi importa se non vivete qui o la cosa non vi riguarda, mi importa che volevo mettere ordine nei miei pensieri e avere la possibilità di dire anche io cosa penso, visto che nel mare di commenti su Internet la stra grande maggioranza sono spazzatura e composti da ipocrisie senza senso. Come sempre la lampada magica la lasciamo alle favole e non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma quanto meno di provarci…quindi, bando alle ciance, cominciamo.

Vi avviso che essendo io di queste parti ho deciso di adattare il testo al contesto geografico e se non capite qualche termine, beh, usate San Google.   

Sono un ragazzo bolognese di trentanni. Sono nato e cresciuto in questa città e non nascondo che in più di un’occasione avrei voluto lasciarla al suo destino. Un destino che sta rapidamente manifestandosi e a rimetterci, come spesso succede, sono quelli che non c’entrano un bel niente o in parte.
La nuova ordinanza sugli orari della zona centro, firmata dal Sindaco scaturisce dalla necessità di fare qualcosa. Certo, qualcosa che sia giusto, che faccia contenti tutti, che renda tutti felici, coccolosi e liberi di continuare a divertirsi permettendo così all’indotto dei locali/bar/ristoranti/artigiani di poter continuare a lavorare.
Purtroppo sono pochi coloro che hanno le capacità di fare questi miracoli e da quel che mi risulta, uno di loro è passato a miglior vita 2000 anni fa mentre gli altri hanno preferito deviare verso una pratica miracolistica ad personam.

Ora, mettiamoci a ragionare su quali sono in realtà questi divertimenti a cui occorre dare diritto e spazio:
ho passato in centro, soprattutto nella zona “incriminata”, svariati anni della mia vita, nonché diverse serate a fare i bagordi bevendo birra e giocando a biliardo. Ci siamo sempre divertiti un mondo perché quello di cui ci importava era stare in balotta. Frequentando queste strade, tanta è stata la nostra gioia nel scoprire che non eravamo i soli a divertirci! Si, perché oltre a noi c’è sempre stato un mare di gente che si divertiva, forse anche più di noi.
Gente che si rotolava dalle risate mentre pisciava sul portone di casa di qualcuno; gente con i crampi allo stomaco dal ghigno mentre spaccava vetri di auto o pitturava muri con graffiti che manco un cinno di 4 anni fa così brutti; divertimento a gogo mentre ti ripari dietro una colonna perché i soliti fattoni si lanciano le bottiglie, rigorosamente portate da casa perché sono contro il sistema capitalistico mondiale. Insomma, tanto tanto divertimento.

Bolognesi, studenti universitari, studenti Erasmus, insomma, tanta biodiversità che alcuni giardini zoologici ci hanno invidiato per anni. Ricordo con grandi sorrisi una sera in cui ci hanno inseguito con bottiglie rotte in mano per rubarci i portafogli e le risate che ci siamo fatti assieme quando quei regaz si sono incontrati a metà strada con una compagnia di antagonisti e non posso non ricordare quante ghigne ci siamo fatti nel vederli spaccarsi la faccia a vicenda mentre gli inquilini del palazzo sovrastante se la ridevano di gusto, non di certo infastiditi dalle continue notti insonni.
Una volta ho conosciuto delle persone che erano così contente di essere obbligate ad andare a vivere in affitto fuori dal centro che si sono messe a piangere dal tanto ridere. Risa di gioia certo. Perché, chi è che non è contento di lasciare un appartamento di proprietà in cui vive da quarant’anni per finire a vivere in un bilocale in affitto? Io farei una festa.

Ormai non contavamo più quelli beccati a cagare dentro i portoni dei palazzi o le tipe a chinino a pisciare nei giardini privati e ci accorgemmo che purtroppo il bello del divertimento è che, quello vero e intenso, dura poco e quindi dopo un po’ si perde quell’ilarità che contraddistingue certe situazioni.
Da tempo non mi fanno più ridere i punkabbestia che lasciano Pitbull di cinquanta chili liberi in mezzo alla gente e poi si stupiscono se interviene la polizia a rischiare di essere sbranata da degli animali la cui unica colpa è avere certa gente come padrone. Ci ha suscitato solo qualche sorriso finto la schiera di finti alternativi e studenti fuori sede (di cui alcuni fuori corso da vent’anni) che ci chiede “du spicci” per fare la colletta e comprarsi una lattina di Finkbrau in diciotto perché col piffero che comprano da bere nei locali, altrimenti sarebbero complici del sistema no? Senza contare le volte che ci hanno mandato a fanculo quando ci siamo rifiutati di dargli una sigaretta, dei soldi o il cellulare per fare una telefonata.
Non rido più cercando di capire come, tanti bolognesi, si lamentino del degrado quando sono loro stessi autori di performance epiche come risse a distanza con lanci di bottiglie che si infrangono sui passanti o balotte in fila dallo spaccino a comprare un deca di fumo o un pezzo di bamba. Ho sentito alcuni di loro lamentarsi dello schifo e dei drogati mentre cercavano i soldi cambi da dare al pusher che non aveva il resto. Ipocrisia? No, comicità sottile. Molto sottile.

Ora non rido più, anzi, sono un po’ arrabbiato. Perché tra tutti questi comici mancati ci sono sempre stati quelli che venivano in centro solo per il piacere di vivere la propria città in compagnia e farsi un paio di birre senza rompere i coglioni a nessuno. Di queste persone ne ho viste sempre meno perché, come me, hanno deciso che non vale più la pena di partecipare a questi show da quando puoi comodamente guardarti Zelig o il Grande Fratello alla Tv, per farti quattro risate.

Non vado più in centro perché se lo facessi ci andrei con un badile. Un badile per raccogliere la merda dai portoni e lanciarla in testa a questi ipocriti.
Ipocriti che vanno su Facebook a piangere e a dare la colpa al sindaco o addirittura al pakistano che vende loro le birre col trolley al quale hanno pagato l’università al figlio con tutte le bocce che gli hanno comprato, tra l’altro.
Gente che si lamenta del fatto che così le attività chiudono quando non si rendono conto che qualche anno fa, prima ancora dell’ordinanza “anti vetro in strada”, erano in diversi che si portavano il bere da casa perché ormai nei pub la birra costa “ben cinque fleuri vez!”.
Forse alcuni di questi attori mancati si sono dimenticati le file dal “paki” a comprare da bere o a mangiare venti pizze perché lì la roba non costa un cazzo? Vi siete per caso scordati dei vari selfie con i venditori di rose da ubriachi? Io no. Come non mi sono dimenticato del mio scooter rovesciato in terra insieme ad altri perché era divertente creare l’effetto domino mentre ci si sbronza con la latta da 66 cl.
E tutto questo ben prima di oggi. Forse siete tra quelli che non pagano l’affitto perché spendono tutti i soldi di papà in alcolici e palline luminose (sempre acquistate dal mitico paki) e quindi vi è difficile fare mente locale mentre scrivete su FB che siete indignati. Lo capisco.

I veri indignati sono i gestori dei locali che con la vostra solidarietà spicciola, non ci pagano né l’affitto né i fornitori. Non sventolate in rete il cartello attaccato alla serranda del “crepettaro” di Via delle Moline come se fosse un qualche tipo di simbolo della situazione, tipo la foto di piazza Tienanmen.
State sereni che i proprietari si sono fatti le budella d’oro in questi trent’anni e passa di attività e se ora sono nella merda non è certo perché devono chiudere alle 23, con tutto il rispetto del mondo.

Ho letto commenti di gente che dice che in Europa non è così, che sono avanti anni luce e bla bla bla. Sapete perché non hanno queste regole in alcune (non tutte) città europee? Perché non ne hanno bisogno. Perché se due trovano da dire la risolvono a schiaffi in una zona appartata, senza coinvolgere il primo che passa; perché gli ubriachi che escono dalle discoteche si dispongono in file ordinate ad aspettare i taxi; perché i pisciatori seriali si infrattano in qualche vicolo buio e la fanno contro un muro, se proprio devono e di sicuro non restano stupefatti se, esagerando,  si beccano qualche manganellata condita con qualche ora di gabbia.
Sono convinto che è sempre più facile guardare il giardino degli altri e dare la colpa a tutti e tutto fuorché noi stessi.

Volete davvero cambiare le cose? Date una scoppola al vostro amico che pittura il muro; quando uscite dal pub sbronzi fate in modo che i vostri amici molesti non trovino da dire col primo che passa; quando vedete qualcuno che passa a vendere alcolici in valigia mandatelo via ed entrate a farvi una birra al bancone. Le birre del paki bevetele a casa.
Le soluzioni ci sono e sono anche molteplici ma finché non partirà da noi stessi il cambiamento, a pagarne le conseguenze sarà chi non c’entra niente, così come è sempre stato e sempre sarà.

Tullio

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