I’m still here

Sono un po’ amareggiato, ma non perdo le speranze. Sono un po’ avvilito ma cerco di non perdere il sentiero. Ho sempre pensato che nel panorama musicale, tolti i riflettori, i talent o l’ipocrisia, rimanessero dei musicisti bravi. Davvero. Credevo che noi potessimo lamentarci fino a perdere il fiato ma se non valiamo molto, sul piano tecnico, non possiamo aspirare a grandi risultati. Invece non è del tutto così. 

Si sa, culturalmente siamo indietro anni luce, rispetto a tanti altri paesi. Noi siamo quelli della musica leggera, delle tradizioni folkloristiche regionali, delle scopiazzature fatte non tanto bene, spacciate per farina del nostro sacco.  Siamo quelli che si lamentano che il panorama musicale fa schifo però continuano a finanziare vecchie cariatidi come Vasco riempendo stadi e fischiando i gruppi che si esibiscono prima di lui.

Siamo quelli che vanno al Sonisphere in modalità carro bestiame e poi (solamente) il giorno dopo si lamentano (rigorosamente) su Internet che li hanno trattati male e che gli organizzatori sono stati brutti e cattivi, ma che non sono capaci di apprezzare i gruppi che hanno suonato durante tutto il festival, perché loro erano lì per i Metallica (ennesime cariatidi) e quindi giù fischi e lanci di bottiglie al Mike Patton di turno.

Insomma, io mi lamento. Mi lamento perché dopo anni passati a vedermi chiudere porte in faccia e a sentirmi chiedere: “quanta gente portate?” ne ho acquisito tutti i diritti. Mi lamento con me stesso perché non riesco a trovare un modo intelligente per fare capire a certi filibustieri che andare in giro a suonare a costo zero è una rimessa per tutti, tranne che per i locali e/o gli organizzatori. Mi lamento con i gestori dei famigerati clubs che hanno ancora la faccia tosta, nel 2015, di chiederti: “si, mi interessate ma prima di fissare la data, quanta gente viene a vedervi suonare di solito?” Ergo, mi stai dicendo che se non è il gruppo a portare il pubblico, nel tuo locale non viene nessuno? Allora forse sono io, che non voglio esibirmi nel tuo club, visto che sembra non funzionare poi così tanto bene.

Ma di cosa mi lamento in fondo? Vivo in un paese dove il “suonare” è visto come un lavoro solo ed esclusivamente se passi in Televisione. Certo, perché se fai date all’estero o 100 concerti all’anno in Italia, ma non appari ad XFactor, rimane solo ed esclusivamente un “hobby” e poco più. Perché anche chi ci “lavora” deve comunque arrabattarsi con altre 10.000 cose diverse per arrivare a mettere insieme uno stipendio vero e proprio, su cui comunque ci paga tasse e contributi. Compresi tutti quelli che, dopo 40 anni di carriera sono ancora qui, con (ipotetiche) svolte metal e svariati cambi di stile a spaccare le palle e a occupare la “poltrona” perché se smettessero, tempo un paio d’anni, finirebbero a disegnare Madonne per terra e dovrebbe quindi intervenire il governo con qualche decreto ad hoc per salvargli le chiappe.

Continuerò a lamentarmi, ma continuerò anche a non perdere le speranze. Continuerò a condannare, giudicare e a denigrare l’ipocrisia che regna sovrana. Perché credo che alla fine, ciò che importa veramente, sia la musica e credo che sia dovere di chi ancora si commuove sentendo una bella canzone, dare il valore che meritano a quelle lacrime, affinché un giorno, le persone possano tornare a commuoversi insieme a lui.

              Tullio
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