Who is? Pt. 2

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Personaggi e Miti
della Scena Musicale

Bentornati. In questi giorni, rischiando il metldown a causa delle temperature pari a quelle registrate sulla superficie del sole, ho raccolto un po’ di materiale in merito al personaggio di cui vi parlerò oggi. Quindi, accendete il climatizzatore, buttatevi in piscina e preparatevi a farvi una cultura, se già non l’avete.

Ronald Belford “Bon” Scott (1946-1980)
It’s a long way to the top

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In occasione del loro concerto che si svolgerà Giovedì 9 Luglio all’Autodromo di Imola e conscio del fatto che oramai sono passati 35 anni dalla sua scomparsa, oggi vi narrerò le gesta di colui che reputo uno dei più grandi, tra i precursori del Rock’n Roll: Bon Scott, ovvero la prima voce degli AC/DC.
Innanzitutto va precisato che non fu proprio la primissima voce della band ma, visto che il cantante che reclutarono all’inizio (tale Dave Evans), si rivelò non essere la scelta migliore, Bon Scott fu chiamato per sostituirlo ed ecco che ci siamo. Un altro di quei momenti nella storia in cui varrebbe la pena ringraziare ogni congiunzione astrale o ogni divinità che hanno permesso che ciò accadesse.
Peccato che gli attuali fan della band, quelli più giovani (e grazie al cielo non tutti), non abbiano la minima idea di chi sia, un po’ come Paul Di Anno, nel caso degli Iron Maiden, ma questa è tutta un’altra storia.
Nato nel 1946 in Scozia, emigrò in Australia con la famiglia all’età di 6 anni. Il talento e il carisma era già nel suo sangue, tant’è che all’età di vent’anni formò la sua prima band, gli Spektors e, a seguire i Valentines, che cantavano covers e brani originali scritti da un “certo” George Young, fratello maggiore di Angus e Malcom, le due chitarre degli AC/DC.  Prima di diventare una leggenda, militò in un altra band, i Fraternity, con i quali incise due LP (dei quali vi consiglio Livestock) e fece pure un tour in Europa.
La sua personalità dirompente lo portò ad essere uno dei primissimi rocker australiani a finire nei guai per possesso di marijuana e allo stesso tempo, si fece conoscere per le sue doti di frontman, seconde solo a pochi altri, nel mondo della musica. Dopo un incidente in moto, nel quale ci lasciò quasi le penne, Scott, finì per conoscere di persona i membri fondatori degli AC/DC, i quali, lo presero come cantante.
La leggenda ebbe inizio qui, nel 1974, quando registrarono High Voltage. Negli anni a seguire, oltre a sconvolgere il mondo, si susseguirono altri capolavori come T.N.T (1975), Dirty Deeds Done Dirt Cheap (1976), Let There Be Rock (1977), Powerage (1978) e Highway to Hell (1979). Queste sei pietre miliari della storia della musica le considero come alcuni tra i migliori dischi di sempre. Senza offesa per nessuno ma, brani come Whole Lotta Rosie o It’s a Long Way to the Top (e tanti altri) hanno contribuito a creare un mondo e a esprimere al meglio ciò che Bon Scott era: un “pazzo” furioso. Un Rocker, con la R maiuscola, come altri potevano solo sperare di essere.

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Sicuramente fu anche grazie a lui e alle sue parole, che la band, nel giro di pochi anni, diventò una delle più grandi leggende del Rock e, come ogni icona rock che si rispetti, muore a Londra nel 1980 in circostanze tutt’ora da chiarire ma in molti accusano la sua dipendenza dall’alcool come causa principale della scomparsa.

Bon Scott era un personaggio a tutto tondo. Scriveva canzoni forti, in cui trattava temi legati alla sessualità, alle feste e alla vita on the road. Arrivava ai concerti quasi sempre un minuto prima di salire sul palco e dopo lo show se ne andava a qualche festa con i fan che raggiungevano la band nel back stage. Sicuramente si è goduto appieno la sua vita e per questo lo ammiro. Insieme ad altri grandi come Ozzy Osbourne o Ritchie Blackmore ha contribuito a creare un genere, no, un mondo nuovo, una rivoluzione che ha portato i nostri cuori a traboccare di gioia ed emozioni, perché era ciò di cui il mondo aveva bisogno. Non è assolutamente mia intenzione sminuire il lavoro svolto da Brian Johnson, il quale ha sostituito Bon Scott alla voce ma, come dico da sempre, pistola alla testa, sceglierò sempre Scott. Adoro la sua voce, unica e graffiante, energica e carica della sua personalità e adoro il carisma e il personaggio. Purtroppo, tra i tanti rimorsi, non ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo e questa è una delle prime cose che farò quando inventeranno una macchina del tempo. Come dicevo prima, non si può togliere nulla al lavoro di Johnson, né tanto meno, al personaggio di Angus Young. Ho avuto la possibilità di vederli dal vivo nel 2010, a Berlino, e quel concerto si è stampato in me a imperitura memoria come uno dei più belli della mia vita.

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Alla fine, la memoria di questo grande uomo è viva tutt’ora. Consideriamo che più della metà della scaletta dei live degli AC/DC contiene brani dai primi album, con Bon Scott alla voce e questo, a dimostrare il rispetto e l’affetto che i suoi compagni avevano per lui, compreso chi, coraggiosamente, ha raccolto la sua eredità e l’ha portata avanti nel migliore dei modi possibili.
Grazie Bon Scott, eri davvero un Problem Child ma la tua Lunga Strada verso il Top alla fine, ti ha portato nell’olimpo degli dei della musica, nel posto che ti spetta di diritto e che nessuno ti toglierà mai.

Tullio

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