Idiocrisy

Oggi voglio parlare di attualità, anche se in realtà si tratta del “problema più vecchio del mondo”. La costante e sempre più crescente ipocrisia alimentata dai social network sta minando la mia pazienza. In molti si ostinano a mantenere un certo rigore, pensando di lasciare perdere o di “non farci caso a questa gente”. Vero. Difficile ma vero. D’altro canto io non ci riesco più.
Certo, non ho la pretesa di voler cambiare il mondo, ne tanto meno di cambiare la testa della gente ma più vado avanti con gli anni, più mi ritrovo a pensare che il diritto di parola debba andare di pari passo col DOVERE di accendere il cervello e che l’ipocrisia oramai sia stata geneticamente combinata all’idiozia.

Tutto è partito quando, qualche tempo fa, ho deciso di ricominciare a interessarmi del mondo. Ok, ditelo, vi aiuto io: e sticazzi?
Preciso però, che non ho mai smesso di approfondire, leggere e conoscere, mosso da un’insaziabile curiosità per ciò che mi sta attorno. Che dite? Era meglio restare con la testa sotto la sabbia? Non lo so neanche io. Se non altro, cerco di dare il giusto peso alle cose e di non precludermi ciò che di bello ho nella mia vita, per colpa di qualche manciata di teste di farro. Credetemi, magari non c’è tantissimo, ma quel che ho lo amo perché mi fa stare bene. Va beh, sembra una roba molto hippie ma il senso lo avete capito.

La necessità di scrivere questo articolo è nata dopo l’ennesimo errore che ho commesso: ho letto i commenti relativi ad un post che trattava di prostitute.
Galeotto fu il mio dito indice. Non ho intenzione di postarvi nel dettaglio ciò che ho visto ma, tra le domande che mi sono posto, mentre lavavo i mie occhi con la candeggina per purificarli da ciò che hanno letto, ce ne sono alcune che spiccano:

  • Ma, nel 2015, ci sono ancora dei dementi che dicono: “ci sono le prostitute perché voi donne dovreste darla di più!” ?? I casi sono due. Quello che scrive è uno scimpanzé che sta eseguendo un qualche test psico-sociologico o si sono scongelati i ghiacciai dell’artico liberando tribù di trogloditi a mia insaputa. Non può pensarla davvero così dai…dai…Poi ne ho letti un’altra ventina di questo calibro e per la legge dei grandi numeri, qualcuno che la pensa così ancora oggi c’è. Qui ho salutato l’iride sinistra e sono stato colto da una strana sensazione osservando i miei gioiellini, grazie ai quali sono accomunato a tutti questi presunti maschi. Ciò che ho provato è stata voglia di avere la vagina. Così potrei aiutare gli autori di queste perle di saggezza mascolina a realizzare i loro sogni, dandogli più ginocchiate nelle gengive che altro, anche se sarei davvero brutto come donna.
  • Un’altra domanda è: ma solo io penso che quelli che pagano per avere rapporti sessuali di qualsiasi tipo siano solo dei poveri sfigati? Cioè: mi state dicendo che siete talmente pigri, irresponsabili e codardi da essere disposti a PAGARE per trombare?  Ok, per le pari opportunità, gli stessi quesiti andrebbero posti anche all’altra barricata, ma credo sia un discorso più complicato (e sicuramente più fine) ma esula da ciò che sto dicendo. Non importa, perché a tutti gli “economisti” che si sono sempre giustificati con: “…tra una cena pagata e un drink offerto, spendi uguale! Tanto vale andare a prostitute, almeno quelle non rompono! Ehehehe (tipica risata di chi crede di aver capito tutto) io dico: grazie! Grazie perché mi fate sentire uomo. Perché in un mare di ipocrisia, risvoltini e inguini maschili depilati mi date man forte, nel credere che l’uomo (quello vero) si sia estinguendo.

L’irrefrenabile disgusto che traspare da queste righe mi porta a riflettere sulla questione generale. Qualche settimana fa, Umberto Eco è stato virtualmente massacrato per le sue parole su presunte legioni di imbecilli, ai quali, la rete ha dato effettivamente più libertà. Tralasciando che, come al solito, ci si sofferma solo sulle parole che colpiscono e mai sul discorso nella sua totalità (andate a vedervi il filmato del suo intero discorso sul tubo) quello che vorrei aggiungere, caro Umberto, è: gli imbecilli sono sempre esistiti, i social li hanno solo resi visibili a tutti gli altri. Internet, così come i programmi spazzatura di cui è pieno l’etere sono nati per incoraggiare uno smisurato bisogno di attenzione e le prove ci sono.

Ho letto un articolo su l’Internazionale (Nr. 1108, anno 22) in cui un giornalista tratta il problema delle “gogne mediatiche” grazie alle quali, persone colpevoli di uscite infelici sulla rete, hanno perso il lavoro, dignità e tanto altro a causa di migliaia di fantomatici giustizieri informatici. Minacce di morte, di stupro, offese, auguri per una morte repentina…insomma, bisogno di attenzione travestito da giustizia. Persone con la speranza che qualcuno li re-twitti, o di ricevere 1.000.000 di likes, spacciandosi per colui (o colei) che “ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno a quella stronza/o!”. Questo accade oramai dappertutto. Chi se ne esce con battute razziste, offensive o semplicemente stupide oltre ogni dire, viene elogiato, se non mitizzato, alimentando facili qualunquismi. Ciò accade solo ed esclusivamente, perché di fronte a noi non abbiamo l’interlocutore reale. Sono sicuro che gli autori di perle rare come i commenti accennati sopra non avrebbero il coraggio, ne la faccia tosta (salvo alcuni casi) di girare per strada strillando ai quattro venti ciò che pensano davvero. Della serie: vallo a dire in faccia alla ragazzina stuprata che se l’è andata a cercare.

Tra questo manipolo di “eroi” io ci inserisco anche i nostri politici. Fate due conti: zero confronto con pubblico reale, facili consensi e sensazionalismo…è perfetto! Tutto ciò che un politicante moderno può desiderare, senza la scocciatura di farsi vedere mentre si dà fisicamente da fare a cambiare le cose, tanto bastano qualche tweet o qualche frase a effetto su FB che gli elettori sono già a posto.

In conclusione, un po come perenni bambinoni che cercano l’approvazione della mamma per aver fatto la cacca nel vasino, molti di noi stanno perdendo il senso della realtà,  ora riposta in 5, 6 o 4,3 pollici di costosa tecnologia, alla quale nessuno ci ha insegnato a portare rispetto. Ma il rispetto, per prima cosa, va portato a noi stessi anche se, è molto più facile lasciarsi andare, noncuranti che dall’altro lato dello schermo ci sono davvero esseri umani come noi.

Tullio

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7 thoughts on “Idiocrisy

  1. Il rispetto parte dalle piccole cose. La rete è e sarà sempre più l’amplificatore di ogni nostro gesto, se lo vogliamo. Ma ci sono anche altri media che aiutano a far esplodere tutto. Soprattutto alcuni cervelli pieni di ciarpame, pericolosi come il vaso di Pandora. Il tuo cruccio è comprensibile, ma soggetto a grandi delusioni.

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    1. Guarda, io sono sempre dell’idea che il rispetto, in alcuni casi, vada guadagnato. Il mio cruccio nasce proprio dalla delusione nel rendermi conto che forse il vaso di Pandora è già stato scoperchiato. Le delusioni sono parte dell’esistenza, almeno la mia esperienza fino ad ora mi porta a crederlo, però vanno gestite e di certo non mi farò schiacciare da esse. Il punto di partenza è il confronto, reale e pacifico e soprattutto motivato. Mi fa piacere che ci sia ancora qualcuno con cui scambiare opinioni.

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      1. Hai ragione, il rispetto va guadagnato. Purtroppo la realtà ci racconta storie diverse. Per tanti sforzi si facciano a volte nessuno si accorge del valore di ciascuno, sinché questi non se ne’è andato. Piacere di conoscerti. 😀

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      2. Piacere mio! Il valore di una persona va misurato in base ai fatti, secondo il mio modestissimo parere. Il disinteresse totale per il suddetto va di pari passo con il sempre più crescente bisogno di attenzioni, mischiato con un ego spropositato, il tutto mantecato a regola d’arte dai media. Sono di quella generazione che è nata senza internet e senza cellulari (sembro vecchio…lo so… :D) ma crescendoci insieme, ho imparato ad averne rispetto. Questo andrebbe insegnato, ma è un’utopia grande come una casa. Ma non mi scoraggio, nel mio piccolo provo a fare la differenza.

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      3. Anch’io ci provo. Ma ho più rispetto verso il pianeta che ci ospita, la natura e gli animali perché, onestamente, gli umani spesso sono troppo “maldestri” nell’usare il rispetto. Benché ne parlino all’infinito.

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      4. Concordo, ma non perdo la speranza comunque. La scarsa capacità nel vivere secondo certi valori ce la portiamo dietro da quando esistiamo, ma credo che chi ancora sente di avere un cuore che batte nel petto, non debba lasciare offuscare ciò che di buono ancora c’è nelle persone. Sicuramente poco e sempre meglio celato ma fidati, c’è.

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