Not Required

La scorsa settimana, come molti di voi sapranno, gli AC/DC si sono esibiti all’Autodromo di Imola, in provincia di Bologna. Quasi 100.000 persone (92.000, stando ai report ufficiali) si sono riversate nei paddock del circuito per assistere ad un grande show dei loro idoli. Mantenendo sempre il primato di medaglia d’oro al campionato mondiale di lamentosi, non sono mancate le polemiche, arrivate un po’ da tutte le parti. Vari esperti, organizzatori ed opinionisti improvvisati si sono lanciati in disquisizioni (stamattina a colazione pane e Zanichelli) più o meno sensate, facendo paragoni più o meno improbabili sulla situazione live nazionale.

Per chi non ne fosse al corrente, nel 2010, in concomitanza con una vacanza a Berlino con due amici, ho avuto il piacere di assistere al concerto che Angus e soci hanno tenuto allo stadio, per il Black Ice Tour. Diciamo che era partita come “facciamoci tre giorni a Berlino” e durante la preparazione del viaggetto abbiamo colto l’occasione, sapendo che sarebbero passati da lì. Il biglietto, che ora si trova appeso in bacheca nel mio soggiorno, costò (circa) 80,00€. Vi garantisco che il concerto ne è valso ogni centesimo. Si sono esibiti per quasi due ore e mezza, regalando alle migliaia di fan uno spettacolo indimenticabile, sia musicalmente che scenograficamente.

Quando l’inverno scorso ho scoperto che sarebbero venuti dalle mie parti, decisi che anche io sarei stato tra i 90 mila di Imola. Purtroppo, ho imparato poco dopo che il prezzo del biglietto si aggirava intorno ai 90,00€ ed essendo un periodo di transizione impegnativo (stavo cambiando lavoro) ho deciso che quei soldini avrebbero fatto più bella figura nel mio portafogli. In fondo lo sfizio di vederli dal vivo me lo ero già tolto, quando ancora ero ricco (più di spirito che di soldi).
Il tarlo di vederli in concerto mi ha però accompagnato per qualche mese a seguire. La notizia che i biglietti sono andati bruciati in pochissime ore ha dato man forte alla mia coscienza. No tickets, no show, no spenderemoney, no askforelemosina. 

Ignoriamo il fatto che, vista l’affluenza, i bagarini e vari “business men” (bastardi) hanno acquistato centinaia di biglietti per poi rimetterli in vendita su internet a cifre che andavano dai 150 ai 300€ a biglietto. Un affare, considerato che di riffa o di raffa, sono stati venduti pure quelli.
Una delle lamentele che possa valere la pena di fare è proprio riferita a questo fattore. Sappiamo che piattaforme come Ticketone (o BigliettOne per gli amici) danno la possibilità di acquistare un massimo di 5 biglietti ad account. Sappiamo anche che in questa era moderna, basta farsi 10 account fasulli per aggirare il problema. La mafia dei bigliettari esiste dai tempi antichi e debellarla è impossibile, almeno da parte delle istituzioni. Voglio dire: di concerti ne ho visti parecchi e ad ognuno non sono mai mancati i famosi “compro e vendo biglietti ragà” persino davanti all’ingresso del locale, in front of bigliettaio ufficiale.

Gli organizzatori dei concerti e i venditori ufficiali dei tickets se ne sbattono altamente, dato che ciò che importa loro è vendere i biglietti. Poi che uno ne compri una ventina e li rivenda al quadruplo del suo valore…importa poco.
Non ci siete ancora arrivati? La differenza siamo sempre noi a poterla fare. Smettiamo di comprare dal bagarospo e non solo avremmo aiutato a sconfiggere questa sottospecie di mafia ma avremo dato anche la possibilità ad altre persone di assistere al concerto. Si perché da povero pirla quale sono, dopo qualche riassestamento ero riuscito a racimolare i soldini per il biglietto ma…magia! Non se ne trovavano più, a meno di non mettere un ipoteca su di un rene per comprarlo da un privato.

Cambiando discorso, ho letto che molti “opinionisti” si sono lamentati del fatto che migliaia di persone sono state disposte a spendere 90 iuros per gli AceeDicee quando, magari, la maggior parte di loro non è disposta spenderne 10 per vedere un gruppo emergente ergo, non supportando la scena underground.
Ora mi addentro in una selva oscura e senza guida alcuna, se non la mia esperienza in questo ambito. Fermo restando che ci sono sempre le dovute eccezioni, il paragone non sussiste.
Innanzitutto, riferendomi alla zona in cui vivo, mi chiedo: cosa dovrei supportare? Un locale in cui ho suonato recentemente, basa la sua programmazione su gruppi esclusivamente emergenti, prevalentemente rock/metal. Io, spettatore, posso anche decidere di “supportare la scena” andando a vedere questo concerto, pagando il mio bel Deca all’ingresso (più un altro quindicello per eventuale tessera). Dal momento che questo locale non paga i gruppi che chiama, se non con una birra e bel piatto di pasta scotta, alla fine il mio grano, non ha fatto altro che supportare il posto o l’organizzatore, che si spartisce il ricavato con i gestori. Ora, possiamo stare qui a disquisire che comunque costoro danno la possibilità ai gruppi di farsi conoscere ma siamo onesti, con il “farsi conoscere” non ci si paga le spese, soprattutto se (come nel nostro caso) la band in questione viene da lontano. Certo, andandoci, aiutiamo il locale a crescere e così facendo, darà più spazio ai gruppi emergenti, che continueranno a suonarci gratis, mentre l’headliner straniero di turno si becca una cifra spropositata (e magari si fa pure pagare dal gruppo prima per fargli aprire lo show).

Tornando alla domanda principale, ora voglio dire una cosa e spero vivamente di non offendere nessuno e se così sarà, pazienza.
Non riesco a capire cosa dovrei supportare dal momento che negli ultimi anni, moltissimi gruppi emergenti non sono altro che la fotocopia della brutta copia di roba trita e ritrita. Seguo vari canali di etichette più o meno grosse sul tubo e i gruppi che propongono…sono (quasi) tutti uguali!!! Stessi arrangiamenti, stesse voci. Senza contare che molti di queste newsensations si esibiscono con concertini di (massimo) 1 ora scarsa (dove il biglietto è capace di costare 40€) quando certuni, considerati vecchi, si sparano dalle 2 alle 3 ore di live.
Vale anche per il Bel Paese. Farò un esempio: mi spacciate Nina Zilli come la novità quando propone uno stile che è nato negli anni ’40 e che è stato portato alla ribalta da gente che metteva insieme il pranzo con la cena e che aveva davvero qualcosa da dire. Un genere che ha dato il via a una rivoluzione sociale e culturale, oltre che musicale. Dove è la novità? Senza offesa per Miss. Zilli, che di sicuro sta facendo la sua gara e non mi permetto di giudicarla dal punto di vista tecnico.

Quindi vado sul sicuro, se sgancio 90 bombe per gli ACDC o chesoio, almeno posso godermi the orginals! Poi, è vero, possiamo lamentarci di come alcune vecchie (forse anche troppo vecchie) glorie siano ancora in giro e che stì “nonnetti” abbiano rotto ma, finché avranno schiere di gente pronti a spendere anche 500€ per un biglietto…fanno bene! Onestamente, salvo qualche eccezione, sono stanco anche io, di avere sempre gli stessi gruppi ai festival. Ma sono anche gli stessi gruppi che, un po per moda e un po per diletto, ancora attirano le masse. Masse composte da una varietà di fauna impressionante. La stessa fauna che si lamenta che non si dà spazio ai gruppi emergenti e poi fischia e lancia bottiglie ai suddetti perché loro sono lì per i mostri sacri.

Un paradosso degno del migliore (o peggiore) film di fantascienza.

Tullio

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