Who is? Pt. 3

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Personaggi e Miti
della Scena Musicale

Ben ritrovati. In questa sezione, per chi non lo sapesse, riporterò le gesta dei personaggi, vivi o no, che hanno influenzato negli anni, la storia della musica. Ritengo che sia una buona occasione per imparare qualcosa di nuovo, sia per chi non mastica molto di musica, sia per me che ho sempre qualcosa da imparare. Un’occasione per riscoprire cose che avevo dimenticato e di rivederle sotto una luce diversa, da fan devoto agli dei della musica che negli anni mi hanno accompagnato in ogni momento della mia esistenza. Ora basta con le sdolcinatezze.

Ronald James Padavona (1942 – 2010)
in arte Ronnie James Dio
…di nome e di fatto…

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Il 10 Luglio 2015 avrebbe compiuto 73 anni e sarebbe ancora pronto a insegnare qualcosa, su questo non ci piove. Nato nel 1942 in america da famiglia di origini italiane, si dedica fin dall’adolescenza alla musica, iniziando come trombettista di un gruppo rockabilly. Quando, invano, cerco di inculcare un po’ di cultura nella zucca di certi miei amici, quello che colpisce è lo pseudonimo che si è dato fin da ragazzo: Ronnie Dio. Vallo te a spiegare che non c’entra niente con il Dio della Chiesa ma che in realtà, si riferisce ad un’altro dei prodotti italiani di maggiore esportazione: la mafia. Il nome d’arte fa riferimento ad un noto gangster italiano conosciuto come Johnny Dio.  Sul perché abbia scelto di riferirsi a questo personaggio, lo escludo…forse faceva figo!

Qualche anno dopo fonda la sua prima band: Ronnie Dio and The Prophets, con i quali compose qualche singolo, tra cui un brano in italiano, Che Tristezza senza Te, versione tradotta di un altro loro brano. Se volete farvi due risate perché sapete già il resto della storia potete ascoltarla qui.
All’inizio degli anni ’70 fonda il suo primo vero gruppo, gli Elf, con in quali incide un album prima di trasferirsi in Inghilterra, trascinandosi dietro tutta la band. All’epoca, era lì che stava prendendo forma il panorama Hard Rock che nella decade a seguire, avrebbe sconvolto il mondo intero, lasciando un segno indelebile e tangibile nella storia tutt’ora.
Iniziando a frequentare la scena inglese, Ronnie e suoi Elf si ritrovarono presto ad aprire i concerti per un gruppetto davvero sconosciuto: i Deep Purple.

Ciò che ha sempre colpito di Ronnie è stata la sua voce. Bellissima, potente, graffiante e melodica, grazie alla quale è considerato ancora oggi, uno dei massimi esponenti dell’Hard Rock/Metal. Neanche a farlo apposta viene subito notato da un tale, uno che ha creato uno dei giri di chitarra più suonati della storia, Ritchie Blackmore, l’allora chitarrista dei Deep Purple. Peccato che si sia dato alla musica medievale e vada in giro vestito da menestrello…ma è un’altra storia questa.
Ronnie riceve alla sua corte il buon Blackmore e insieme, ribattezzano gli Elf. Nascono così i Rainbow, i quali, a mio modesto parere, hanno inciso alcuni tra gli album più bella della storia del Rock, tra cui vi segnalo (e consiglio vivamente) Rising. Se vi è capitato di guardare il film Rockstar, il brano che più si sente durante il film è Long Live Rock’n Roll, proprio dei Rainbow.

Purtroppo Blackmore è sempre stato un maniaco del controllo e infatti, qualche anno dopo, riesce a fare allontanare Ronnie dalla band, ormai in conflitto con questo pazzo scatenato. Poco male, se consideriamo che poco tempo dopo, un’altro “gruppettino” lo recluta alla voce: i Black Sabbath.  Oramai non erano più i Sabbath di Ozzy Osbourne, ne quelli di Paranoid (altro album che vi consiglio vivamente) e Ronnie portò una ventata di energia regalando al mondo alcune delle sue migliori performance canore grazie a dischi come Heaven and Hell (1980) e Mob Rules (1981). Anche qui, forse perché la sua energia non riuscì a competere con la crisi ormai in atto nelle fila delle band, ebbe dei rapporti conflittuali che lo portarono ad abbandonare il gruppo, portandosi dietro il batterista Vinnie Appice.

Fu qui, che ebbe inizio, sempre a mio avviso, la sua carriera vera e propria. Insieme ad altri personaggi, recuperati qua e là, tra cui il bassista dei Rainbow, Jimmy Bain, fondò la sua band: i Dio. Sicuramente un nome che non rispecchia assolutamente la sua megalomania…”che gruppo stai ascoltando tu? – Dio.”
Nel 1983 dona a noi poveri mortali uno dei dischi che hanno fatto la storia: Holy Diver. In questo album prendono il sopravvento tematiche fantasy, in cui si parla di draghi, principesse, cavalieri, mostri e spettri. Temi che hanno sempre accompagnato la sua figura e anche moltissime band dell’epoca, aprendo le porte ad una nuova concezione di Metal.
Tra vari cambi di Line up, Dio, continua la sua scalata al successo dando alle stampe altri dischi importantissimi di cui ricordo: The Last in Line (1984), Sacred Heart (1985), Dream Evil (1987) e Look Up the Wolves (1990).

Dopo una breve riunione coi Sabbath, giusto in tempo per incidere Dehumanizer. Conclusosi questo momento di follia, i Dio, incidono altri dischi che purtroppo, non riescono ad ottenere il successo dei precedenti e vengono aspramente criticati dai fan. Tra questi cito Magica, un concept album prodotto nel 2000. Io ho conosciuto Ronnie grazie a questo disco e nonostante ciò che dicono i critici, gli scettici e i puritani, lo ritengo un bell’album. Certo, non un capolavoro paragonabile a Holy Diver, ma a me è piaciuto e lo ascolto ancora oggi.
L’ultimo album registrato da Ronnie con i Dio è Master of The Moon, nel 2004, dalle sonorità più Rock’n Roll che altro.

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Nel 2006 partecipa al film Tenacious D e The Pick of Destiny (o Tenacious D e il Destino del Rock in Italia…mah) insieme a Jack Black e Kyle Gass, contribuendo anche alla colonna sonora cantando una piccola parte, in cui la sua voce fa la differenza. Nel film recita proprio la parte del Dio del Rock, indicando la via da percorrere al giovane protagonista. Demenziale è vero, ma è un film che adoro.

Nel 2007 sbarca in Italia al Gods Of Metal con la formazione Heaven & Hell, con cui si ricongiunge ai suoi ex compagni dei Sabbath: Toni Iommi, Geezer Butler e Vinnie Appice.

Ronnie James Dio muore il 16 Maggio 2010 per un cancro allo stomaco e con lui scompare uno dei personaggi più carismatici e sicuramente, una delle voci più belle del panorama musicale.

Personaggio quanto mai peculiare e che ha contribuito a influenzare le band a venire, anche se in Italia ce lo siamo fumati il giusto. Attorno a lui sono nate alcune leggende, tra cui spicca quella secondo cui, sarebbe l’inventore del “gesto delle corna”, associato a noi metallari e rockettari da sempre.
Qualche anno fa, in Bulgaria, il sindaco della città di Kavarna, ha eretto in suo onore una statua nel parco della città.

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Perché mai vi chiederete? Sopratutto perché proprio lì! In effetti ho studiato un pochetto e la questione è:
il sindaco è un metallaro di vecchia data, fanatico di Ronnie James e di tutto ciò che è metal e con questo omaggio al compianto cantante, ha dato il via a un progetto per creare un “Wall Of Rock” nel quale vuole rendere omaggio ai personaggi più influenti della storia del rock. Oltre a questo, va detto che Ronnie ha suonato per ben cinque volte in Bulgaria e si è prodigato in passato,in ambito umanitario, soprattutto quando si è trattato di fare rilasciare alcune infermiere bulgare da un campo di prigionia in Libia.

Una vita piena. Una vita spesa per il rock e per il metal. Sicuramente non ha vinto un premio per il maggior tempo passato con una band ma è riuscito a mettere la sua ugola un po’ dappertutto e dovunque è passato, ha lasciato il segno. Ha contribuito a creare un genere, un icona e non si è mai distinto per eccessi di nessun genere, se non vocali. Lui era Dio, un esempio per molti e un maestro per tanti. Sta a noi dargli il significato che preferiamo.

Tullio

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