Playlist Indefinibili

C’era una volta…un povero somaro. Quando il rock’n roll iniziò a corrompere la mia anima avevo (forse) 4 o 5 anni. In casa avevamo uno stereo con le due piastre per le cassette e il lettore CD. Ci sentivamo dei borghesi. La prassi era sempre la stessa: si ascoltavano i dischi di famiglia. Alla Domenica mattina pane e Paranoid dei Black Sabbath con marmellata di Made in Japan dei Deep Purple serviti su di un disco dei Pink Floyd di cui non ricordo il titolo, ma penso fosse Dark Side of The Moon. Di norma il menù comprendeva anche vari artisti italiani, quando ancora proponevano qualcosa di interessante che non fosse robaccia tipo “arriva la bomba” o che so io.

Sono cresciuto con un po’ di confusione, la quale, era quantificata in interminabili ore passate a riversare le canzoni che più mi piacevano su cassetta. Eh già, il nostro super stereo faceva pure quello! Le mie prime playlist, rigorosamente riscrivibili. Se poi riuscivo a creare una compilascion veramente accattivante, scattava il nastro adesivo sul bordo alto della cassetta. Qualcuno se lo ricorda?

Gli anni passarono e con l’avvento del digitale, le cassette vennero accantonate per dare spazio al mio fiammante lettore CD “portatile” da 15 Kg a cui mancava giusto la manovella per ricaricarlo e che faceva saltare il disco in riproduzione ad ogni scoreggia di quello del sesto piano…io vivevo al primo. Comunque: le playlist sparirono, momentaneamente. Avevo riscoperto il piacere di ascoltare un album dall’inizio alla fine.
Poi…poi tutto cambiò. Nelle nostre vite si insinuò prepotentemente il progresso, entrando da dietro sull’industria musicale. Il Peer to Peer meglio conosciuto come: Napster. Si lo so, ce n’erano altri…
Questo nuovo modo di concepire la musica, unito ad una connessione internet alimentata a criceti  e ad un masterizzatore ci fece diventare tutti (o quasi) dei “criminali”. Anche se facevo prima a fare il giro del mondo in mono ciclo che a scaricare un brano.

Nacquero così, le “Misto 1″, “Varie canzoni by me” e “Nonsocosacihomesso compilation“. I più scaltri e precisi, avevano anche le copertine con tanto di titoli e minutaggio delle canzoni! Molti di noi si ritrovarono presto a girare con la “valigia” porta CD, grazie alla quale potevamo portarcene appresso addirittura 100! Leggende narravano di eroi mitologici che avevano porta cd da milioni di spazi! Fu così che molti di noi si persero e io con loro. La possibilità di scaricare solo alcune delle canzoni di un album era affascinante, così, non solo potevo fare il tamarro sciorinando in un colpo solo tutti i miei gusti musicali alla tipa di turno ma anche fare a gara con gli amici a chi aveva la compilation più figa, tutto rigorosamente gratis!

Deliziosamente inconsapevoli, contribuimmo anche noi poveri “ignoranti” alla creazione del mercato odierno, dove si punta il tutto per tutto sulla hit, riproponendola in tutte le salse per qualche anno. Poi, sciò e avanti il prossimo.
Vero è anche il fatto che grazie a questo nuovo modo di “vivere” la musica, i più curiosi hanno scoperto un mondo nuovo. Gruppi fino ad allora sconosciuti ai più, entrarono nella mia vita senza chiedere il permesso. Una vera rivoluzione.
Si potrebbe stare qui a scrivere interi papiri, sul fatto che sia giusto o meno acquistare o scaricare musica, ma ne parleremo più avanti, forse…chi lo sa, se ne ho voglia.

Nel giro di qualche anno mi sono trovato ad avere centinaia di migliaia di brani a disposizione e così mi comprai un Ipod da 6o Gb, in cui infilare tutto ciò che mi capitava per mano, fino a farlo scoppiare, letteralmente. Una volta esploso, me ne sono procurato uno da 160Gb (sborone) e la mia concezione di musica è stata ancora una volta rivoluzionata. Questi attrezzi danno la possibilità di creare delle playlist in base ai propri gusti ma non riesco mai a fare una vera e propria selezione, così mi ritrovo delle liste da 300 brani che durano giorni interi. Ogni volta che le scorro mi sento come un bambino dentro un negozio di giocattoli, libero di comprare ciò che vuole, senza limiti. Questa estrema libertà di scelta può essere deleteria o anche no. Dipende dal senso che gli si da. Insomma, senza il Music Sharing, mi sarei perso dei veri e propri capolavori come: Tri-Polar (Sick Puppies), Take Courage (The First), What I’ve Become (Ashes Remains) e tanti, tantissimi altri. Senza questo tipo di piattaforme a chi mi sarei dovuto rivolgere per scoprire nuova musica? A Mtv Italia? …ma anche no!

Come ho detto prima, tutto dipende dal senso che si vuole dare alla cosa. Io personalmente sono un patito di vinili e ogni qualvolta che trovo delle bancarelle o dei mercatini dell’usato mi ci infilo dentro, infischiandomene della mia soglia di povertà che si innalza vertiginosamente ogni volta che trovo degli scatoloni pieni di dischi. Grazie al cielo, il vinile da la possibilità di ascoltare e di apprezzare l’album per intero, con il soave ronzio della puntina che scorre.

Il buon Faber cantava di un parroco che porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amore profano
Penso che il tutto possa riassumersi i questi pochi versi. Come rappresentanti del culto della musica, noi appassionati, siamo costretti a scendere a patto col “diavolo” a volte, pur di non rinunciare a ciò che ci fa battere il cuore, infischiandocene del giusto o sbagliato.

logotullio
          Tullio

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