Letture incoscienti

Siamo in piena estate e molti di noi ne approfittano per farsi una scorpacciata di cellulosa sotto l’ombrellone, in mezzo a una foresta o sul divano, sigillati in casa con il clima da cui escono pinguini e orsi polari.
In preda a deliri domenicali dovuti alla mancanza di sonno decente e soprattutto asciutto, ho pensato di scrivere a proposito di alcuni libri che mi hanno lasciato col cervello su di giri. Così posso dire che mi suda anche quello. Wonderfuglioso.

In questo periodo storico siamo un po tutti in balia degli eventi esterni, crisi, guerre, razzismo dilagante, egoismo ancor più dilagante e ci sembra giusto e meritevole “scappare” dai problemi di ogni giorno, rifugiandosi per qualche settimana in località turistiche, possibilmente a basso costo, così da rinfrancare il nostro spirito sentendoci superiori a qualcuno di tanto in tanto. Si sa, gli ItaGliani sono campioni di fenomenologia a sproposito e tra una discussione e l’altra sotto l’ombrellone sul “è giusto o sbagliato accogliere i migranti” o “chi si tromba l’oca giuliva svampita di turno”, diventiamo un po tutti allenatori, politici, giudici e giuria, fotografi, artisti, musicisti, viaggiatori, medici, chirurghi, imprenditori affermati, psicologi, Buyer, CEO, NeoGeo e Geo&Geo, così come sui social network, aggiungerei.
Spariscono quasi del tutto  i lavori “normali” come l’operaio, il magazziniere, il cameriere o l’impiegato. Per due (o più) settimane ci sentiamo Re, dopo un anno di fatiche. Re e Regine in trattativa con il vucumprà per l’acquisto di un Rolex tarocco da sfoggiare con fierezza al ritorno in ufficio.

La filippica precedente serve ad introdurre il primo dei libri colpevoli del mio sudore cerebrale: Mondo Via Terra di Eddy Cattaneo (Feltrinelli).

mondoviaterra

Il titolo e l’incipit parlano chiaro: (quasi) il giro del mondo senza mai prendere un aereo. L’autore è bravo, per lo meno a me è piaciuto. Ha un tipo di scrittura molto moderno, giovanile e una capacità descrittiva che mi ha colpito. Dal momento che non sono uno scrittore e che avevo Insufficiente in grammatica alle medie, lascio la parte tecnica a chi se ne intende più di me. L’autore affronta un viaggio importante, utilizzando solo mezzi di trasporto terrestri e a volte il famoso tacco/suola express per raggiungere la destinazione. Ciò che più mi ha colpito è stato che per ogni paese dove è passato, racconta anche la storia, riassumendola, dei luoghi. I paragoni che fa, a volte, tra la popolazione locale e noi italiani, sono intelligenti, brillanti e mi hanno dato molti spunti di riflessione. Ricorrente è il tema dell’immigrazione al “contrario” ovvero, i benefici e le disgrazie che hanno portato i vari popoli migratori in giro per il mondo. Attuale è dire poco.

Un’altra lettura degna di nota, sempre mantenendo l’attualità che contraddistingue i giorni nostri, è un altro libricino, in cui mi sono imbattuto per caso: Australian Cargo di Alex Roggero (Feltrinelli)

australian

L’autore, a cavallo tra il 1999 e il 2000, ripercorre le orme di suo nonno, esule lombardo in terra straniera, negli anni ’30. Uno dei tanti italiani emigrati all’estero in cerca di fortuna. Non è tanto il viaggio dell’autore nell’Outback che mi ha colpito, ma il racconto della vita che affrontavano gli immigrati che approdavano nelle lande australiane. Trattati come “merce” a cui veniva dato un valore in base al paese di provenienza, da un governo australiano che permetteva l’ingresso solo se c’era già un familiare in loco che poteva garantire, firmando dei veri e propri documenti, la loro sussistenza e prendersi la responsabilità economico/sociale fintanto che non diventavano autonomi. Insomma, qualcosa su cui riflettere, passeggiando in compagnia dell’autore tra le campagne e i deserti del Queensland, osservando i paesaggi, gli animali e le persone che abitano questi luoghi che rievocano antiche leggende e usanze perdute, appartenenti a un popolo (quasi) sterminato da chi si è arrogato il diritto di possedere una terra non sua.

Ultimo, ma non ultimo, libro che mi ha affascinato è Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti (Feltrinelli).

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In questo libro, l’autore racconta del suo viaggio “a piedi” attraverso l’Africa, da Nord a Sud, con destinazione Città del Capo. Un viaggio impressionante, utilizzando i mezzi di trasporto messi a disposizione dal territorio africano, sgangherati e fatiscenti ma che non tradiscono (quasi) mai. Un viaggio che parla di persone e di luoghi in cui il colonialismo dei secoli precedenti ha lasciato il segno. Persone e popoli che vivono di niente ma dove l’ospite è un regalo, un dono di cui essere grati. Persone che sognano l’Italia, perché sanno che lì possono trovare l’equilibrio che cercano e sono disposte a sacrificare tutto, pur di avere anche solo una speranza. Autisti di autobus arrugginiti che sperano un giorno di smettere di dormire con un occhio aperto sul proprio mezzo o cuoche di strada che si augurano di rivedere un giorno i figli partiti come clandestini per chissà dove in cerca di un futuro che non gli appartiene, purtroppo. Malinconia travestita da ottimismo, perché altro (a volte) non resta. Intenso e divertente, una lettura davvero interessante.

Credo sia molto facile farsi prendere da facili retoriche e qualunquismi spiccioli oggigiorno, ma credo anche nella speranza che un manipolo di pochi possa approfittare degli strumenti che abbiamo già a nostra disposizione, per non cadere nel tunnel della banalità e di sfruttare al meglio l’intelligenza di cui siamo dotati. Leggere è potere, ma ancora di più lo è assimilare. Quando crediamo di non avere tempo per farlo o quando crediamo che sia meglio fermarsi alla superficie per non incappare in “grane” o guai di chissà quale genere, un ignorante prende vita e va ad aggiungersi alla schiera già numerosa di tutti quei “vorrei ma non posso, perché ho già la mia vita a cui pensare”.   Non sto parlando di cambiare il mondo ne sto dando dell’ignorante a chi non legge, sto solo dicendo di assimilare ciò che ci sta in torno e di grattare ogni tanto la superficie. Non occorre per forza viaggiare per il mondo ne sognare la fuga in altri paesi, basta spendere un po tempo a lavorare su noi stessi e magari, tra un Harmony e un Twilight, capire che anche solo al di là del nostro ombrellone ci sono persone, esseri umani che valgono di più di una manciata di Likes sulla rete. Capito questo è tutta in discesa.

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Tullio

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