Luce

Si, lo so. Oggi è Lunedì, siamo ad Agosto, l’Italia intera si ferma in queste due settimane e tutti hanno in testa solo una cosa: le ferie! Basta stress lavorativi, basta pensare alla “crisi”, basta pensare ai problemi del mondo perché ora ci si deve godere il tanto agognato (e guadagnato) periodo di vacanza. Chi invece le vacanze le ha già fatte (tipo il sottoscritto) si ritrova nella città deserta con i suoi pensieri, un paio di cespugli stile wild west che rotolano al vento e un cumulo di roba da leggere. Quindi compatitemi ma non fraintendetemi, mi rilasso quando penso e soprattutto quando scrivo.

In questi ultimi mesi appaiono notizie, più o meno eclatanti, sul tema dell’immigrazione. Fuoco e fiamme da tutte parti. Rabbia e indignazione, idiozie e ipocrisie senza precedenti.
Circa un paio di mesi fa, sulla pagina Twitter dell’Internazionale è apparso questo tweet tra i tanti:

L’Unione europea ha 500 milioni di abitanti e si sente sotto assedio per centomila migranti. C’è da vergognarsi. http://intern.az/1ou7 

Al di là delle statistiche, più o meno veritiere e comunque da verificare, quello che ancora una volta mi ha colpito profondamente è l’ignoranza del lettore medio.
Se siete frequentatori del regno dei cinguettii potrete andare a scorgere le risposte al tweet sopracitato: qualcuno è d’accordo, qualcuno meno e la maggior parte (guarda caso) evidenzia uno scarso approfondimento sulla questione. In breve, non ha trovato l’energia per cliccare col ditino sul link della notizia.

Credo che ci siamo impantanati per benino. Nella maggior parte dei casi, molte persone sono ancora ferme a luoghi comuni del tipo: “aiutiamoli a casa loro!”; “metteteli nelle Vostre case, non nelle nostre”; “gli italiani al primo posto”; “quando i nostri migranti arrivavano in un paese erano umili e non combinavano casini” e via discorrendo.
Onestamente, ritengo che sia un argomento molto delicato, che sicuramente lascia un ampio margine d’azione a speculatori di vario genere e sciacalli mediatici.
Lasciamo perdere per favore il “giusto o sbagliato” perché ognuno ha la sua visione (limitata o no) sull’argomento e non è corretto, a mio avviso, sentirsi superiori ad altri solo perché siamo stati capaci di scrivere la frase ad effetto del momento o perché il nostro commento ha ricevuto più Likes di altri.

Forse abbiamo tralasciato un paio di cosette: stiamo parlando di esseri umani. La evidente trasposizione da vite umane a oggetti quotidiani come valigie, scarpe usate o borsette, sta prendendo il sopravvento e questa cosa mi spaventa, molto più del delinquente di turno che mi fotte i cerchi dell’auto. Perché i cerchi li ricompro, se ho i soldi, i genitori di un bambino morto annegato non possono.
Dai cazzo, nessuno ci arriva? Siamo davvero così ubriachi di sensazionalismo e voglia di apparire che riusciamo ad ignorare tutto questo?
Senza andare troppo indietro: vi dicono niente LibiaSomaliaEritrea o Etiopia? I nuovi arrivati eravamo noi e tralasciando il contesto politico, usato come scusa, abbiamo stuprato, ucciso e sfruttato in nome di un potere che non è mai stato nostro. 
In realtà quello che genera ignoranza e rabbia (spesso non giustificata) è proprio la paura o, in alcuni casi, la consapevolezza del non potere (ne’ volere) fare nulla.

Io credo invece in una gestione poco oculata del problema, ma a molti basta leggere il titolone su Internet o il Salvini di turno e via di “ruspe”.
Perché diciamolo gente, per ogni persona volenterosa ce ne sono almeno un paio che non hanno voglia di fare un cazzo: vogliono la casa o il cellulare gratis; vogliono il lavoro dietro una bella scrivania con l’aria condizionata e l’orario agevolato per uscire alle 14 e andarsi a grattare le natiche sorseggiando spritz.
Il problema della disoccupazione è delicato e non di facile analisi però a volte basta guardarsi intorno, osservare quello che ci circonda e ci si può fare un’idea. Per esempio: ho degli amici che si lamentano di come ci siano una marea di italiani che muoiono di fame e senza lavoro, quando lo stato aiuta (secondo loro) solo gli immigrati. Amici che hanno impieghi fissi da un decennio e che guadagnano relativamente bene, con famiglia, belle macchine e un mutuo quasi finito di pagare, che alla mia domanda “quanti dei vostri amici e familiari sono disoccupati al momento ?” non hanno saputo rispondere.
Ho anche un amico che ha lavorato all’estero (in Inghilterra) per qualche anno perché le prospettive, nel nostro paese, erano scarse. Poi è tornato e nel giro di un paio di annetti ha già cambiato due volte lavoro, non perché sia uno svogliato, ma perché lavorare vuol dire anche crescita professionale e ha deciso di investire su se stesso, cercando un’azienda più confacente ai propri obiettivi e l’ha trovata…forse!

Sono un accanito sostenitore della filosofia del “farsi le domande giuste” e perciò mi chiedo: non ci sono soldi per vivere normalmente o non ci sono soldi per vivere al di sopra delle nostre possibilità ?
Non c’è lavoro perché lo “rubano” gli immigrati o non c’è lavoro perché siamo diventati troppo selezionatori e arroganti?
Di certo tutte queste porcherie contrattuali dei giorni nostri non aiutano a vedere un futuro roseo e sono convinto che ci siano diverse cose da mettere a posto ma voglio anche ricordarvi che in certi ambiti (vedi le Poste Italiane, per esempio) il nepotismo è stata la regola, fino ancora oggi. Secondo voi è una cosa giusta?

Quando ho iniziato a lavorare prendevo 450.000 Lire al mese e avevo un contratto di apprendistato di 3 anni e parliamo di 13 anni fa, mica tanto tempo addietro. La famosa gavetta non è più contemplata oramai. Molti hanno la pretesa che una volta terminati gli studi, ci siano già file di imprenditori pronti ad assumerli a 2000€ al mese. Una pretesa che ha le sue radici nell’immaginario collettivo grazie a strumenti come la Televisione, Internet e quant’altro, dove sembra tutto facile, tutto immediato. Con l’avvento del digitale si sono moltiplicati esponenzialmente (per esempio) i fotografi “professionisti”. Gente che fino a ieri non sapeva cosa fosse l’ISO o una Reflex te la ritrovi ovunque con attrezzatura da migliaia di euro a elargire biglietti da visita per servizi fotografici di vario tipo. Ora, il fatto di avere una macchina fotografica che costa mille e più euro, non significa necessariamente che tua sia bravo in quello che fai. Ho conosciuto una ragazza che ha mollato il suo lavoro per “fare la fotografa professionista” e dopo qualche servizio scadente,  l’ho ritrovata a fare il lavoro precedente, lamentandosi che “è un mondo di merda”, che “la gente non ti paga” e che “ci sono le tasse”, quindi “ha deciso di chiudere l’attività”. Ma neanche per un secondo si è chiesta se magari fosse lei, a non essere in grado di fare quel lavoro e fidatevi, non lo era. Le domande giuste…
Parliamoci chiaro: se vuoi comprarti la reflex da mille euro fallo, per carità! Le passioni sono una cosa stupenda da coltivare, però non spacciarti per professionista se non lo sei, anche perché rischi di minare il lavoro (e il mercato) di chi lo è già, magari da qualche anno.

Questi sono esempi basati sulla mia esperienza di vita, non sono le regole. Però credo che tra tutti quelli che si lamentano…e si lamentano…e si lamentano, ce ne siano ben pochi, col diritto di farlo.
Signori, la luce c’è, davvero. A volte basta semplicemente alzare gli occhi dallo smartphone o dal PC e guardarsi attorno, ricordandoci che c’è un mondo là fuori. Un mondo che ha bisogno di aiuto, di coraggio e di credere che andrà tutto bene, un mondo che aspetta solo che togliamo i piedi dal fango dell’ipocrisia in cui siamo e ci diamo da fare, nel nostro piccolo, per aiutarlo a migliorare. Io voglio crederci e dovreste iniziare a farlo anche voi.

Ovviamente se avete voglia di discuterne intelligentemente e dando motivazioni ai vostri pensieri ne sarei contento, anche perché non credo di aver la bacchetta magica e sono sicuro di aver ancora molte cose da imparare. Perciò, se vi va, lasciate un commento qua sotto.

Baci,

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