Motocicletten: Perplessità

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Meno chiacchiere e più chilometri, grazie

Ieri sera ero placidamente adagiato su di una sedia, sorseggiando una birretta fresca dopo essermi allontanato di qualche chilometro dalla città con la mia signora di ghisa e, scorrendo le notizie sul telefono, una in particolare ha attirato la mia attenzione. Un articolo pubblicato su moto.it (di cui vi lascio il link qui) polemizza in maniera sobria e pacata, sull’usanza in declino del saluto tra motociclisti.

In primis, per chi non lo sapesse, tra i centauri che si incontrano per strada, c’è da sempre la tradizione del salutarsi con un gesto, variabile dalle due dita a “V” al dito medio, a seconda dell’umore del momento. Questa usanza pare discenda dai cavalieri erranti che, incontrandosi raramente lungo le mulattiere si salutavano, quando non erano impegnati a spaccarsi la faccia a vicenda con la mazza chiodata. Per quanto mi riguarda, tutta questa epicità associata all’andare in giro in moto lascia un po’ il tempo che trova. Il saluto, a parer mio, deriva dal fatto che, 40 anni fa, i motociclisti erano un centesimo di quelli odierni e la mano alzata suggellava l’incontro casuale, sulle nostre strade, tra quei temerari.

L’articolo sopracitato è scritto da un giornalista/motociclista, Enrico “Nico” Cereghini. Ora, senza nulla togliere a nessuno, trovo decisamente inutile e quasi ridicolo, lamentarsi del fatto che non ci si saluta quasi più o addirittura che si tenti di ridurre una cagata come questa, ad una mera questione di “razze”. Caro Sig. Cereghini, dal momento che lei è un motociclista con pluriennale esperienza, mi sarei aspettato che trattasse l’argomento come ci si aspetterebbe: con passione e meno ignoranza (nel senso di colui che ignora). Quello che ho potuto notare dall’articolo è una classificazione becera e sommaria degli utenti su due ruote, paragonando addirittura un paio di categorie ai possessori di SUV…mah, sono perplesso, andiamo avanti.

Ciò che più mi ha lasciato con l’amaro in bocca e il dito medio pronto allo scatto, sono state le reazioni dei suoi lettori. Una grande, enorme (anche troppo) concentrazione di persone che rispecchiano perfettamente le categorie da lei descritte, Sig. Cereghini.
Ignoranti e benpensanti che a difesa di chissà quale onore e rispetto (??) non perdono tempo ad insultare, giudicare e commentare, comodamente dal divano di casa o dal bar all’angolo, dove arrivano puntualmente rombando, con mezzi da 20.000€ comprati apposta (e quasi unicamente) per l’occasione e il più delle volte, spacciandosi per grandi viaggiatori e motociclisti.
Io sono stato Vespista, Hondista, Ducatista e da dieci anni sono Harleysta, proprio uno di quelli che lei definisce “i più freddi, quelli con l’americana…”.
Quando ero giovane e inesperto, il saluto mi faceva sentire parte di qualcosa, ma poi, arrivato a destinazione, con gli stessi che salutavo o mi salutavano non ci si fumava di striscio reciprocamente. Ho avuto anche io delle fasi di “razzismo motociclistico” senza ne’ capo ne’ coda, dove ritenevo una cosa meglio di un’altra e alcuni meritevoli di incidenti però, alla lunga e dopo quasi quindici anni di esperienza, mi sono reso conto che sono tutte cazzate.

Davvero vogliamo ridurre una passione come questa a un gesto scambiato o meno lungo la strada? Si? Contenti voi. Se è questo ciò che vi interessa davvero, ascoltate il mio consiglio: vendete la moto e compratevi un T-Max.
Vogliamo provare a farne un problema di classificazione? Allora, tenete presente che le teste di piffero ci sono dappertutto: tra gli Harleyisti, di cui parecchi sono solo apparenza e barbe hipster che passano il tempo a giocare a chi ce l’ha più grosso, fermi in qualche Lounge Bar a sorseggiare prosecco; tra gli Enduristi, di cui altrettanti acquistano moto costosissime e iper tecnologiche, le attrezzano per il Circolo Polare Artico e poi gli unici chilometri che fanno sono per andare al lavoro, col risvoltino e il casco Jet alla moda; tra gli Smanettoni, quelli con le super sportive, che arrivano al passo della Raticosa manco fossero Valentino Rossi, con le tute intonse e senza graffi e saponette nuove di pacca, con le gomme consumate ai lati, comprate usate dal gommista sotto casa (si, succede davvero) per far vedere che piegano di brutto; pazzoidi che raggiungono i 3000 Km/h in rettilineo e poi li devi scansare in curva perché si appendono disperatamente ai freni, quando si cagano addosso perché arrivati troppo lunghi. Ecco, forse un articolo su queste tipologie lo avrei apprezzato.

L’educazione stradale e l’insegnamento del rispetto reciproco: questo è quello che sta realmente svanendo sulle strade.
La patente per guidare la moto, datela solo dopo un accurato esame su strada, non su quella cagata di circuito che anche un bambino di 3 anni riuscirebbe a fare in impennata con una mano sola.
Quindi, Sig. Cereghini, un motociclista esperto come lei, invece che dilettarsi in una classificazione mediocre degli appassionati, dovrebbe cercare di dare un altro tipo di esempio. I personaggi che godono di una certa visibilità come voi, poca o molta che sia, dovrebbero avere l’interesse nel concentrare l’attenzione delle persone su questioni più importanti, non sul mancato saluto o meno. Echissenefrega se non rispondono al mio saluto, io l’ho fatto? Si, punto. Dove sta scritto che dobbiamo essere amici (o addirittura “fratelli”) solo perché condividiamo la stessa passione?

Dall’inizio della stagione 2015, tra Futa e Raticosa, sono morte già 4 o 5 persone. Solo in un Sabato di Luglio ne sono morti 3. Persone che avevano un’età media di 30/35 anni, se non addirittura più giovani. Nessuno di voi ne parla abbastanza e in pochi spiegano che nella maggior parte dei casi, le cause dell’incidente sono la disattenzione e l’arroganza. Fattori che purtroppo convergono nel frontale con un mezzo sulla corsia opposta a quella in cui si marcia, dovuta a sorpassi in curva con metà del corpo (e del mezzo), ben oltre la linea di mezzeria. Tanti non analizzano ne’ approfondiscono questi avvenimenti sminuendo la questione con un bel “era un bravo ragazzo”, senza aggiungere che faceva i 330Km/h su di una strada dove avrebbe dovuto fare i 60. Ma è certo che fosse un bravo ragazzo, dico sul serio. Dai, chi non si è mai fatto prendere dal raptus della velocità almeno una volta? Pure io che sono notoriamente un lumacone ho avuto la fase “sempre a manetta”. Il fatto che mi sia sempre andata di chiulo però, non mi ha reso immune ne’ immortale, purtroppo.
Ho perduto un amico qualche anno fa, proprio per questo motivo ed era davvero, una brava persona. Ognuno ha i suoi demoni: la velocità, l’arroganza e la spavalderia. Sono demoni che andrebbero scatenati altrove, non su strade pubbliche aperte a tutti. Quando dico aperte a tutti, mi riferisco anche al nonno col cappello che sbanda, al fenomeno col macchinone che sorpassa in curva e alla corriera maledetta che puntualmente sopraggiunge in direzione opposta quando ti stai accingendo a fare un sorpasso. La fauna, come tutti sanno, è varia.

Esistono persone magnifiche anche su due ruote. Persone che se ne sbattono delle marche e i cui interessi sono le chiacchiere, lo scambio di opinioni, le tavolate in trattoria e il potere (e volere) sopravvivere per raccontarlo. Ho conosciuto dei grandi bikers sulla strada e una volta che feci un incidente, cadendo da solo come un pirla, il primo a fermarsi fu proprio uno Smanettone con un vecchio Ninja 750, che mi seguii fino a casa per assicurarsi che stessi bene.
In conclusione, caro Cereghini e tutti gli altri come lei, vi chiedo di attingere alla vostra esperienza per insegnare e, soprattutto, cercare di educare le persone ad avere rispetto per gli altri, in particolar modo per la strada, senza spostare l’attenzione su di un gesto mancato e senza alimentare questo “razzismo” da bar.

Lei conclude sempre i suoi servizi dicendo “casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza, sempre!” e sarebbe ora di impegnarsi a far si che accada davvero.

Io invece concludo dicendo che si dovrebbero fare meno chiacchiere e più chilometri, magari insieme, che è sicuramente più divertente.

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Resta sotto inteso che se avete cose interessanti da dirmi sarei lieto di conoscerle
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6 thoughts on “Motocicletten: Perplessità

  1. Ciao, Tullio, il saluto, qualunque esso sia: in moto, a piedi, in macchina etcc…è una forma di educazione, poi ognuno fa come crede.
    Comunque, tu, hai ragione, non è il saluto quello che ti cambia la vita in moto ma soprattutto come riesci a “gestire” un Mustang di quelle dimensioni e l’ ducazione e il rispetto su strada verso gli altri e sé stesso
    Ti auguro un buon Ferragosto
    Mistral

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    1. Ciao! Mi trovi perfettamente d’accordo. L’educazione dovrebbe esistere a prescindere e andare di pari passo con il rispetto reciproco, senza idiozie ne mistificazioni. Le capacità gestionali e la consapevolezza di se aiutano tantissimo. Grazie per gli auguri e ricambio augurandoti un buon Ferragosto!
      Tullio

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  2. Non sono mai stata una motociclista, ma ho avuto un moroso che lo era. All’epoca lui mi spiegò chi ci si salutava tra “utenti” dello stesso tipo di mezzo, ossia moto da strada veloci tra loro, harleisti tra loro ecc. Mi sembrava una cosa carina, ma da lì a farne una questione d’onore mi sembra proprio esagerato al giorno d’oggi. Piuttosto, come ben dici tu, darei più importanza all’educazione stradale, al rispetto delle norme e della vita in generale, soprattutto di quella che può sbucare improvvisamente da una porticina, sulle righe pedonali, o da un fossato e attraversarti la strada.

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    1. Per quanto mi riguarda, il saluto in se, non l’ho mai interpretato come una cosa da dedicare solo alla stessa categoria di moto posseduta. Ma il mondo è bello perché è vario e ognuno ha la sua idea a riguardo. Condivido appieno ciò che dici. Queste “formalità” dovrebbero essere prese per ciò che sono e basta. Ci sono cose molto, ma molto più importanti da imparare quando si è per strada.

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