Music Society – Cover Vs. Original

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Olè, qui si produce, non ci si ferma mai. Quasi. Pian pianino sto cercando di evolvere il mio blog, pezzo per pezzo, migliorandolo qua e là. In fondo il blog personale è una creatura e come tale, la crescita avviene in corso d’opera. Dal momento che non sono un giornalista, né uno scrittore e che questa cosa è nata dal desiderio di esprimermi a parole per mio diletto, la giro e la prillo come mi pare e piace. Va beh, bando alle ciance.

Questa nuova sezione sostituisce una precedente che, nel tempo, è diventata di scarso interesse per me. Il tema è sempre, più o meno, il medesimo: Musica e ciò che la circonda. In questo specifico caso, cercherò di raggruppare tutto ciò che vedo e sento, cercando di rendere partecipe chi legge e chi non conosce questo mondo, della fauna e del folklore che possiamo trovarvi, dato che è una di quelle cose che viene racchiusa nell’insieme del “si sa tutto e niente”.

Oggi voglio iniziare parlando della faida che esiste tra Cover/Tribute Band e chi fa Pezzi propri, o Band Emergenti se vogliamo. Potrà sembrare strano e sicuramente è assurdo però, esiste. Partiamo con un piccolo distinguo:

  • Cover Band: questi gruppi sono principalmente composti da musicisti che si dilettano nel riproporre brani di gruppi famosi con gli scopi più disparati. C’è chi lo fa’ per diletto, chi per imparare a suonare e chi cerca di tirarci su qualche soldino, mettendo in piedi uno spettacolo vero e proprio. Nota bene che le Cover Band di solito, ripropongono canzoni rivisitate, non necessariamente uguali all’originale. Diciamo che molti (tipo me) si divertono nel re-arrangiare un brano, magari mischiandolo (mash-up) con altri, di artisti differenti;
  • Tribute Band: gruppi che non fanno altro che prendere un artista di riferimento (Queen, Ac/Dc, Black Sabbath, Albano Carrisi…) e copiarne paro paro il repertorio e, nel caso dei “professionisti”, i concerti, con tanto di costumi e scenografie;
  • Band Emergenti: sappiamo tutti cosa sono. Gruppi che fanno pezzi propri;

Come sempre, esistono gli estremisti da entrambe le barricate ma se ignoriamo i deficienti (vedi la pagina FB, Le Tribute Band Hanno Rotto il Cazzo) e gli invidiosi, si arriva al nocciolo: ti piace quello che fai? Si? Allora siete voi, che avete rotto il C.
La giusta via è nel mezzo dicevano, ma credo che il concetto sia stato travisato se non stravolto, complici anche i media, la rete e gli utenti, perché non va mai dimenticato che siamo noi, a fare la differenza.

Ho suonato pezzi originali per vent’anni, con fatica e sacrifici, anche economici, per registrare un demo qua e un album lì. Si partiva alle 19 da Bologna per arrivare a Como, suonavamo mezz’ora (rigorosamente gratis) e poi si tornava a casa perché il giorno dopo si lavorava. Gavetta, non saprei come altro definirla. Non ci ho guadagnato niente, né notorietà, né fama, né successo. Però me la sono spassata alla grande. Facevamo schifo? Proponevamo materiale poco interessante? Non lo so, non credo. Il materiale era sempre discreto a mio avviso e le recensioni che ci avevano fatto sostengono la mia ipotesi, persino il produttore dei Guano Apes ci scrisse una recensione positiva. Forse i generi proposti risultavano un po’ di nicchia in questo paese, dato che ho suonato Alternative, Metal (niente di estremo) e Rock/Grunge, alcune cose persino in italiano. La questione posso riassumervela così: se parti fin da piccolo, con l’unico e solo obiettivo di diventare un professionista e hai la possibilità di investire (soprattutto economicamente) su te stesso, allora, forse, potrai ottenere dei risultati.
Le mie disponibilità economiche sono sempre state molto esigue, se non inesistenti, fin quando arrivai a un punto nella vita in cui dovetti scegliere se trovarmi un lavoro “vero” o morire di fame facendo l’artista, perché nessuno, compresa la mia famiglia, poteva mantenermi.
Il lavoro ti assorbe, se eseguito come si deve e anche se eviti che diventi la tua unica ragione di vita, restringe comunque i tempi da dedicare a questa passione. Il mio maestro di batteria per arrivare al livello che è, suonava e studiava 9/10 ore al giorno. Se, ciao. Non fraintendetemi, non ne parlo con rimorso né con dispiacere, mi piace la mia vita ma capisco che molti, fanno fatica ad accettare che le preoccupazioni passano all’improvviso dal “devo accordare la mia chitarra in Do” a “tra due giorni mi scade la bolletta dell’Enel”. Sono scelte e sono meno obbligate di quanto si pensi.

La Cover Band è stata, per me, il fatidico compromesso. Cinque amici che si divertono a suonare canzoni che amano, stravolgendole, mischiandole e rendendole un pochino nostre, se vogliamo. Il cercare delle serate è stata la conseguenza. I gruppi si sciolgono se non hanno la possibilità di suonare dal vivo, è inevitabile.
Non crederete mica che suonare dal vivo con una Cover Band sia così semplice vero? Siamo agli stessi livelli dei Gruppi Emergenti. In alcuni casi devi pagare, per poter suonare. Non credete a chi si lamenta che è più facile trovare da suonare se fai cover, tutte cazzate.
Fatto sta che qualche serata l’abbiamo rimediata, ci hanno pagato (il giusto) e ce le siamo godute, fine della questione, senza sfumature ne fronzoli. Ovvio che si può continuare a suonare brani originali! Non c’è una regola ed è questo il bello! Ma dove sta scritto che tu lo debba fare unicamente con lo scopo di diventare famoso/ricco? Si può avere qualcosa da dire a 16 anni come a 60, basta avere la consapevolezza di quello che si vuole, anche se sfuggente, nella maggior parte dei casi.

Esistono gli estremi da entrambe le parti, come dicevo prima. Ci sono Cover/Tribute Band che sono assurde (tipo la Tribute ad Emma Marrone o la Tribute ai Dear Jack…), composte da personaggi discutibili, così come ce ne sono altre composte da grandi musicisti, che ne approfittano per arrotondare lo stipendio…e fanno bene.
Ci sono gruppi emergenti che meriterebbero più attenzione, ma, odio ammetterlo, la grande maggioranza di queste band non sono altro che la fotocopia, della fotocopia, del riassunto di altre. Esempio: ci fu il periodo Emo/Metal Core e tutte, ma proprio tutte le band emergenti locali (almeno il 95%), facevano le stesse…identiche…cose, scopiazzando a destra e a manca dai precursori. Persino adesso che la moda è scemata, ci sono ancora dei gruppi che tutt’ora provano a viverci di rendita, forti di un singolo che ha ricevuto 3 milioni di visualizzazioni su MySpace, dieci anni fa. Questo vale anche per le band di venti, trenta, quaranta anni fa.
C’è un gruppo punk, italiano, di cui non farò il nome ma di cui ho avuto modo, di leggere la scheda tecnica. Gruppo che ha ottenuto un pochino (ma proprio poca) di visibilità verso la fine degli anni ’90 che ad oggi, dopo anni di assenza dalle scene, chiede ben 3500€ per una serata, più varie ed assurde richieste del tipo: 24 panini assortiti per il camerino, 24 birre rigorosamente Moretti o Heineken, un ristorante in loco con, obbligatoriamente, tre scelte di primi e tre scelte di secondi, albergo, minimo 3 stelle e una persona del luogo che gli accompagni nei tragitti tra sede dello show e il resto, più altre e disparate assurdità. Non sto scherzando, è la verità, potessi morire ora. Sappiate che, purtroppo, c’è anche di peggio.

Ora, a tutti quelli che in rete dicono che chi suona cover “deve morire subito”, identificando in lui, le sfighe della sua vita, io dico: cosa hai da propormi? Scommetto che è della M. o quasi sicuramente roba già sentita e risentita. Scommetto anche che se ci mettiamo in saletta a suonare assieme ti piscio in testa, spacciandotela per pioggia. Non perché io sia un fenomeno e fidatevi, non lo sono, ma perché questi estremisti che non cavano un ragno dal buco hanno dimenticato la qualità fondamentale per ottenere risultati: l’umiltà.
Poi parliamoci chiaro: chi dovrei supportare? I The Kolors? Ma per favore. 

Gruppi Emergenti italiani e in gamba ce ne sono. Posso citarvi i Gran Torino o i Bud Spencer Blues Explosion, per esempioSono dei “duo” davvero accattivanti, che propongono materiale interessante, a mio avviso. Visto? Ci sono quelli da supportare. Non sono tutti “stronzi che non hanno le palle e suonano solo pezzi di altri”. Ma voi lo fate ? Li supportate davvero o lo fate solo finché vi fa comodo che vi chiamino come spalla ai loro live?

Concludo ricordando ai più distratti un paio di cose: Jimi Hendrix ha iniziato a farsi conoscere con pochi brani, tra cui la cover di Johnny B Goode di Chuck Berry ;
i bluesmen degli anni ’40 si scopiazzavano a vicenda (a volte volutamente) alcuni arrangiamenti e/o riff di chitarra;
i Vanilla Sky che, fino a pochi anni fa, tutti osannavano come la rivelazione del secolo, sono diventati famosi grazie alla cover di Umbrella di Rhianna.
Questi sono pochissimi esempi e se andate a “studiare” ed a informarvi noterete che sono pochi (purtroppo) i casi di vera e propria originalità.

Voglio sapere cosa ne pensate voi che leggete. Vorrei avere davvero la possibilità di confrontarmi intelligentemente con qualcuno. Sentitevi liberi di scrivermi ciò che pensate e…basta, buona giornata.

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