Music Society – Inaspettatamente…basta!

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Buongiorno a tutti. Devo ammettere che in questo periodo, causa un notevole impegno lavorativo, non ho molta ispirazione nel scrivere. A discapito di questo, colgo l’occasione per dire: grazie! No, non sono pazzo, almeno non del tutto. Grazie alla rete e alla fauna che la abita per darmi ogni giorno degli spunti su cui riflettere.

Se ne è già parlato, se ne parla in continuazione e probabilmente non se ne smetterà mai: le cover band sono il male del mondo musicale. Un po’ come quelli che ce l’hanno con gli immigrati perché vengono a “rubarci il lavoro”.

Dovete sapere che recentemente ho abbandonato il mio gruppo metal nel quale militavo da ben 8 anni. Non tutti sanno che lasciare un gruppo (o essere esautorato da esso) si può paragonare al “lasciarsi con il/la fidanzato/a”. Posto che ho deciso di farlo ben consapevole delle mie scelte, la cosa è stata comunque intensa. Partiamo dal presupposto che non mi piace tergiversare e che le scuse classiche del caso non sono il mio forte. Ho abbandonato perché erano già 3 anni che nessuno alzava un dito (me compreso) perché, giustamente, si era tutti impegnati nelle rispettive vite. Chi ha figliato, chi si è sposato, chi si è trasferito in un altra città ecc ecc. Dato che l’età del gruppo partiva da 40 fino ad arrivare ai 30, ci si era lasciati alle spalle da tempo quella carica (o frenesia) che ti porta a suonare in ogni angolo, spendere soldi per interviste, promozione, registrazioni, magliette e quant’altro. Almeno, questo era ciò che sentivo io. Fatto sta che la cantante, mossa da un nuovo impeto, ha deciso di dare fiducia all’ennesimo approfittatore che, insieme ai suoi simili, campa di sogni e speranze, speculando su quei pochi che ancora ci credono davvero. Dato che tutti quanti suoniamo da più di vent’anni, ho dato per scontato che la cosa si sarebbe risolta nella classica sonora risata, seguita (a scelta) da una pernacchia. Non è stato così. Come sempre, quando si arriva al soldo delle questioni si vedono le vere personalità delle persone e quelle che ho scoperto (dopo 8 anni) non mi sono piaciute per niente. Così ho colto la palla al balzo e me ne sono chiamato fuori.

Ho letto il “contratto” propostoci da questo individuo e oltre ad essermici pulito il culo, non ho creduto né posso farlo ora, che sia qualcosa in cui investire davvero. Ben 400 e passa €uro per che cosa ?
Ve lo dico subito: 10 recensioni, qualche intervista su qualche sito web del settore, un (si, uno solo) live e variegati obblighi della band nei confronti di chi ha stipulato questa carta straccia. Obblighi che comprendono anche la vita privata del singolo componente della band del tipo: “si fa obbligo ai componenti di essere sempre disponibili in caso di show/concerti al di là dei propri impegni personali”, pena: la cancellazione del contratto e (ovviamente) la perdita dei soldi, che probabilmente, hanno finanziato (in questo caso specifico) la prossima partita in arrivo di coca. Ovviamente io me ne sono andato, mi hanno rimpiazzato e hanno firmato senza pensarci due volte.

Qui si arriva al punto signori miei. La musica emergente è un business. Un business che favorisce arrampicatori sociali, parassiti e fancazzisti che speculano sui sogni di chi crede realmente nel proprio progetto. Pagare per suonare pare sia una pratica che esiste da tempo ma, come sempre, non tiene conto della bravura, ma solo della quantità di denaro da investire.
Qualche anno fa, un gruppo thrash metal delle mie parti, ha sborsato ben 10.000€ per aprire un concerto dei Testament, ai cui sono accorsi solo un paio di migliaia di fans. Non è una cazzata, ho visto le carte. Un’altro gruppo di Bologna, sulla scena da trent’anni, ha deciso di tentare il tutto per tutto e andare negli USA in tour, di spalla all’ennesimo gruppo (geriatric) metal. Tour che si sono dovuti finanziare in toto: alloggi, noleggio strumenti e backline, vitto, furgoni, alberghi, voli e l’accesso al tour. Già perché, per potervi partecipare, c’era da versare una quota. Tornati da questa avventura, davanti ad una birra, ci si è fatti due conti: 35.000€, circa. Il tutto per due settimane di concerti. Se facevano il giro del mondo in Concorde spendevano meno e si divertivano di più, dato che alcune date sono saltate perché la band headliner non ha voluto esibirsi. Cosa ne hanno tratto da questa esperienza? Niente. Nessuna richiesta, nessun aumento di fans, niente di niente. Rimane solo il poter dire agli amici: “sono andato in tour in America!!”. Bella roba.

Il mio ex gruppo ha iniziato il processo di promozione previsto dal contratto che hanno firmato. Foto nuove, nuovo batterista, ben due live e un’intervista. Durante quest’ultima tra le domande che hanno posto alla cantante c’era il classico quesito molto di moda oggi: “pensate che la scena musicale emergente risenta delle Cover Band?“. Ho parafrasato ma il succo è questo. Vi lascio il link dell’intervista così se volete potete verificare di persona. La cantante si è espressa senza accusare nessuno e (secondo me) in maniera molto composta. Ma ciò che mi ha colpito è stata la domanda.

Come ho scritto prima: le Cover Band sono il male del mondo.
Io suono da anni in una cover band e sapete che c’è? Ne sono fiero. Prima di tutto perché ho la possibilità di suonare con degli amici veri, oltre che con dei bravi musicisti. Secondo perché possiamo permetterci di fare le cose con calma, senza regalare soldi ai vari strozzini del caso e senza avere il fiato sul collo di fantomatiche etichette e/o promoter di dubbia esistenza. Terzo perché non ci limitiamo a copiare un brano famoso, ma lo rimescoliamo e lo stravolgiamo secondo le nostre volontà, non quelle imposte da qualcun’altro, che magari manco ci ha mai visto di persona.

Dite che le cover band rubano il posto agli altri? Invidia. Noi non rubiamo un cazzo a nessuno. Caso mai siete voi che siete frustrati perché, magari, papà e mamma non sono miliardari e quindi non possono pagarvi le registrazioni o gli slot per aprire alle band famose. Suonare dal vivo è difficile per tutti, comprese le cover band.
La musica dovrebbe essere aggregazione, condivisione e soprattutto passione. Queste cose si sono perse, oscurate dai talent e dall’unica cosa che conta nella nostra società moderna: il business. Se volete trovare un colpevole per le vostre sfighe, in molti casi basta guardarsi allo specchio.

I mediocri imitano, i geni copiano.

L’ha detto Pablo Picasso.

Un saluto.

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