Vivendo

Un saluto a tutti.

Sabato 19 Settembre 2015 è stata inaugurata, qui a Bologna, la “tangenziale delle biciclette”. Tanto per fare il precisino vi metto il link della notizia.
Come sempre accade, quando viene fatto qualcosa di utile, non sono mancate le polemiche, ma ci arriverò tra un attimo.
Essendo per me la bicicletta un mezzo che utilizzo saltuariamente, trovo comunque intelligente che si sia voluto spendere tempo e denaro pubblico per realizzare una pista che circumnavighi la città, recuperando anche tratti che già esistevano. Non è sarcasmo, dico sul serio.
Mi lamentavo sempre dei ciclisti in mezzo alle strada ma poi, questa estate, ho iniziato a dovere andare in centro città per lavoro due volte a settimana e ho iniziato ad usare la bici, recuperata dal fondo del garage, dopo anni di inutilizzo però perfettamente funzionante. Per farla breve, mi sono calato nei panni del ciclista cittadino per qualche mese e…la pista ciclabile è una ficata!

Peccato che percorrendola da cima a fondo per raggiungere la mia destinazione incrociavo di tutto, tranne che i ciclisti. Gente a passeggio, gente con cani, compagnie di anziani che al suono del campanello si arrabbiavano, bambini che saltavano fuori dai cespugli all’improvviso e gente in scooter. Una bella varietà di fauna! Poi c’ero io che ogni due o tre metri dovevo scansare qualcuno, scendere e farmi un pezzo a piedi o passare sul prato per evitare eventuali ostacoli umani e non. Ora, tralasciando che in certi tratti della pista ci sarebbe il divieto di passarci a piedi, non ho nulla in contrario se i pedoni la utilizzano. Basta solo starsene sulla destra e non creando un mercato rionale ogni volta che si incontra un conoscente. Mah…cosa volete? C’est la vie.

Tornando alle polemiche sul progetto comunale ho potuto constatare ancora una volta che l’ignoranza dilaga, ahimè. Alcuni sono talmente inferociti che sono arrivati ad esporre una teoria quantomeno particolare: la patente per i ciclisti. Secondo alcuni, dato che sulle auto ci si paga il bollo e che parte di quella tassa viene utilizzata per creare opere pubbliche, anche i ciclisti indisciplinati dovrebbero targare il proprio mezzo, pagare la tassa di proprietà, prendere una eventuale patente appropriata e poi poter circolare. Diciamo che è un’opinione come un’altra e (purtroppo) va rispettata.

Io però vorrei aggiungere solo una cosa: se i ciclisti saranno obbligati a prendere una patente, voglio, anzi, esigo, che venga tolta la patente al 80% degli automobilisti, degli scooteristi e dei motociclisti.
Dato che spesso, chi accusa i ciclisti di essere il maggiore pericolo su strada, è il primo a non dare la precedenza o a non saper fare le rotonde come si deve, mi chiedo, arrivati a questo punto, chi ha ragione.
Esistono anche valanghe di ciclisti rimbambiti che girano in mandrie, preferibilmente in mezzo alla strada e sono il primo che si arrabbia quando li incontro, ma non perché mi rallentano. Perché non voglio cristiani sulla coscienza! Non starei bene se ne prendessi sotto qualcuno, anche se in passato l’ho desiderato, mea culpa.

Come dicevo prima, bisogna chiedersi: chi ha ragione? Continuo a sostenere da qualche anno oramai che nelle nostre teste, si va pian piano assottigliando il confine tra realtà e finzione. Complice la totale assuefazione dalle tastiere e dai contenuti che troviamo in rete, vedo che sempre più con facilità si arriva a sperare nella morte di qualcuno o ad augurare estreme sofferenze al proprio interlocutore digitale. Ho preso l’esempio della Tangenziale per Biciclette bolognese come l’ennesimo caso dove non è il contenuto a fare scalpore, ma l’ignoranza delle persone che ne hanno preso visione.
Certo, è molto più facile ora fare sentire la propria voce alle istituzioni, possiamo dire ciò che pensiamo su tutto, a tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.
Credo tuttavia che ci siamo dimenticati di un fattore chiave: il fatto che siamo esseri senzienti dotati di intelletto e della parola, non significa che dobbiamo parlare per forza. Soprattutto quando queste due doti non collimano.

Il mio è un pensiero contorto che lascia spazio ad analisi e riflessioni varie. Sia chiaro che di sicuro non è nel mio intento offendere qualcuno. Ci sono persone che sono morte per garantirci il diritto alla parola e penso che sia anche per rispetto nei loro confronti che dobbiamo farlo usando la testa. La libertà di cui pensiamo di godere ora è un concetto astratto. Potrei stare qui a scrivere 1 miliardo di parole sulla libertà ma servirebbe a poco: ognuno è libero a modo suo.
Tutti quelli che si eleggono a rivoltosi e anticonformisti, anti-questo o anti-quello, sono proprio gli stessi che scenderebbero nelle piazze (preferibilmente digitali) coi forconi, se il governo (o forze dell’ordine o qualsiasi istituzione) li obbligasse a dichiarare dove vanno o cosa stanno facendo.
Eppure, proprio loro, non perdono tempo a farci vedere su FB (o Twitter, Foursquare, Google+…) che sono dal parrucchiere, a fare la spesa, in discoteca, sulla spiaggia o al cesso.

Da da pensare vero? Come sempre credo dipenda dall’uso che uno ne fa, della propria “libertà”. Non è questione di complotti né di cospirazioni internazionali: ci stiamo creando il mondo che ci meritiamo.
Forse mettendoci l’anima in pace potremmo trovare il tempo di guardarci allo specchio. Ho paura però, che molti di noi non riusciranno a guardare ciò che c’è nel riflesso senza farsi schifo.

Saluti.

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PS: Il concetto che ho esposto è una mia interpretazione di un pensiero letto nel libro di Charles Seife – Le menzogne del Web.
Lasciate perdere il titolo, dateci un occhiata tanto per avere un altro punto di vista. 

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