Nel blu dipinto di grigio

 

Non ho potuto fare a meno di essere travolto da valanghe di polemiche e articoli su questo writer bolognese conosciuto come Blu che, dopo aver ricevuto una proposta di incontro con i curatori di una mostra sulla Street Art, dove esporranno alcune delle sue opere, ha deciso di cancellare tutti i suoi murales, verniciandoli di grigio.
Perché l’ha fatto? Diciamo che in linea di massima la street art nasce come movimento popolare (e culturale) come protesta nei confronti del capitalismo e di tutto ciò che rappresenta (sicuramente c’è chi ve lo sa spiegare meglio), ergo: il concetto di museo a pagamento non rientra nei dogmi di questi artisti e io lo rispetto.
Dato però che la questione ha coinvolto la città in cui vivo e che non si sono sprecate parole nel giudicarla come “una città che ha perso uno dei suoi lati migliori” e che puntualmente, sono arrivati anche commenti del tipo “ora non so più cosa consigliare di vedere ad un turista se non le solite due Torri…” vorrei, se me lo concedete, esprimere il mio parere.

Avviso per il pubblico: ci andrò giù abbastanza diretto. 

Partiamo da questi “presunti” artisti di strada che decidono di cancellare le proprie opere perché quei brutti cattivi capitalisti hanno provato a monetizzarne il valore. Ci pensate se artisti come Muddy Waters o i Led Zeppelin avessero deciso di non incidere più niente perché le case discografiche volevano monetizzare le loro opere? Partiamo dal presupposto che la musica, in quanto arte anche quella, dovrebbe essere fruibile a tutti in egual misura…o siete solo troppo presi dalla moda anticonformista del momento per non considerarlo?

La mia città, Bologna, si è svegliata più grigia? Personalmente parlando si è svegliata più pulita. Vi prego, voi del Genius Bononiae, includete nella vostra mostra anche tutto quello schifo di presunti graffiti che imbrattano tutto il centro storico…magari gli autori decideranno di coprirli. A questo proposito mi chiedo: a che punto uno sgorbio su di un muro è definito arte ?

La famigerata street art deve essere promulgata certo, ma non alla cazzo di cane, a mio avviso. Personalmente ho sempre trovato orribili le opere murali di certi artisti. Già solo per il fatto che siano “anonimi” (ma che in realtà non lo sono..perché sentire parlare di sé è bello, ammettiamolo…)  perdono tre quarti del loro senso. I grandi reazionari, quelli che protestano e che fanno del dissenso una forma d’arte, non dovrebbero nascondersi, altrimenti restano solo gli ennesimi fighetti ribelli con una bomboletta in mano che vanno in giro a scrivere frasi sgrammaticate alla boia d’un Giuda.

Sarai anche padrone della tua opera, anzi, lo sei e di certo puoi farne ciò che più ti piace ma ricordati sempre che la tua libertà finisce dove inizia la mia.
Vuoi esprimere il tuo dissenso verso il capitalismo disegnando omini in catene su di una casa cantoniera abbandonata? Fai pure.
Vuoi andare a coprirli per i più svariati motivi? Ma per carità, fallo! Però assicurati che tutti ti vedano, con tanto di foto e video su ogni piattaforma social, mi raccomando!

Collegandomi a quanto detto prima: street art si, ma con un senso. Qua in zona c’è un tabaccaio che ha commissionato ad un writer un murales per la sua serranda ed è venuta fuori una roba spettacolare; una scuola elementare ha fatto ricoprire il muro della propria palestra con una bellissima opera che parla di “acqua: bene comune“; i graffiti sui resti del muro di Berlino sono uno più bello dell’altro e personalmente mi hanno colpito più di ogni altro mostro abbozzato qua e là. Vi siete mai fatti un giro in Sardegna per ammirare le opere del periodo definito come “muralismo” ? Ci sono interi paesi dipinti da writers che sono davvero un valore aggiunto per questi comuni perché alcuni rappresentano la vita rurale, scene di vita quotidiana e proteste verso il “sistema”, quando ancora aveva senso farle.

Con tutto il rispetto di questo mondo, io penso che la maggior parte di questi murales bolognesi sono (o erano) davvero aberranti. Il fatto che certi personaggi molto influenti nella scena culturale locale (tra cui il potente Fabio Roversi Monaco), abbiano deciso di esporne alcune delle più belle, con anche la “scusa” di preservarle dall’abbattimento, è, per quanto mi riguarda, un modo per renderle più fruibili. Parliamoci chiaro: quanti di voi che vi lamentate, si sono avventurati nelle campagne o nei luoghi inaccessibili dove erano situati questi murales per ammirarli?

Detto tutto questo, a te, mio caro “artista di strada” chiedo: sei così anticonformista da decidere al posto nostro se ci meritiamo o meno la tua arte così raffinata ?
Allora guarda, facciamo così: vai a fare un bel disegno nel cesso di casa tua, così che lo vedano i più meritevoli. Così facendo ti assicurerai che lì rimarrà a imperitura memoria, vai tranquillo.

Tullio

 

 

 

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3 thoughts on “Nel blu dipinto di grigio

  1. Occhio solo a non confondere i vari tag che trovi su qualsiasi muro delle città italiane con i lavori di street art, due cose diverse. Poi ognuno può avere le sue idee…

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