Music Society -Vai tranquillo!

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Prima Parte-

Non so se lo sapete, ma dalle mie parti esiste un detto che recita: “tranquillo è morto inc*** da fidati, cugino di ci penso io, amico di non preoccuparti.

Immagino che esistano varie versioni a seconda del luogo e dei costumi.

Oggi voglio parlarvi di alcune specie di fauna che nel corso degli anni ho avuto modo di incontrare nel sottobosco musicale italiano. Parlo di tutti quei pagliacci e contaballe che popolano ogni scena musicale.
Ogni città ne ha più di uno e, a seconda dell’ambito, presentano alcune caratteristiche facilmente distinguibili, una volta acquisita un po di esperienza. Io, purtroppo, da giovane e ignorante virgulto della batteria, ci sono cascato un paio di volte e ci ho anche rimesso qualche soldino, ergo: mi sono disincantato subito e ho imparato a riconoscerli. Quello che segue è il frutto delle mie esperienze e, purtroppo, quello che tante, tantissime band, vivono quotidianamente ancora oggi nel 2016. Sarà una cosa lunga e mi prenderò la briga di essere più preciso possibile affinché chi legge abbia una quadro preciso della situazione.

Andiamo con ordine:

1 – Il “grazie a me diventerai famoso!”

Credo sia il tipo più comune di cazzaro. In genere fa la sua tana nei locali dove si suona dal vivo, soprattutto in ambito rock/metal e aspetta con pazienza la sua preda. Nella maggior parte dei casi si tratta di una figura facente parte dello staff del locale e quasi sempre è il barista, quello che sta all’ingresso o uno che semplicemente passa lì le sue serate. Parliamoci chiaro: quando hai vent’anni e la carica a mille, al solo sentir la parola “famoso” ti venderesti anche un rene, pur di diventarlo, ed è questo il suo stratagemma. Di solito il suo approccio è molto amichevole e tende ad attaccar bottone dopo la vostra performance sul palco. Comincia elogiandovi e riempiendovi di ossequi, poi passa a snocciolarvi qualche nome importante, asserendo che ha suonato con loro, li ha conosciuti o addirittura che è amico fraterno di Ozzy Osbourne, il quale lo invita regolarmente a casa sua a fare delle jam session con tutti i Black Sabbath. Una volta che il vostro hype è a mille, inizierà a promettervi che, per una cifra simbolica, vi farà andare in tour in America e che ha già in mente la band perfetta con cui farvi suonare. Come falene verso la luce voi aprirete i portafogli, non firmerete nessun contratto e gli darete un vostro CD, nella speranza che da lì a qualche giorno vi chiami per definire insieme le date del tour. Cosa che, ovviamente, non farà. Voi lo chiamerete di continuo e dopo qualche tempo, capirete che ha cambiato numero di telefono. Così lo andrete a cercare di persona, quanto meno per recuperare il cash e, se siete fortunati, lo troverete ancora lì dove lo avete incontrato, ma tornerete a casa con le pive nel sacco perché questo è un professionista: vi racconterà le scuse più fantasiose e che non può restituirvi il denaro perché ci si è pagato l’affitto o qualche sbronza. Così, mosso da compassione, vi procurerà una data, rigorosamente non pagata, nel locale dove lavora, tanto per darvi un contentino. Come di consueto, questi personaggi sono ben noti nell’underground locale e fortunatamente, dopo qualche raggiro, tendono a sparire dalla circolazione, per poi ricomparire sotto forma di Art Director di qualche nuovo locale appena aperto.

2 – L’Art Director de no altri

L’Art Director o Direttore Artistico, quello vero, è una figura professionale, assunto dal locale, che ha il compito di organizzare la programmazione del suddetto e di gestire la ricerca dei gruppi in base al tipo di Pub o Live Club per il quale lavora. Diventa superfluo aggiungere che è suo il compito di far si che le band siano professionali e che siano quello che il gestore vuole per portare gente nel suo locale e quindi, di guadagnarsi la pagnotta. In genere, quando apre un nuovo posto è molto facile avere a che fare con qualcuno che si improvvisa Direttore Artistico. Metteteci un po la mancanza di fondi perché appena avviato e la poca esperienza del gestore alle prime armi ed ecco che avrete una delle classiche trappole per band. L’ ADDNA (Art Director De No Altri) si presenterà a voi con fare super professional e vi farà il terzo grado per “capire se siete davvero il gruppo che fa per il suo locale”. Si capisce che è un cazzaro perché vi farà un sacco di domande, ma non quelle che contano davvero. Vi chiederà, per esempio, “quanta gente portate”, “da quanto suonate”,
o “se siete disposti a suonare il Martedì”  Vi farà sentire dei pivellini alle prime armi che vogliono entrare nel regno dei big della musica e la cosa triste è che ci riuscirà! Non vi farà domande su di un eventuale compenso perché vi dirà che “dovrete discuterne con il gestore”, non vi chiederà che genere fate perché fondamentalmente non gliene frega niente e non vi chiederà di fargli sentire qualcosa per capire se siete in grado di suonare oppure no. Così programmerete una “serata di prova” senza aver definito niente e voi andrete lì belli carichi perché “finalmente si suona”. Porterete il vostro seguito (se l’avete), suonerete la vostra oretta belli sereni e alla fine andrete a batter cassa dal gestore perché così “ci aveva detto Tizio”. Ovviamente il proprietario non è stato minimamente informato del pagamento e quindi si rifiuterà di darvi alcun ché, così, dopo un’accesa discussione, scoprirete che l’ADDNA vi ha raggirati e ha approfittato di voi per far incassare al locale qualche soldino tra ingressi, tessere (che avete dovuto fare anche voi) e bevute vostre e dei vostri amici. Sempre se il il Tizio lavora davvero per quel posto. Perché a noi è capitato anche di discutere con un gestore per il cachet per poi scoprire che chi ci ha procurato la serata, altri non era che l’amico dell’amico di un cugino di terzo grado del fratello di suo zio. Oppure può succedere che finito il live, l’ADDNA sia sparito e che arrivi dai voi il proprietario a “sgridarvi” perché non era il genere che si aspettava e che quindi siete stati un cattivo investimento…gratuito! Per tanto non suonerete più lì. Ci tengo però a sottolineare che, a volte, anche i proprietari stessi finiscono “fregati” da questi personaggi che in certe occasioni si fanno pagare in anticipo perché “devono dare il cachet anticipato alla band” promettendogli di aver scritturato i nuovi AC/DC. Insomma:ce n’é per tutti.

3 – Lo strutturato

Questo particolare personaggio si presenta davvero bene. In genere è il titolare o il rappresentante di un’agenzia di booking che, tecnicamente, assoldano band nel loro catalogo e li propongono in giro per locali o più semplicemente curano tutto l’aspetto promozionale del gruppo. Questo è quello che fanno le agenzie serie. Con l’avvento del fu MySpace, il fenomeno delle “finte agenzie” venne a galla, permettendo a una marea di sedicenti pagliacci di incassare denaro facile sulle spalle delle band emergenti. Il fenomeno della situazione iniziava la sua opera creando un Agenzia di Booking, senza aprire una partita IVA, ovviamente. Veniva creato un sito web professionale sul quale potevi trovare il catalogo della suddetta, quello che fanno e i servizi che propongono. La cosa strana è che sono queste agenzie a contattarti, quando di solito è il contrario. L’impressione è proprio quella di avere a che fare con un’azienda strutturata e professionale, quindi, il titolare o un eventuale rappresentante, viene a parlare o invita la band per un meeting dove propongono i loro servizi. Come da manuale, iniziano a tirare fuori grandi nomi con cui lavorano; che questi sono diventati famosi grazie a loro e stanno lì ore e ore a parlare sostanzialmente di nulla…e intanto la tua fotta cresce. Poi tirano fuori “il contrattone” che altri non è che un documento non ufficiale, redatto con Word dalla zia del tipo. Nel nostro caso non firmammo niente ma ci accordammo per consegnarli 100 copie del nostro disco, stampate a spese nostre, che lui avrebbe consegnato direttamente a tutte le case discografiche e locali con cui collaborava. Un bel giorno ci arrivò a casa una ricevuta delle Poste Italiane, scritta di suo pugno, dove ci dimostrava che aveva spedito, alla modica cifra di 700,00€, i nostri CD in giro per il globo. Tutto questo senza mostrarci a chi li aveva spediti. Alla nostra richiesta di una lista dei destinatari abbiamo ricevuto un elenco di nomi finti di etichette e locali che, in teoria, avrebbero ricevuto il tutto. Ovviamente non abbiamo sborsato un centesimo e poco dopo abbiamo ricevuto una lettera di un presunto avvocato che ci intimava di pagare quei famigerati 700,00€ o ci avrebbero tolto le mutande. Questo sulla base di un contratto mai firmato. Ce ne siamo sbattuti alla grande ma il nome di questo fenomeno mi è saltato più volte all’orecchio negli anni e io ho sempre messo in guardia chi ci ha avuto a che fare.
Purtroppo, esistono persone che alla vista di una lettera d’avvocato pagano senza pensarci due volte, per paura di ritorsioni legali, ed è qui che avviene la truffa. Esistono anche band disposte a sborsare qualche migliaio di euro per firmare questi contratti fuffa, in nome di una notorietà che non arriverà mai. A volte mi chiedo se fanno bene questi pagliacci ad approfittarsene…

Leggendo queste parole viene meno la voglia di continuare a suonare e lo so, è successo anche a me. Ma posso dirvi che per ogni pirata incontrato ho anche avuto a che fare con gente competente e capace, che prima svolge il suo lavoro e poi ti presenta la fattura, dopo essersi assicurata che tu sia soddisfatto. La scena musicale mondiale è in continua evoluzione e oramai non ci si capisce più tanto. La frangia underground è quella che più subisce il proliferare di questi truffatori e arrivi a un punto, che devi avere quattro grappoli di palle per non farti infinocchiare dal primo “ci penso io” che passa.

Ad ogni modo, lascio le mie conclusioni da vecchio rocker melodrammatico nella seconda parte, dove finirò di elencare le tipologie di persone incontrate in questo viaggio.

Un saluto e alla prossima

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