Music Society – Vai tranquillo 2

MusciSociety

– Seconda parte –

Ed eccomi di nuovo qui a fagocitare pensieri e facezie. Nonostante abbia combinato ben poco con la mia “carriera” di musicista, dopo tutti questi anni, sono riuscito lo stesso a coltivare una discreta esperienza ed è anche grazie a questa, che ora suono molto meno.

Nella prima parte vi ho descritto, forse in modo un po prolisso, alcuni dei sedicenti truffaldini che ho avuto modo di incontrare lungo la strada. Se per caso ve la siete persa vi metto il link qui.
Oggi, in questa seconda e ultima parte, vorrei parlarvi anche dei “ci penso io” che però sono dall’altra parte della barricata, ovvero i musicisti. Perché diciamolo: di contaballe e approfittatori ce ne sono anche tra le file di chi suona. Ma non perdiamo tempo ed iniziamo.

1 – Il (quasi, ci manca poco) famoso

Ebbene si. Quando suoni in una band e sei molto giovane è estremamente facile scambiare qualche piccolissimo successo con l’aver sfondato, ergo: sono famoso. E’ capitato a tutti, anche a me, lo ammetto. La differenza sta nel modo di porsi verso gli altri e soprattutto quelli che suonano con te. Qualche anno fa (diciamo pure una decina) suonavo in un gruppo metal con voce femminile e fin qui nulla di strano. La cantante non era un gran ché ma aveva l’energia giusta per tenere il palco (…all’inizio) e tutto sommato ci andava bene così. Dopo qualche concerto andato bene (ma non benissimo) causa stecche paurose e alcuni atteggiamenti da prima donna inutili come una scoreggia in un tornado, un bel giorno si presenta in saletta e ci annuncia che inizierà la sua carriera solista. Bene, tanti auguri. Qualche tempo dopo si ripresenta in sala prove accompagnata da due perfetti sconosciuti che si identificano come il manager e la coreografa di lei. Le risate soffocate sono scomparse quando ci annunciano che come solista, dovendo avere già una base di brani pronti, si proporrà al pubblico con le canzoni scritte e arrangiate da noi, nel corso dei 5 anni passati insieme. Dato che nessuno aveva pensato di registrarsi in SIAE, i pezzi erano ovviamente fruibili e loro hanno pensato bene di registrarli a nome suo. Se volevamo continuare a suonarli, saremmo diventati la di lei band di supporto, pagando l’apposita cifra, richiesta per esser parte del progetto, visto che “siamo pronti ad investire centinaia di migliaia di euro in lei, quindi dovete contribuire se volete esserci”.  Abbiamo scritto dei brani nuovi e preso una nuova cantante.
Penso che ora lei faccia l’assicuratrice in un paesino sperduto da queste parti, sul nostro appennino. Pare che la sua “brillante e promettente” carriera solista non sia decollata come ci avevano promesso e sembra che il problema sia stato che lei e il suo manager alias, il suo moroso, non abbiano raggiunto la quota prevista da intascarsi. Ci hanno provato ma, il gestore di un locale che conosco, dopo aver sborsato ben 800,00€ (in anticipo…pirla!) per farla suonare nel suo locale, abbia ancora le orecchie che sanguinano e il portafogli che piange dato che oltre a fare schifo a cantare, non ci andò nessuno a vederla. Tutto questo perché nei sette o otto live fatti con noi, ha ricevuto qualche complimento (più per pietà o gentilezza che altro) e questi, sono bastati a farle mettere in piedi un bel carrozzone, cercando di spillare i soldi necessari a mantenerlo agli altri. Vai così!!!

2 – Il “alla fine ho detto no”

Un’altro elemento che mi è capito di incontrare lungo il cammino è il mitico “alla fine ho detto no”. Ho suonato per qualche tempo in una band con cui facevamo Rock Alternativo, stile A Perfect Circle, per intenderci. Facevamo la nostra ventina di date all’anno e avevamo un piccolissimo seguito costruito negli anni. Un bel giorno decidemmo di cambiare cantante e reclutammo il classico pagliaccio che però sapeva vendersi benissimo. All’inizio andava tutto a meraviglia ma poi, un giorno, si presentò in sala dicendo che un grosso gruppo Punk Rock, i Lagwagon, gli avevano chiesto di andare in tour con loro. Ora a notizie del genere la mia reazione si riduce ad una sonora risata ma, quando hai vent’anni e la carica a mille, sei disposto a tutto pur di poter dire che sei stato in tour con un gruppo famoso. Fidandoci ciecamente del nostro singer, decidiamo che si, sarebbe stata l’occasione tanto attesa e prontamente ci avvisa che avremmo dovuto versare una “quota di partecipazione al tour” di circa 1000,00 € a testa, se non ricordo male.  Purtroppo il nostro cantante era disoccupato e quindi avremmo dovuto dividerci anche la sua parte. Se considerate che eravamo in 5, sarebbe saltata fuori una bella cifra. Ovviamente quando si è iniziato a parlare di soldi gli animi si sono raffreddati e abbiamo avanzato l’ipotesi di una caparra, da saldare a contratto firmato. Nel frattempo, il sedicente cantante ha iniziato a farsi di nebbia, non presentandosi alle prove con le scuse più disparate, finché, una sera, gli diamo la nostra caparra, 500,00 € in tutto, per partecipare al tour. Lui si sarebbe occupato di tutto. Passarono giorni, settimane senza ricevere nessun tipo di informazione e durante tutto questo tempo lui scomparve. Diventò irraggiungibile al telefono e non sapendo manco dove abitava fu difficile per noi rintracciarlo, finché, un bel giorno, si presentò in saletta. Con l’atteggiamento ben congegnato da fenomeno (e da chi è un professionista del mestiere) ci dice che alla fine ha detto di no, perché volevano troppi soldi. Così, senza discuterne con noi. Ovviamente gli abbiamo intimato di ridarci il nostro cash e con la bravura del migliore degli imbonitori ha iniziato a snocciolarci tutti i suoi problemi: che era senza lavoro; che aveva l’affitto da pagare; che aveva dei debiti; che gli alieni avevano rapito il suo gatto e bla bla bla…Ma dovevamo stare tranquilli: dato che lui era una “persona famosa” e “aveva il suo giro”(?), ci avrebbe messo poco a ridarci il maltolto. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. E’ stato intravisto poco tempo fa, che guidava un BMW ultimo modello, un’auto da (minimo) 40.000€. Bravo lui, nient’altro da dire. Bastardo ma bravo.

3 – Il cantautore fallito in partenza

Ebbene si, mi è capitata anche questa. Nei primi anni del 2000 ho conosciuto un ragazzo pugliese che cercava dei musicisti per accompagnarlo nell’incisione del suo primo disco da cantautore e, ovviamente, come band di supporto al suo progetto. Ok, sounds good. Il genere ricordava molto Ligabue ed essendo io inesperto, mi accollai l’onere di reclutare gli altri elementi. Feci qualche telefonata e nel giro di una settimana misi in piedi la band. Il cantante, nonché leader del progetto, era a Bologna principalmente in veste di studente fuori sede, mantenuto dai genitori. NB: io non ce l’ho coi fuori sede eh! Sia ben chiaro! Iniziamo a provare e ad arrangiare il suo materiale. Nel frattempo io e il bassista ci occupammo di tutto il resto, dato che lui veniva a malapena alle prove e passava le giornate a casa di studentesse vivendo il mito del rocker che se ne tromba una diversa al giorno. Finalmente troviamo un produttore che decide di prendere a mano il progetto, ovviamente a pagamento. Purtroppo funzionava così. Noi pagavamo una cifra e in essa era compreso tutto, registrazione, promozione e quant’altro. Parliamo di 10.000 €. Poco male se spalmate in rate mensili divise per i 4 membri della band. Insomma, visto come investimento per il futuro, ci sembrava (e in tutta onestà lo era) una bella occasione. In più il produttore era una persona seria (pace all’anima sua) e le ricerche svolte sul suo conto dimostravano che era così. Arrivò la prima rata e il cantautore non aveva i soldi. Poco male: per quella volta li anticipammo noi per lui. Nel frattempo cominciò a farsi vedere di rado ed iniziammo a sentire puzza di bruciato. Arrivò la seconda rata e anche quella volta non ebbe niente da darci. Considerate che avevamo firmato un contratto, un vero e proprio contratto. Saldammo la sua parte e lo convincemmo a trovarsi un lavoro per sopperire alla mancanza di fondi. Dopo aver insistito parecchio trovò lavoro come bagnino in una nota località sull’Adriatico e si trasferì lì per la durata del periodo lavorativo. Allo scadere della terza rata lo raggiungemmo per farci dare i soldi che ci doveva e la sua parte di rata ma, dopo una giornata intera passata a cercarlo, lo trovammo ubriaco fradicio in un bar a fare il cascamorto. Il bassista lo prese per un orecchio e lo trascinò fuori. Volevamo i soldi e soprattutto delle risposte. Avevamo firmato un contratto e nessuno di noi voleva finire in qualche faida legale per colpa sua. Saltò fuori che, in realtà, non avendo voglia di lavorare, si era licenziato dopo due giorni, restando lì a spese dei genitori, a fare la bella vita. Per farla breve: scomparve dopo che i genitori vennero personalmente a prenderlo a Milano Marittima per riportarlo a casa. Noi trovammo un accordo con il produttore, pagammo una piccolissima penale e chiudemmo lì la faccenda. Faccenda che mi è costò 1.800 €. Due mesi di stipendio. Ahhh…essere giovani e ingenui.

Ora ripenso a tutto questo col sorriso, dico davvero. Sono passati anni e anche se negative, queste esperienze mi sono servite. Soprattutto nella vita di tutti i giorni. A persone che conosco è capitato anche di peggio perciò non me la prendo tanto. Certo, se non ci fossero questi personaggi crederei ancora nel sistema del music business ma, francamente, non potendo ucciderli tutti, preferisco fare marcia indietro e concentrarmi sulle cose che hanno senso. Della serie: poche ma fatte bene.

Se qualcuno di voi ha avuto esperienze simili rendetemene partecipe, tanto per farsi quattro risate.

Tullio

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