Legalize it, maybe!

 

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Ebbene si. Oggi voglio scrivere della famigerata e tanto agognata legalizzazione della cannabis, terapeutica o ricreativa che dir si voglia. Perché nel contesto attuale, fatto di odio, guerre, migrazioni di massa e tanta ignoranza, torna sempre buono il detto: “se la gente fumasse più erba, sarebbero tutti più sereni”.

Vorrei parlare della questione tralasciando i dibattiti politici e i numeri, che non sempre tengono conto della realtà e partire proprio da questo: la realtà dei fatti.
La cannabis o Marijuana, Erba, Ganja o come volete chiamarla, è sempre esistita ed è sempre stata fumata. Avete mai pensato a chi ha scoperto che si poteva fumare o come lo ha scoperto? Queste sono domande a cui la storia non potrà mai dare risposte visto che dovremmo tornare indietro di migliaia di anni.

Farò una premessa: io credo che tutti (salvo, ovviamente alcune eccezioni) almeno una volta nella vita, hanno (per lo meno) provato a farsi una canna. Dai su, per un attimo non facciamo gli snob o i perbenisti della Domenica, che tanto papà e mamma son stati giovani anche loro.
Partiamo da questo, pensateci per un attimo: ci viene naturale stappare un buon vino o berci qualche bella birra ghiacciata, così come è “normale” ogni tanto alzare il gomito, soprattutto se in buona compagnia. Senza bisogno di arrivare alla sbronza colossale (o allE sbronzE…) quando percepiamo di avere la risata facile, vuol dire che il nostro corpo è preda degli effetti dell’alcool e sapete una cosa? Non c’è niente di male. Certo, questo entro i limiti del rispetto reciproco. A nessuno piacciono gli ubriaconi molesti.

Quello che si dovrebbe legalizzare è il modo di vedere la questione. Ho letto un libro, qualche tempo fa, dove si racconta la storia di un sadhu italiano. Un sadhu, per semplificare, è una sorta di santone, una specie di sciamano che vaga per il paese raccogliendo offerte e vivendo una vita molto semplice, di solito in India, dove la religione indù è una delle più radicate.
Tornando a noi: il sadhu, racconta nel libro del rapporto che in certe zone dell’India c’è tra la popolazione locale e la marijuana, dove cresce selvatica ai bordi delle strade e se ne fa un uso (praticamente) quotidiano. Per loro è scontato. Perché? Perché le loro divinità, tra cui Shiva o Ganesh, sono spesso rappresentate, nelle raffigurazioni all’interno dei templi, mentre fumano erba o sono circondati da piante di questa specie, dove è riconoscibile la famosissima foglia a cinque punte.

Torniamo a casa nostra, in Italia. Per noi è una quotidianità bere vino. E’ alcool e per quanto ne sanno medici e ricercatori, sempre droga è. Il suo utilizzo però è dato per scontato. Come mai? Avete presente Gesù? Lui tramuta l’acqua in vino; lo condivide nell’ultima cena, ergo: l’assunzione di alcool (sotto forma di vino) non è mai stata vista come il male. Ora credo che se state leggendo (e non vi siete già persi) sia lecito farsi la seguente domanda: e se Gesù invece del vino avesse “passato la canna“?  Non voglio offendere i credenti, il mio è solo un innocente ragionamento. Lungi da me dare la colpa al Cristianesimo, tanto meno alla Chiesa, come va di moda oggi. Sto dicendo che forse, dico forse, se fossimo “abituati” a vedere raffigurate le foglie di maria nelle icone sacre o nella nostra storia in generale, molti di noi non si accanirebbero così. Vero signori Fini-Giovanardi?
Noi inorridiamo quando sentiamo che in India (o più in generale in Asia) mangiano i cani ma non pensiamo neanche un per momento che loro inorridiscono perché noi mangiamo le mucche, per loro animali sacri. Quindi: chi ha ragione?

La legalizzazione ad uso ricreativo apre la mente a tanti interrogativi perché, come sempre, comporta pregi e difetti. Devi regolamentarla bene. Un po come con i Pokemon di cui tutti ora parlano. Non è il gioco il male del mondo, come dicono alcuni, è l’uso che se ne fa il problema. Se ti fumi 20 cannoni e poi ti metti alla guida sei un criminale tanto quanto un ubriaco al volante, secondo me. Non è mai morto nessuno per abuso di cannabis è vero ma fumare fa male, punto. Non esiste una via di mezzo. Ci lamentiamo tanto degli OGM, dei prodotti alimentari che non sappiamo cosa contengono e vogliamo più trasparenza sulle etichette. La stessa cosa andrebbe fatta anche per l’erba: sapere dove viene prodotta o cosa stai per fumare sarebbe un grande passo avanti, rispetto a quella tagliata col vetro che girava qualche anno fa. Legalizzare si perché, tanto, con qualche ricerca, la trovi sempre e francamente: sarebbe bello smettere di sentirsi paragonati a ladri o stupratori perché “ci avete beccato mentre compravamo due cannette dallo spaccino“.

Mi hanno sempre fatto paura le droghe vere e proprie. Soprattutto quelle sintetiche e moderne come l’MDMA, la Ketch (la ketamina) o la Meth (la meta anfetamina). Non le ho mai provate anche se sono sempre circolate negli ambienti che frequentavo ma non ne ho mai sentito il bisogno. Però quando mi accendevo lo spinello venivo allontanato perché era “una roba da comunisti e da robbosi”, detto da gente con ancora il naso infarinato.
Non mi fanno paura i fattoni, mi terrorizzano quelli impasticcati che sono carichi a mille e ti guardano con quegli occhi spiritati che manco nei film Horror… Non penso sia un caso se in guerra, alcuni reparti speciali vengono “drogati” con roba sintetica per non sentire dolore né paure. Se li facessero fumare finirebbe tutto a pacche sulle spalle e risate, al massimo qualcuno si sparerebbe in un piede.
Ho lavorato per tanti anni in un settore dove convivevo letteralmente con dei cocainomani incalliti che ne facevano quotidianamente uso, già dalle 8 del mattino.Capitava di entrare in officina e vederli piegati con la faccia sul carrello degli attrezzi; più di una volta è successo che, appoggiando la mano sulla scrivania dell’ufficio, si “impolverasse” di bianco. Quindi: di cosa dovremmo stupirci? Per un secolo la nostra politica è stata: “fare finta di non sapere anche se in realtà tutti sanno” perché è sconveniente far conoscere certe cose.
Diventa difficile dare un’immagine di serietà e professionalità quando si ha il naso infarinato vero? Per tanto il modus operandi è sempre quello del “condannare a prescindere, purché non si venga a sapere che ne ho fatto (o ne faccio) uso anche io”. Perché mantenere un certo status sociale, a volte, è più importante di qualsiasi cosa.

Ci sono quelli che non ne hanno mai fatto uso e che sono fermamente contrari alla cosa ed è più che giusto e ci saranno sempre. Quello che andrebbe evitato è buttarla sulla questione morale. Di sicuro non va bene accendersi un trombone davanti a dei bambini così come non trovo giusto palesare che se ne fa uso ai quattro venti ma, per favore, non parlate di moralità.
Queste sono le cose di cui si dovrebbe discutere. Fare finire in galera (a spese dei contribuenti) gente che è stata fermata con due cannette in tasca non ha proprio senso. Incentivate il consumo in privato, tipo a casa propria; favorite la conoscenza degli effetti che produce sul corpo e sulla mente; lavorate sulle dipendenze vere e ricordatevi che la dipendenza da Marijuana non è stata ancora scientificamente provata. Se davvero voleste “eliminare per sempre il consumo e lo spaccio di droga” dovreste essere voi i primi a dare l’esempio perché, finché ne farete uso (a volte pubblicamente) anche voi, circolerà sempre. Nel film Blow, il protagonista dice: “fatela girare tra attori, politici e gente famosa e le richieste aumenteranno a dismisura”. Non è del tutto una stronzata.

Concludo dicendo che si, c’è da discuterne e probabilmente non se ne verrà mai a capo ma credo che ci siano più luci che ombre su questa faccenda, non lasciamo che vengano offuscate dalla nostra spasmodica e autodistruttiva voglia di apparire.

Tullio

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