Disastro in Bulàgna

Buongiorno. Era da un po che non scrivevo boiate qua sopra, ma per vostra sfortuna mi è venuta voglia. Voglia di fare un paio di riflessioni. Non mi piace scrivere su Facebook; verrei frainteso e accenderei svariate micce che finirebbero in esplosioni di nulla cosmico.

In questi periodi di guerre dimenticate, città rase al suolo, migranti, sfollati, scosse telluriche, referendum e altro, sono ben felice di constatare quanto i giovani, quelli della mia generazione e non, si stiano dando da fare per alzare la voce e cambiare le cose.
Ma quali cose esattamente? Attirare l’attenzione sullo scontro tra due potenze mondiali, sfociato nella devastazione totale di una delle città antiche più belle del mondo con relativi centinaia di migliaia di morti? No, non scherziamo. Ormai pure i giornali gli dedicano qualche trafiletto tra un necrologio e un articolo su come passa le vacanze Paolo Brosio.
Allora forse è il caso di scendere in piazza e manifestare contro la corruzione dilagante a tutti i livelli? Ma va là! Giusto. Ci vuole qualcosa di più sentito. Qualcosa che scuota le fondamenta stesse della società contemporanea.

Trovato: il caro mensa all’università.

Sorbole. Sono tutto emozionato solo a scriverlo. Ma prima di sciorinare i miei pensieri vorrei fare un preambolo, un breve riassunto per chi non conosce la questione:
da qualche anno, nella zona del centro storico di Bologna, che ahimè coincide con la zona universitaria, è in atto una guerriglia urbana che vede contrapposti i residenti, le varie giunte comunali susseguitesi negli anni e i collettivi studenteschi, fattoni, tossici, spacciatori e vari hippie moderni. Ah, ci sono anche quelli che vorrebbero passare semplicemente una bella serata in Centro, ma non contano una cippa.

Prevalentemente la zona interessata rimane tra Via Zamboni e Via Petroni. Per dirla in poche parole: vetri rotti; cloache a cielo aperto; gente che piscia negli androni dei palazzi; ubriachi che collassano e vomitano nell’ingresso del Teatro Comunale; festini e rave party abusivi; veri e propri concerti con tamburi e chitarre all night long; residenti incazzati come delle pantere; forze dell’ordine e amministrazione comunale che si fanno mettere i piedi in testa e non riescono a risolvere la questione che, come ho già detto, va avanti da anni.
A tutto questo si aggiungano provvedimenti discutibili nei confronti della vendita di alcool che sono serviti solo a penalizzare i gestori dei locali e a far sbucare come funghi venditori abusivi, inseguiti dalla Polizia Municipale che si bulla quando riesce a “multarne” un paio. Come se servisse. Ecco. Questa è, grosso modo, la situazione attuale.

Ma torniamo al punto focale.

Da giorni, uno dei collettivi studenteschi di maggior rilievo (il C.U.A.B. = Collettivo Universitario Autonomo Bologna) ha inscenato una protesta contro il “caro prezzi” nelle mense universitarie. Un pasto completo costa attualmente (circa) 5,00€. I ragazzi hanno preso di petto questa enorme ingiustizia e hanno iniziato a presidiare gli ingressi della mensa con cortei e manifestazioni coreografate con pentole, lancio di uova e quant’altro perché “il pranzo dovrebbe costare non più di 3,00€”. A nulla sono serviti gli incontri e le mediazioni con i rappresentanti delle due fazioni (che per par condicio è giusto fare notare che chi gestisce le mense ha “abbassato” il prezzo di 0,50€…un po’ una presa per il culo)  e per aggiungere quel non so che di grottesco, il Comune ha messo in campo la Digos in antisommossa. Sono giorni che volano manganellate, fumogeni e insulti da entrambe le parti. Non credo ci sia bisogno di aggiungere quanto tutto questo porti ad esagerazioni da entrambe le parti. Esagerazioni che sfociano in arresti, feriti e traffico paralizzato in tutta la città (perché i collettivi si spostano sulle arterie principali e le bloccano per protesta).
Tutto per 2 fottutissimi euro.

Alcuni si difendono asserendo che “è il principio che conta”. Vero. Perché in questi tempi dove quello che circola sulla rete è legge e le istituzioni si fanno schiacciare da finti manifestanti e punkabbestia della Domenica, non si riesce più a distinguere la realtà dalla finzione. Quindi buttiamoci sui principi insomma.
Personalmente non condivido la violenza in nessuna forma. Penso solo a questi ragazzotti smidollati, che preferiscono farsi pestare dai celerini per difendere un diritto che credono sia loro dovuto. Se il diritto in questione riguardasse il lavoro, la politica, o quant’altro non avrei niente da dire, anzi. Penso anche ai residenti o a quelli che lavorano in centro o che semplicemente vorrebbero seguire un corso all’Università senza incappare in queste manifestazioni. Ai loro diritti non si pensa mai. Perché la mensa costa troppo e bisogna lottare.
Sulla pagina di Facebook, il C.U.A.B., scrive sotto il video della carica della Polizia che “Bologna appartiene a loro” e che continueranno a lottare per ottenere la libertà dei loro “martiri” arrestati ieri.
Continuate pure. Tanto di cosa ci dobbiamo stupire ancora? Tra la gente che gioisce per il terremoto mandato da Dio per punirci sulle unioni civili e quelli che credono che la Terra sia piatta, mi viene difficile pensare che al peggio non ci sia mai fine.

A voi finti eroi dei pasti scontati voglio dire: la vostra protesta mi ricorda tanto il leggendario sciopero studentesco dell’Istituto Superiore Aldini Valeriani di Bologna per la “poca crema nei bomboloni”. Chi veramente ha vissuto Bologna se lo ricorderà.

Un saluto,
Tullio

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